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giovedì 25 aprile 2024
 
iran
 

Alessia Piperno è libera. Ma Teheran continua a reprimere le proteste e minacciare il mondo

11/11/2022  La 30enne romana, detenuta nel famigerato carcere di Evin dal 28 settembre, è stata rilasciata ed è tornata a casa. Nel Paese la rivolta popolare va avanti, ma anche la spietata repressione da parte del regime, che ora vuole applicare la pena capitale per i manifestanti politici arrestati

L’incubo di Alessia Piperno è finalmente terminato. Dopo 45 giorni rinchiusa in un carcere di Teheran, la ragazza romana di 30 anni, che si trovava in viaggio in Iran, è stata rilasciata ed è tornata a casa sua, a Roma, dove ha potuto riabbracciare la sua famiglia. Af accoglierla ieri al rientro in Italia, all’aeroporto di Ciampino, la premier Giorgia Meloni, che ha avvertito personalmente i genitori di Alessia dell’avvenuta liberazione. «Ho trascorso la mia detenzione in una cella con sei persone, è stato difficile ma non sono stata maltrattata», ha detto la ragazza al sindaco di Roma Roberto Gualtieri. anche lui arrivato a Ciampino per incontrare lei e la sua famiglia. «Alessia Piperno è stata liberata grazie all'intenso lavoro della diplomazia italiana», ha dichiarato il ministro degli Esteri Antonio Tajani.

La giovane romana, che da anni viaggia per il mondo, era stata arrestata il 28 settembre - le autorità iraniane non avevano dato una motivazione - ed era detenuta nel famigerato carcere di Evin, costruito nel 1972 nell'omonimo quartiere di Teheran, nel quale vengono rinchiusi i dissidenti politici e gli oppositori del regime iraniano, fra i quali molti giornalisti, scrittori, registi, uomini e donne di cultura. Un luogo infernale dove, secondo le denunce delle organizzazioni per i diritti umani, vengono perpetrati abusi, torture, molestie sessuali e ai detenuti vengono negate le cure mediche. Lo scorso 15 ottobre nel cercere sono scoppiati dei disordini ed è divampato un incendio, la cui responsabilità è stata attribuita ai detenuti da parte delle autorità. Amnesty International, che sulla vicenda ha raccolto numerose testimonianze, ha chiesto a Teheran di «consentire agli osservatori internazionali indipendenti di accedere, senza restrizioni, alle carceri iraniane per indagare sullo spaventoso uso illegale della forza da parte delle forze di sicurezza nella prigione» il 15 ottobre «e per proteggere i prigionieri da ulteriori uccisioni illegali, torture e altri maltrattamenti».

Mentre a Roma si festeggia per il ritorno della ragazza sana e salva, dopo settimane di grande paura per la sua sorte, dall’Iran arrivano ancora notizie allarmanti che minacciano la sicurezza della comunità internazionale: il corpo delle Guardie della rivoluzione islamica ha annunciato la messa a punto del primo missile balistico ipersonico, capace di violare sistemi antiaerei "sofisticati". L’annuncio è stato dato dal generale Amirali Hajizadeh, comandante dell'unità aerospaziale delle Guardie rivoluzionarie, il quale ha affermato che per decenni non ci saranno tecnologie in grado di contrastare questo missile. La notizia è arrivata dopo che Teheren aveva ammesso di aver consegnato droni alla Russia per la guerra in Ucraina.

Le manifestazioni di protesta contro il regime degli ayatollah a Teheran e in almeno 133 città del Paese - secondo Human rights activists news agency (Hrana) - non accennano a fermarsi, nonostante la spietata repressione attuata dalle autorità. Secondo gli attivisti per i diritti umani, quasi 15mila manifestanti sarebbero stati arrestati dall’inizio delle proteste il 16 settembre e più di 320 persone sarebbero state uccise, fra le quali più di quaranta minori. Come osserva Human rights watch, l'Iran ha una lunga storia di accuse giudiziarie contro gli oppositori politici vagamente definite come attentato alla sicurezza nazionale in processi che violano gravemente gli standard e le regole internazionali. E ora si temono condanne a morte per i dissidenti. Giorni fa i deputati del Parlamento iraniano - 227 su un totale di 290 - hanno firmato la richiesta dell'applicazione della pena di morte per i manifestanti arrestati.

(Foto Reuters sopra: l'ingresso del carcere di Evin a Teheran. Foto Ansa in copertina: Alessia Piperno a Ciampino con la famiglia e il sindaco di Roma Roberto Gualtieri)

 
 
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