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martedì 09 agosto 2022
 
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All'Italia resta il problema Libia

09/09/2015  L'Italia non approva la corsa all'intervento in Siria. Ma se domani bisognasse invece intervenire in Libia?

Bernardino Leon, inviato speciale dell'Onu in Libia (Reuters).
Bernardino Leon, inviato speciale dell'Onu in Libia (Reuters).

Mentre grandi Paesi d'Europa come Francia e Gran Bretagna manifestano un improvviso desiderio di impegnarsi con le armi contro l'Isis, l'Italia ha fatto chiaramente capire di non voler aggiungere le proprie bombe a quelle altrui e, anzi, di considerare forse dannosa la prospettiva di altri interventi. E' chiaro che i propositi tardivamente bellicosi di Parigi e Londra hanno carattere strumentale, e che qualche aereo e qualche incursione in più cambieranno ben poco la situazione sul terreno, dove Assad si trova assediato in poco più di un quarto del territorio siriano senza che però l'Isis e le altre formazioni islamiste (il cosiddetto Esercito libero siriano conta come il due di picche) sembrino capaci di infliggergli il colpo di grazia.

Però... L'Italia, sia detto con molto spirito di realpolitik, si è molto giovata, negli anni recenti, del prestigio acquisito con gli ottimi risultati dei suoi militari impegnati nelle missioni all'estero. Prima o poi si discuterà anche del futuro della Siria e bisognerà pur avere qualche carta da giocare al tavolo della diplomazia.

Inoltre, in questo momento noi possiamo facilmente tenerci fuori dal pasticcio siriano, ma non dal caos della Libia, che ci tocca molto da vicino anche per la questione dei migranti e del traffico di esseri umani. In Libia, l'inviato speciale dell'Onu, lo spagnolo Bernardino Leon, sta cercando di mettere d'accordo le infinite fazioni e tribù per arrivare a formare un Governo di unità nazionale che regga un periodo di transizione e porti il Paese a regolari e democratiche elezioni.

Mai dire mai, mai lasciarsi andare al pessimismo programmatico. Al momento, però, la prospettiva pare piuttosto aleatoria a non pare che si possa raggiungere tale risultato in tempi brevi.

Se poi Leon e l'Onu dovessero fallire, non resterebbero molte alternative a un intervento militare anche sul suolo libico. Gestito dall'Onu stessa o da una qualunque altra coalizione di eserciti nazionali (prego astenersi Gran Bretagna e Francia, visti i risultati della guerra del 2011) con mandato Onu, avrebbe inevitabilmente l'Italia in primo piano. E in quello scenario, aver acquisito qualche benemerenza (vera o presunta) sul fronte della Siria potrebbe rivelarsi utile. Il rischio, inutile dirlo, è di essere lasciati soli a cavarcela con il problema Libia. che è, a ben vedere, qualche è successo finora.   

 
 
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