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sabato 23 ottobre 2021
 
Ambiente
 

Allarme coste italiane: il 51% è cementificato

29/06/2016  Nel Rapporto sull'ambiente 2016 a cura di Legambiente si parla di un aumento crescente delle costruzioni sui litorali, ma anche del problema dei rifiuti, dell'erosione e dell'inquinamento delle acque. Quale segnale positivo dalla presenza delle aree marine protette e da pratiche virtuose.

Il nuovo Rapporto sull’ambiente di Legambiente pone l’accento sulla situazione delle coste italiane, minacciate da cementificazione ed erosione. Già il 51% dei litorali italiani è invaso da case e palazzi e la cifra, con un ritmo di  8 chilometri di cemento all’anno in più negli ultimi decenni, è destinata ad aumentare. Non solo: un terzo delle spiagge è interessato da fenomeni erosivi attualmente in espansione e 14.542 sono le infrazioni accertate nel corso del 2014 tra reati inerenti al mare e alla costa in Italia, 40 al giorno, 2 ogni chilometro. L’habitat marino è costantemente messo alla prova dall’inquinamento, con il 25% degli scarichi cittadini ancora non depurati (40% in alcune località). Il 45% dei prelievi realizzati da Goletta Verde nel 2015 è risultato inquinato, mentre la plastica continua a colonizzare spiagge e fondali marini. Solo il 19% della costa (1.235 chilometri) è sottoposta a vincoli di tutela. «Le coste sono uno straordinario patrimonio del nostro Paese» ha dichiarato Edoardo Zanchini, vicepresidente di Legambiente e curatore insieme a Sebastiano Venneri e Giorgio Zampetti del Il Rapporto Ambiente Italia volume «che dobbiamo liberare dalla pressione di cemento e inquinamento».
 


Dati davvero inquietanti contro cui è necessario attuare un’inversione di tendenza attraverso un cambio delle politiche. «Occorre rafforzare la resilienza dei territori ai cambiamenti climatici », continua Zanchini, «e spingere verso la riqualificazione e valorizzazione diffusa del patrimonio costiero». L’erosione costiera è un fenomeno in espansione legato a molteplici cause, che riguardano sia le trasformazioni provocate da porti e interventi sul litorale che la riduzione degli apporti dei sedimenti dalle aree interne attraverso i fiumi per vie di dighe, sbarramenti e cave. Altri problemi derivano dai cambiamenti climatici che rendono le coste più fragili. Fenomeni meteorologici – come i danni provocati da temporali, alluvioni e esondazioni che abbiamo visto negli ultimi anni a Genova, Olbia, Messina - si stiano ripetendo con nuova intensità e frequenza. Legambiente ha realizzato una analisi di dettaglio dei 6.477 chilometri di costa da Ventimiglia a Trieste e delle due isole maggiori, senza considerare quindi le numerose isole minori: 3.291 chilometri sono stati trasformati in modo irreversibile, nello specifico 719,4 chilometri sono occupati da industrie, porti e infrastrutture, 918,3 sono stati colonizzati dai centri urbani.

Un altro dato preoccupante riguarda la diffusione di insediamenti a bassa densità, con ville e villette, che interessa 1.653,3 chilometri, pari al 25% dell’intera linea di costa. Tra le regioni, la Sicilia ha il primato assoluto di km di costa caratterizzati da urbanizzazione meno densa ma diffusa (350 km), seguita da Calabria e Puglia; la Sardegna è invece la regione più virtuosa per quantità di paesaggi naturali e agricoli ancora integri e comunque è la regione meno urbanizzata d’Italia. E’ davvero preoccupante sottolineare come dal 1988 ad oggi, malgrado fosse in vigore la legge Galasso che avrebbe dovuto tutelare le aree entro i 300 metri dalle coste, sono stati trasformati da case e palazzi ulteriori 220 chilometri di coste, con una media di 8 km all’anno, cioè 25 metri al giorno. Tra le regioni più devastate la Sicilia con 65 km, il Lazio con 41 e la Campania con 29. Nelle aree costiere, secondo i dai Istat, nel decennio 2001 – 2011 sono sorti 18mila nuovi edifici. Ben 700 edifici per chilometro quadrato sia in Sicilia che in Puglia, 600 in Calabria ma anche 232 per chilometro quadrato in Veneto, 308 in Friuli Venezia Giulia e 300 in Toscana, Basilicata e Sardegna.  Anche i nostri mari continuano a essere minacciati dai problemi di inquinamento. In positivo, le regioni più virtuose per depurazione sono il Veneto con “solo” il 17% dei comuni coinvolti, la Toscana col 18% e il Friuli Venezia Giulia col 24%. Anche le analisi delle acque condotte da Goletta verde nel 2015 sono risultate inquinate nel 45% dei casi. Complessivamente le infrazioni accertate ai danni delle coste e del mare nel solo 2014 sono state 14.542, pari a 40 al giorno, 2 ogni chilometro di costa, con 18mila persone denunciate e ben 4.777 sequestri effettuati. Uno dei fenomeni più preoccupanti di inquinamento del mare è la quantità di rifiuti presenti, e in particolare di plastica galleggiante. «Per il futuro delle aree costiere», ha dichiarato Rossella Muroni, presidente nazionale di Legambiente «abbiamo la possibilità di ispirarci e scegliere un modello che si è già rivelato di successo. Quello delle aree protette e dei territori che hanno scelto di puntare su uno sviluppo qualitativo e che stanno vedendo i frutti positivi anche in termini di crescita del turismo». Su tutto il territorio nazionale sono diffuse 32 aree protette nazionali con misure di tutela a mare - pari a oltre 2milioni e 800mila ettari di superficie protetta a mare, 27 aree marine protette (o riserve marine), 2 parchi marini sommersi, 2 perimetrazioni a mare nei parchi nazionali e un santuario internazionale per la tutela dei mammiferi marini. Inoltre oggi sono individuate ben 54 aree marine di reperimento dove istituire riserve marine. Diverse le esperienze di successo raccontate nel volume, dal sistema per l’ormeggio non impattante nelle baie dai fondali più delicati nelle isole Egadi, alla Rete delle imprese delle marine del parco di Viareggio, al sistema di tutela delle coste in Sardegna solo per citare alcuni esempi

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