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giovedì 21 novembre 2019
 
elezioni
 

Amministrative, rischio astensioni alle 19 ha votato il 46,01%

04/06/2016  Sono oltre 13 milioni gli italiani chiamati a esprimersi in 1.342 Comuni. Seggi aperti fino alle 23. Molte le sfide, ma la principale riguarda il numero di coloro che non si recheranno alle urne. Alle 19 aveva votato il 46,44% a Bologna, il 42,72% a Trieste, il 42,44% a Milano, il 41,31% a Torino, il 40,16% a Cagliari, il 39,39% a Roma, il 37,99% a Napoli.

“Non è un voto sul Governo”, grida dai palchi di Bologna, Rimini e Ravenna Matteo Renzi nel rush finale della campagna elettorale. Forse il premier-segretario del Pd mette le mani avanti, forse i sondaggisti gli hanno predetto qualcosa di non esaltante, o forse no. Ma è chiaro che anche questa tornata non sfuggirà alla logica del test elettorale. Un test importante, poiché un quarto degli italiani (gli elettori coinvolti sono oltrre 13 milioni in tutto) voteranno per rinnovare giunta e sindaco di 1.342  Comuni, tra cui 7 capoluoghi di regione: Roma, Milano, Napoli, Bologna, Torino, Cagliari e Trieste. Renzi preferisce spostare l’esame più in là: sarà il referendum costituzionale il vero test. E così il segretario-premier continua  a caricare di significato politico una consultazione - quella prevista a ottobre -  che di per sé dovrebbe dare un giudizio “tecnico” (il referendum), e su cui invece l’Italia si sta schierando (vedasi la recente esternazione per il sì al referendum di Benigni) quasi fosse una sorta di referendum virtuale tra Monarchia e Repubblica.

Nelle città più importanti si profila un ballottaggio (previsto il 19 giugno), come nei testa a testa di Milano (tra Parisi e Sala) e Torino (tra Fassino e Appendino). Nella Capitale, politicamente un po' smarrita dopo lo choc delle dimissioni di Marino,  non è chiaro invece chi andrà al ballottaggio tra la candidata dei Cinque Stelle Raggi, quello del Centrodestra Marchini, la candidata di Fratelli d'Italia Meloni e del Pd Giachetti. Ma  la principale incognita di questo appuntamento elettorale è l’astensionismo. I sondaggi infatti dicono che quelle del 5 giugno passeranno alla storia come le elezioni dell’elettorato alla finestra. Non a caso la campagna elettorale si è svolta all’insegna della conquista dei voti in libera uscita. Ma il bilancio è quello di una campagna scialba, gridata, con programmi elettorali fotocopia, basati più sull’immagine e sugli eventi che sui contenuti.  

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