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Amadi non ha avuto scelta

12/02/2015  Il 12 febbraio è la Giornata internazionale dedicata al fenomeno drammatico dei bambini soldato. Si stima che siano almeno 250 mila, in almeno 23 Stati nel mondo. Intersos ne racconta le storie attraverso Amadi. La sua è la vicenda di tanti. Eccola.

«Manica larga o manica corta?». È questo il dilemma dell’adolescente Amadi in una sorta di rito di iniziazione dal titolo “Diventa crudele”. Il capo della milizia che l’ha arruolato da pochi giorni, gli sta chiedendo se per il suo primo omicidio, preceduto dalla tortura, preferisce amputare solo l’avambraccio di un prigioniero o l’intero braccio. Far scendere il machete tra polso e gomito, o più su, verso la spalla, è il problema d questo ragazzino a cui è stato rubato il futuro.

Amadi in realtà è un personaggio fittizio, di cui Intersos, nella Giornata internazionale contro l’uso dei bambini soldato (12 febbraio), propone la storia per dare voce agli oltre 250 mila minori che in almeno 23 Stati del mondo vengono assoldati in eserciti regolari e irregolari. Come combattenti, ma anche come schiavi sessuali, spie, facchini, scudi umani.

Il loro numero è purtroppo in crescita: nel 2014, in Repubblica Centrafricana oltre 10 mila bambini sono stati costretti a imbracciare le armi, un numero quadruplicato rispetto al 2012, mentre in Sud Sudan, dove 14 mesi di scontri stanno impedendo a 400 mila minori di accedere all’istruzione, gli arruolati sono ben 12 mila.

Così come continuano a essere registrati casi in Afghanistan, Somalia, Repubblica Democratica del Congo, Mali, Iraq, Siria e Yemen. Amadi è uno di loro, è il protagonista del film in quattro episodi della Filmmaster Productions girato ad Haiti con attori reclutati grazie a “street casting”, che raccontano come i bambini soldato diventino schiavi e carnefici.

I bambini sono particolarmente adatti alla nuova natura delle guerre: non più una contrapposizione armata tra Stati, ma l’esplosione di crisi interne in cui si misurano tra loro fazioni politiche, gruppi religiosi o etnici. Imparano presto a usare le armi leggere, automatiche, che costano relativamente poco: oggi un bambino può utilizzare un AK-47 come un adulto.

Secondo Intersos, il 40% sono bambine, ridotte a schiave sessuali, ma anche trasformate in inconsapevoli strumenti di morte, come le bambine suicide in Nigeria.

Souzanne ora ha 17 anni ma ne aveva 11 quando è stata rapita dalle milizie del Lord’s Resistance Army (Lra). «Quando mi hanno presa», dice, «stavo andando a scuola per consegnare l’iscrizione all’anno scolastico. Ho ricordi confusi di quei giorni. Quasi subito sono stata data in sposa ad un soldato ugandese, poteva fare di me quello che voleva. Abbiamo iniziato a spostarci nella foresta, per giorni, settimane».

Le truppe continuano a muoversi tra Sudan e Repubblica Centrafricana, con le prede al seguito, finché, dopo 3 anni, Souzanne rimane incinta e dà alla luce un bambino. In uno degli spostamenti, suo marito perde la vita in un’imboscata: «Ero rimasta sola, vedova, con un bambino. Continuavamo a spostarci senza sosta e io mi dovevo occupare di cucinare e di tenere pulito per la truppa. Vivevo nel terrore che potesse succedere qualcosa di brutto a me e a mio figlio». Dopo altri due anni, lo stesso comandante del Lra, Joseph Kony, decide di rilasciare la giovane nei pressi di Duru, nella Provincia orientale del Congo, con altre 26 persone, vedove e orfani che non servivano più. Erano diventati un peso.

Da qui è ricominciata la vita per Souzanne, che ora è seguita dagli operatori di Intersos. «Se sopravvivono», aggiunge il direttore Kostas Moschochoritis, «lo stigma delle violenze e dell’orrore segna e accompagna questi minori per il resto della vita».

Per Souzanne la speranza è di riabbracciare a breve la sua famiglia. Non è facile, ma possibile. Spiegano da Intersos: «Chi ha trascorso un periodo con le milizie armate viene considerato “sporco” dalla comunità d’origine, in particolare le ragazze che hanno subito violenza. Le famiglie hanno paura di riaccogliere gli ex bambini soldato e, temendo comportamenti aggressivi, li respingono. Anche il ritorno a scuola è complicato, i compagni li evitano, li prendono in giro, li emarginano per via di pregiudizi o di reali comportamenti violenti. Per le ragazze è ancora più complicato tornare a una vita normale, reintegrarsi nella società. Nella maggior parte dei casi vengono rifiutate come spose e rischiano di dover vivere di prostituzione».

Quando invece le associazioni avviano percorsi, i risultati arrivano: «Ci vuole molto tempo, cure, attenzioni, sostegno psicologico», continua Moschochoritis, «ma mano a mano riescono a ritrovare la normalità fino ad allora negata». Nella provincia orientale della Repubblica Democratica del Congo, quella più colpita dai rapimenti del Lord’s Resistance Army, sono 4 mila i bambini sottratti all’arruolamento forzato grazie all’Ong.

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Bambini soldato, Valerio Mastandrea per Intersos
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