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Amnesty, «Basta violenze contro i civili»

19/01/2014  L'Associazione per la tutela dei diritti umani sollecita la prossima Conferenza di ginevra – prevista per il 22 gennaio – a porre fine alle sofferenze della popolazione inerme affamata e sotto assedio.

«La conferenza di pace sulla Siria “Ginevra II” deve darsi l’obiettivo di porre urgentemente fine all’assedio imposto dalle forze governative nei confronti delle città controllate dall’opposizione, in cui la popolazione civile sta morendo di fame».

È la richiesta pressante di Amnesty International in vista dei colloqui che inizieranno il 22 gennaio in Svizzera. L’organizzazione per i diritti umani sta chiedendo al governo di Damasco e ai gruppi di opposizione di garantire accesso immediato e senza ostacoli in tutto il territorio siriano alle organizzazioni umanitarie. «Dalle città siriane arrivano immagini strazianti di bambini emaciati e figure scheletriche dalla pelle giallastra. La crisi umanitaria si sta espandendo alla velocità della luce. Sollecitiamo tutti gli Stati che prenderanno parte ai colloqui di Ginevra, le Nazioni Unite, il governo siriano e la Coalizione nazionale siriana ad alleviare le sofferenze della popolazione civile siriana con la massima priorità», ha dichiarato Philip Luther, direttore del programma Medio Oriente e Africa del Nord di Amnesty International.

«Se la conferenza di pace si terrà come previsto», continua Luther, «rappresenterà una rara opportunità per fare progressi decisivi nel campo dei diritti umani per entrambe le parti in conflitto. Chi prenderà parte ai colloqui di Ginevra dovrà assicurare che i diritti umani saranno il primo punto dell’agenda e non saranno sacrificati in nome di compromessi politici».

Il governo siriano ostacola l’arrivo di aiuti vitali alla popolazione civile sia a Damasco che nei dintorni della capitale, come nel campo per i rifugiati palestinesi di al-Yarmouk, dove almeno 49 persone - tra cui almeno 17 donne e bambine - sono morte dallo scorso luglio, anche di fame.

Un’infermiera di un ospedale locale ha dichiarato ad Amnesty International che dalla metà di novembre, quando le forze governative hanno assunto il controllo delle aree intorno ad al-Yarmouk, diversi civili sono stati uccisi dai cecchini mentre stavano raccogliendo cibo nei pressi del campo. «Ogni giorno», ha raccontato l'infermiera, «riceviamo in media quattro persone - metà delle quali donne – colpite dai cecchini mentre raccoglievano piante e arbusti nei campi. Le donne ci dicono che preferiscono uscire loro a cercare cibo piuttosto che mettere in pericolo i bambini. Una volta abbiamo ricevuto il cadavere di un ragazzo, avrà avuto 16 o 17 anni. Suo padre gli diceva: “Sei morto per aver cercato di portare qualche foglia di ibisco ai tuoi fratelli”. Una scena straziante».

Il blocco imposto a Moadamiya, a Ghouta Est e in altre aree ha intrappolato una popolazione civile allo stremo e in disperato bisogno di cibo e medicinali. Il mese scorso il capo delle operazioni umanitarie delle Nazioni Unite, Valerie Amos, ha stimato che erano 250.000 i civili rimasti senza aiuti nelle aree assediate. Una persona di Moadamiya ha raccontato ad Amnesty International: «Di notte cercavo di bere molta acqua sperando che la mattina avrei avuto meno fame. Non c’è praticamente niente da mangiare».

Nonostante a dicembre forze governative e di opposizione armata abbiano raggiunto una tregua, gli aiuti autorizzati a entrare nella città sono risultati finora insufficienti e mancano ancora alimenti nutrienti come la frutta e la verdura.

"Affamare i civili come modalità bellica è un crimine di guerra"

«Il governo siriano sta punendo crudelmente la popolazione civile delle zone controllate dall’opposizione. Affamare i civili come modalità bellica è un crimine di guerra. I blocchi devono essere immediatamente tolti e l’accesso agli aiuti umanitari non deve mai essere usato per acquisire vantaggi politici o militari», ha denunciato il direttore Medioriente e Africa del Nord di Amnesty.

«Le autorità siriane possono ispezionare i prodotti in entrata e in uscita dalle città ma non devono bloccare prodotti fondamentali come cibo e medicine. Tanto le forze governative quanto quelle dell’opposizione devono inoltre porre immediatamente fine agli attacchi contro il personale umanitario e sanitario».

Oltre ad assicurare l’ingresso degli aiuti umanitari, Amnesty International chiede ai partecipanti alla conferenza ‘Ginevra II’, e soprattutto agli Stati che possono influenzare il governo siriano e i gruppi armati di opposizione, di assicurare il rilascio di tutti gli attivisti pacifici – compresi i difensori dei diritti umani – e dei civili presi in ostaggio. Dal 2011, migliaia di manifestanti pacifici sono stati arrestati dalle forze di sicurezza siriane. Alcuni sono stati rilasciati ma molti altri sono stati torturati a morte o condannati a lunghe pene detentive a seguito di processi iniqui. Altri ancora continuano a restare in carcere senza processo.

Nell’agosto 2013, almeno 105 civili - per lo più donne e bambini – sono stati rapiti nei loro villaggi, la cui popolazione è in prevalenza alawita, da un gruppo armato che sperava di poterli scambiare con combattenti dell’opposizione trattenuti dal regime siriano. Il loro sequestro continua.

«Gli Stati che prenderanno parte a “Ginevra II” e che hanno influenza sull’opposizione armata devono agire immediatamente per ottenere la loro liberazione», insiste Luther. «Moltissime persone sono state imprigionate, sequestrate o sottoposte a sparizione forzata e la loro sorte rimane sconosciuta. Ogni accordo che dovesse essere raggiunto a Ginevra dovrebbe avere l’obiettivo di ottenere il rilascio di migliaia di attivisti pacifici e dei civili sequestrati, a cominciare dalle donne e dai bambini».

Tra le altre richieste, Amnesty International auspica che a Ginevra sia dato spazio alle attiviste e alle donne siriane affinché possano dare un contributo concreto alle decisioni che verranno prese.

L’organizzazione per i diritti umani sta sollecitando tutti gli Stati a sospendere i trasferimenti di armi al governo siriano e allo Stato islamico dell’Iraq e del Levante, così come a ogni altro gruppo armato che si sia rendendo responsabile di crimini di guerra e di ulteriori gravi abusi dei diritti umani.

Amnesty International chiede infine che cessino gli attacchi contro obiettivi non militari, di cui è responsabile soprattutto il governo, e che entrambe le parti pongano fine agli omicidi sommari e alle torture, pratiche assai diffuse nel paese. Dal 2011, l’organizzazione sta chiedendo al Consiglio di sicurezza di deferire la situazione della Siria al procuratore della Corte penale internazionale.

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