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Altavilla Silentina. Vi presentiamo i nostri Re Magi

29/12/2016  Nel borgo campano sono arrivati 40 profughi. Insieme al sacerdote, gli abitanti li hanno accolti e li hanno coinvolti nel tradizionale presepe vivente. E hanno ascoltato le loro storie

La notte è serena e la luna illumina i figuranti del presepe vivente. Ad Altavilla Silentina tutti, dai bimbi agli anziani, si incontrano per raccontare la nascita di Gesù e la visita dei Re Magi. In tuniche e turbanti ricordando la notte santa in questo borgo sui monti Alburni, nell’Appennino lucano. Il paese — settemila abitanti, tanti agricoltori in una terra generosa — è a ridosso del fiume Sele.

Affacciandosi sulla piana si vede il luogo dove sbarcarono i soldati americani durante la Seconda guerra mondiale. Altavilla, nel 1943, fu teatro di violenti scontri fra le forze alleate e i nazisti. Oggi ad arrivare, dalla Sicilia, sono i richiedenti asilo. Dal cuore dell’Africa alle coste italiane. Per nulla sconvolti, gli abitanti di Altavilla si sono parlati, dalla chiesa al Comune, per capire come rispondere alla proposta della prefettura di ospitare 40 profughi. Alla fine hanno deciso di partire dal presepe, dal ricordo di una nascita.

«La rappresentazione quest’anno si arricchisce della vita di persone in fuga da guerre, violenza e dalle morti in mare», dicono Annadele e Letizia, giovani registe della messa in scena, mentre rifiniscono i dettagli della recita. I profughi arrivano da Senegal, Somalia, Costa D’Avorio e Nigeria a raccontare con le loro storie un mondo nuovo per gli altavillesi.

I NUOVI PERSONAGGI

Mohammed, scappato dalla Somalia per salvare la pelle, farà il Re Magio. Occhi sorridenti, un fare simpatico, non avrebbe mai sognato di vestirsi in bianchi abiti damascati da re d’oriente. Venticinquenne, arrivato con mezzi di fortuna, non conosceva una parola d’italiano. Men che meno cosa fosse il presepe.

Le donne e due bimbetti, che con i loro occhioni hanno conquistato tutti, risplendono in lunghe tuniche. Gli uomini arrivati dal mare sono mescolati ai figuranti del Cilento nelle vesti di pastori e viandanti di Betlemme. Il percorso parte dal centro storico: bottegucce di vecchi mestieri con il castagnaro, il nocellaro, sino alla piazzetta d’o capitano. Una tenda orientale ospita i Magi, attenti a non far cadere i doni, mentre Gesù, Giuseppe e Maria aspettano i visitatori nella chiesa antica di San Biagio, finalmente riaperta. «Integrazione è anche coinvolgimento e scambio culturale», spiegano gli organizzatori.

MUSULMANI E CRISTIANI

  

«Sono quasi tutti musulmani e qualche cristiano, ospitati da una cooperativa nella casa di un missionario che aveva sognato l’Africa, senza andarci mai», racconta Oreste Mottola, un giornalista attento a valorizzare questa terra.

Le voci africane si mescolano al cilentano nello spettacolo cucito assieme al presepe vivente, ritmi e musiche intrise di gioie e dolori. «La parabola della vita narrata dal Vangelo è vissuta nella nostra storia», spiegano i ragazzi dell’oratorio e delle associazioni attive in paese.

Altrove, nello stesso periodo, c’è chi ha innalzato barricate per rifiutare i migranti. Qui fanno a gara nel portare amicizia e doni, invitandoli a festicciole e compleanni. Tiziana, la panettiera, ogni giorno regala pane fresco, mentre Rosanna, immobilizzata dalla Sla (sclerosi laterale amiotrofica), aspetta le persone spalancando le porte di casa.

UNA SCELTA FATTA INSIEME

«Ad Altavilla non abbiamo scelto: siamo stati scelti. Cristo si incarna nella nostra vita». Padre Costantino Liberti, pacioso prete napoletano, si illumina nel raccontare la storia che lo vede tra i protagonisti. Ha cucito le relazioni tra i giovani amministratori del Comune, i richiedenti asilo e il paese. Un lavoro di squadra, spontaneo ed efficiente.

Per lui, sacerdote di 37 anni, dell’istituto dei Vocazionisti, i 40 migranti sono un dono del Giubileo: «Sono un esempio per come hanno saputo affrontare il dolore per arrivare qui», dice. In alcuni casi si è trattato di un vero calvario, come quello di Blessing Amaka, 22 anni, nigeriana, venuta via da una violenza religiosa folle, pagando tutto quello che aveva per attraversare il mare. «Sono buoni qui», dice con un filo di voce in uno stentato italiano. È sorretta da Michela Sicignano, la responsabile della cooperativa, assieme al traduttore.

STORIE DI DOLORE E RISCATTO

  

Padre Costantino stringe tra le braccia Mohammed, un anno e cinque mesi, dal Senegal, sotto lo sguardo di Uolamatla, la giovane mamma. «I nigeriani scappati dal gruppo fondamentalista Boko Haram hanno chiesto dov’era la chiesa. Volevano pregare», spiega il prete maestro dei novizi. «Per chi crede in Allah, l’integrazione non è stata difficile».

Nel presepe, hanno spiegato ai profughi, figura una famiglia che era stata rifiutata, con la madre che aspettava un bambino. Poi un alloggio di fortuna ospitò la nascita del simbolo della speranza.

Anche gli amministratori non si tirano indietro. «La comunicazione e l’onestà di fronte alla cittadinanza ci ha consentito di far funzionare tutto tranquillamente», afferma Chiara Morrone, vicesindaco con un fratello prete. Per lei «la diversità non è un ostacolo»: cerca in tutti i modi di regalare serenità alle donne insieme a Katja Taurone, che sottolinea: «L’accoglienza deve essere reciproca per iniziare una relazione sincera».

Hanno pensato a una presentazione degli ospiti venuti dal mare nel convento dei padri Vocazionisti di Sant’Antonio, cuore delle attività del paese. Un microfono ai profughi, e ognuno inizia a spiegare perché era andato via da casa, anche con un canto intriso di nostalgia. A tradurre, un prete e una suora nigeriani. Vecchi e giovani non hanno risparmiato commozione ascoltando storie di famiglie divise, terre abbandonate, morte e dolore: Nastexo, Glory, Farah, Muna, tutti tra i 17 e 20 anni, sono tra i protagonisti di una storia emozionante.

UN BIMBO NASCE OGGI

«Lo spirito del Vangelo ci chiede di farci prossimo», ha spiegato il parroco. «Viviamo nel tempo di papa Francesco: ci chiede ponti, non muri. Non è anche questo un frutto del Giubileo?».

Una di loro, violentata in questa assurda storia di abusi, aveva deciso di abortire vedendo la pancia crescere assieme al ricordo di un dolore insopportabile. Dopo l’ecografia all’ospedale di Eboli, ci ha ripensato. Terrà il bambino. Chi l’aiuterà? «Noi tutti ovviamente», risponde padre Costantino. La storia di Natale si completa con la nascita di un bimbo, oggi, sulle sponde del Sele.

Foto di Roberto Salomone

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