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Sconfiggere la fame si può. Entro il 2025

19/05/2015  Nel giorno del Caritas Day all'Expo, il presidente uscente Maradiaga rilancia l'obiettivo del prossimo decennio e afferma che il nome nuovo della pace è sviluppo. La sfida è aiutare i piccoli contadini a produrre di più e affrontare i cambiamenti climatici

Il cardinale Maradiaga a Expo 2015 durante il suo intervento al Caritas Day. Nella foto in alto: il cardinale di Manila Luis Antonio Tagle (Foto Ansa)
Il cardinale Maradiaga a Expo 2015 durante il suo intervento al Caritas Day. Nella foto in alto: il cardinale di Manila Luis Antonio Tagle (Foto Ansa)

Obiettivo 2025. Il cardinale Maradiaga, presidente uscente di Caritas Internationalis, lo scandisce più volte in stile obamiano: "Yes, we can". E il suo successore, il cardinale di Manila Luis Antonio Tagle, aggiunge: "Sure, sicuro". Sembra utopia ma il lavoro della Caritas in tante parti del globo autorizza all'ottimismo.
L'obiettivo è assicurare il diritto al cibo e la sicurezza alimentare entro dieci anni. Confortano, in questo senso, i dati di uno studio presentato al Caritas Day che ha visto arrivare a Milano circa 147 delegati da 85 Paesi del mondo: benché nel mondo siano ancora 805 milioni le persone che non hanno cibo sufficiente negli ultimi anni il numero è sceso di 40 milioni confermando una linea incoraggiante di tendenza che dura da un ventennio. I relatori nell'auditorium dell'Expo lo dicono chiaramente: il diritto al cibo si conquista attraverso una volontà politica, e non sempre questa c'è, e aiutando i piccoli agricoltori ad adattarsi ai cambiamenti climatici, tra le prime cause, assieme ai conflitti, della malnutrizione.

Il neo presidente Tagle ha già messo questo tema in cima alla sua agenda. Le prime cause della fame e dell'insicurezza alimentare, spiega il rapporto, sono la mancanza di risorse (terra, semi, prestiti, accesso accesso ai mercati) per i piccoli agricoltori, e la bassa produttività agricola. Tra le risposte per affrontare la fame più di un terzo di coloro che sono stati intervistati per il rapporto Caritas hanno indicato che è fondamentale migliorare l'agricoltura.
Michel Roy, segretario generale di Caritas Internationalis, lo dice tirando le fila della giornata: «Agrobusiness e landgrabbing sono i due ostacoli da superare, vanno combattuti mentre tra le cause della mancanza di cibo oltre alle guerre ci sono i cambiamenti climatici, bisogna partire da qui». Poi ha aggiunto: «Stiamo chiedendo a tutti i governi di dotarsi di una legge per garantire accesso al cibo per tutti». Il cardinale Maradiaga, che ha guidato la Caritas per otto anni, si sofferma sul problema dei migranti per ribadire che emigrare alla ricerca di migliori condizioni di vita è «un diritto delle persone» ma diventa un «problema quando queste persone finiscono nelle grinfie delle mafie». Ecco la soluzione: «La migrazione ha bisogno di sviluppo non di azioni militari. Come diceva Paolo VI il nome nuovo della pace è sviluppo».

Il rapporto Caritas restituisce una mappa dettagliata delle disuguaglianze globali. Nell'Africa sub-Sahariana si muore per la bassa produttività agricola e i cambiamenti climatici. In Asia i piccoli agricoltori non hanno risorse adeguate. In America latina e nei Caraibi sono strozzati dalla speculazione sui prezzi alimentari e dalla mancanza di infrastrutture. In Medio Oriente e Nordafrica il dramma sono i conflitti e la mancanza di acqua pulita.

Su queste problematiche la Caritas interviene per un modello di sviluppo sostenibile. Come in Brasile dove si insegna agli abitanti dei villaggi a conservare le sementi autoctone creole che si riproducono senza dover dipendere dall'acquisto dei semi. In India, gli esperti insegnano ai piccoli agricoltori a produrre loro stessi concime e pesticidi a basso costo per non doversi indebitare. E nei Paesi ricchi? Qui la Caritas incoraggia i cittadini a pensare come e quanto cibo viene sprecato, dalla spesa in casa di tutti i giorni alle mense pubbliche. Un bel paradosso, uno dei tanti che alimenta la fame.

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