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martedì 26 ottobre 2021
 
Euro 2016 – la storia
 

Albania-Svizzera: i due fratelli kosovari uno contro l’altro

12/06/2016  Ma non è stata l’unica curiosità di questo match: la nazionale elvetica ha messo in campo 5 giocatori di origine albanese, mentre la formazione di Tirana ne ha presentati 10 cresciuti in Svizzera.

La signora Xhaka in tribuna, madre dei due fratelli che hanno giocano uno con l'Albania e l'altro con la Svizzera.
La signora Xhaka in tribuna, madre dei due fratelli che hanno giocano uno con l'Albania e l'altro con la Svizzera.

C’è una foto che racconta lo spirito con cui sabato si è disputata Albania-Svizzera: la signora Xhaka in tribuna, che, con un drappo gialloblu del Kosovo sullo sfondo, indossa una maglietta nera con una bandiera divisa a metà tra quella elvetica e quella albanese, le squadre dei due figli.

Cuore di mamma trafitto in due. Sì, perché in questi Europei Granit e Taulant Xhaka giocano in due nazionali opposte, così come successe ai fratelli Boateng nei faccia a faccia tra Germania e Ghana dei Mondiali del 2010 e 2014.

I due fratelli, Talulant e Granit Xhaka.
I due fratelli, Talulant e Granit Xhaka.

Per l’Albania, allenata dall’italiano – con cittadinanza onoraria albanese per meriti sportivi – Gianni De Biasi, è stato un esordio storico: per la prima volta qualificata agli Europei. E l’emozione si fa sentire, con il gol elvetico che decide la partita segnato a cinque minuti dall’inizio, per una papera del portiere della Lazio Berisha, mentre l’ex laziale e capitano Cana si fa espellere per doppia ammonizione dopo 37 minuti. Nel secondo tempo, l’Albania, nonostante l’inferiorità numerica, entra in campo con la giusta convinzione, fallendo due occasioni d’oro per agguantare il pareggio.

Al fischio finale, quindi, a festeggiare è il più giovane Granit, centrocampista dell’Arsenal acquistato per 40 milioni, mentre esce sconfitto il fratello con la maglia rossa del Paese delle Aquile, che durante l’anno è centrocampista del Basilea. Nati nella città svizzera da emigrati kosovari di etnia albanese, tutti e due hanno giocato nella selezione Juniores elvetica, ma poi Taulant ha optato per l’Albania. Tuttavia, di recente entrambi si sono spesi con la Fifa perché ammettesse il Kosovo: con un voto del maggio 2016, nonostante non sia ancora riconosciuto da Paesi importanti (Cina, Russia, Spagna, Grecia, Romania, Cipro, Santa Sede), è diventato il 210° Stato della Federazione internazionale. Alle qualificazioni per il Mondiale 2018 in Russia vedremo se i due Xhaka cambieranno maglia.


La festa (senza alcuna violenza, a differenza di quanto accaduto fra Inghilterra e Russia) della tifoseria albanese, la cui nazionale ha fatto il suo esordio all'Europeo.
La festa (senza alcuna violenza, a differenza di quanto accaduto fra Inghilterra e Russia) della tifoseria albanese, la cui nazionale ha fatto il suo esordio all'Europeo.

In realtà, la sfida fratricida non è solo quella di Granit e Taulant: la nazionale elvetica ha 5 calciatori di origine albanese – Xhaka, Behrami (ex di varie squadre italiane), Mehmedi, il genoano Dzemaili, l’ex interista Shaqiri – mentre la formazione di Tirana ha dieci giocatori cresciuti in Svizzera: oltre al maggiore Xhaka, Abrashi, Ajeti, Aliji, Basha, Cana, Gashi, Kukeni, Lenjani e Veseli.

Sono i figli dell’emigrazione albanese e soprattutto kosovara verso i Cantoni elvetici: iniziata a partire dagli anni Settanta, ha visto il boom nei primi anni Novanta dopo il crollo della dittatura albanese e nel 1998-99, durante la guerra con i serbi in Kosovo, quando in 53 mila raggiunsero la Svizzera. Arrivarono con le barche sulle coste italiane e risalirono la Penisola, oppure percorsero i Balcani, l’Ungheria e l’Austria, ovvero lo stesso tragitto dei profughi che quest’anno attraversano l’Europa. Alla vigilia del “quasi derby” ci aveva pensato il capitano della Terra delle Aquile, Lorik Cana, a spiegare: «Ci hanno accolto, ci hanno dato la possibilità di ricostruirci. È innegabile che questa partita nasconda delle emozioni un po’ particolari per le origini albanesi di certi giocatori svizzeri o del percorso di alcuni dei nostri, che hanno vissuto in Svizzera una buona parte dell’infanzia, come me».

Mercoledì contro la Francia può essere già un match da “dentro o fuori” per l’Albania che sogna di diventare il Leicester d’Europa. Eppure, nello stesso giorno degli scontri violenti tra hooligan e tifosi russi, è una rivincita del calcio la festa dei tifosi albanesi giunti a Lens da tutta Europa e che hanno decorato gli spalti di rosso, macchiandoli con il bianco delle qeleshe, i tipici copricapo di lana.

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