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lunedì 15 luglio 2024
 
 

"Altro che elicottero, sono una mamma mongolfiera"

12/04/2018  C'è chi pattuglia i figli come un apache e chi invece lascia loro spazio e tempo per crescere. Ne parliamo con Marcella Manghi, autrice di "Mamma mongolfiera. Perché i figli crescono nonostante i genitori".

Marcella Manghi
Marcella Manghi

«Ha presente gli apache che pattugliano terra seguendo i movimenti dall’alto? Lo psicoanalista Luigi Ballerini dice che sempre più genitori oggi si comportano così: sorvegliano in continuazione i figli e sono sempre presenti, pronti a rimuovere qualsiasi ostacolo. Io però non vorrei proprio essere scambiata per un elicottero...». Così ha preso forma Mamma mongolfiera. Perché i figli crescono nonostante i genitori di Marcella Manghi edito da Berica Editrice, vivace spaccato di via familiare dove, al posto di linee guida e massime sulla genitorialità, a fare capolino sono le vite quotidiane di Sonoio,17enne che come tutti i primogeniti avrebbe preferito essere per sempre “la” figlia, Faccioio, 15enne che fa di tutto per distinguersi come piccolo uomo, Cisonoancheio, 13enne ultimogenita che sgomita per trovare posto, e Lavorotanto, il loro papà che si vede poco ma tutti sanno che ha l’ultima parola. «Perché la famiglia mica è una democrazia», sorride Marcella Manghi, 44 anni, autrice di altri due libri sulla famiglia come antidoto a tutte le crisi della società contemporanea.  

Manghi si sente una mamma mongolfiera, di quelle che  «a un certo punto prendono il volo»: «Credo che il rapporto genitore-figlio debba essere questo: ti do gli strumenti per cavartela da solo e poi prendo le distanze, ti guardo dall’alto. Non ti trascuro, non me ne frego, ma cerco di non intervenire per toglierti le fatiche che puoi affrontare».

La “professione di mamma” – riflette – è a scadenza «tanto quanto gli omogeneizzati»: «Regge solo quando i figli sono piccoli, quando crescono bisogna lasciare loro spazio e tempo».

Ma come si comporta la mamma mongolfiera? «Per fare un esempio tanto banale quanto quotidiano, non solleva il figlio dal peso della cartella, ma fa portare a lui o a lei lo zaino. Ancora, non stende un piano di attacco con tanto di file excel per pianificare i compiti delle vacanze: certamente ricorda ai figli i propri impegni di studenti, ma di più non fa. Altrimenti dove vanno a finire autonomia e responsabilità?».

Il libro è tutto un susseguirsi di aneddoti sulla gestione della paghetta, del cellulare, o sulla condivisione degli spazi di casa («Se diamo a ognuno una propria stanza-caverna è finita, si adagiano nelle comodità. Preferisco che siano affamati di spazi e così imbocchino la propria strada»,commenta Manghi). «Ogni famiglia ha il suo modo di fare, io non voglio dare lezioni a nessuno. Una cosa però l’ho capita: ogni bambino è come un’ostrica, deve essere ferita, toccata da una impurità, per iniziare a dar forma alla perla. Oggi il pericolo è invece pensare che risparmiando loro le difficoltà i figli possano crescere meglio. Non penso sia così, anche se sappiamo tutti che educare è una grande sfida. Ammetto che attraverso questa fatica ho educato prima di tutto me stessa: i figli costringono, ad esempio, a fare i conti sull'utilizzo tempo, e ti educano attraverso il loro sguardo puro sulla realtà».

«Mongolfiera o elicottero, siamo tutti genitori imperfetti», chiude Manghi. «Ma per fortuna i figli non vogliono i genitori migliori del mondo, quanto il miglior rapporto possibile con i genitori che sono loro toccati in sorte».

 
 
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