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giovedì 26 novembre 2020
 
 

Anche in Russia il tempo dell'influenzina è finito

27/03/2020  Cosa c'è dietro la visita di Putin ai malati di Covid-19 (di Fulvio Scaglione)

Putin si prepara a entrare nel reparto dei malati di Coronavirus
Putin si prepara a entrare nel reparto dei malati di Coronavirus

Come le felpe di Salvini ministro, ma meglio. L’abbiamo visto amicone delle tigri, cavaliere a torso nudo, pilota di caccia, campione di judo, pescatore di salmoni e passeggero di batiscafi. E ora, come i tempi comandano, è apparso anche un Vladimir Putin che, infilato in una tuta gialla contagio-repellente, visita i malati di Coronavirus ricoverati presso l’ospedale Kommunarka di Mosca. Timing perfetto, perché la performance del Presidentissimo è coincisa con le dichiarazioni di Sergej Sobyanin, sindaco di Mosca e capo della speciale commissione incaricata di fronteggiare l’emergenza. Sobyanin, un fedelissimo di Putin ha ammesso che la situazione è molto più grave di quanto riconosciuto finora, che il numero reale dei contagiati è di fatto sconosciuto, in ogni caso assai maggiore di quanto finora riconosciuto dal Governo, e che “la situazione è grave”. D’altra parte Denis Protsenko, il primario che aveva accompagnato Putin in corsia, era stato ancor più diretto: “Dobbiamo prepararci a uno scenario italiano”.

Insomma, l’apparizione ospedaliera di Putin serviva ad annunciare ai russi che no, la Russia non era una felice eccezione, e che il virus stava diventando feroce anche lì. Anche la Russia mestamente ripercorreva i passi di Paesi come Iran, Italia, Francia, Spagna, Stati Uniti: negazione, sottovalutazione e infine disperata rincorsa al galoppo del Coronavirus. Anche a Mosca, come già a Milano, Parigi, Madrid e New York, tra poco si parlerà di curve da appiattire e i cittadini aspetteranno con ansia il bollettino con i contagiati, i morti e i guariti. Il tempo dei racconti di comodo, del “non è niente più che un’influenza” (credetemi, ho amici russi che lo hanno detto e scritto per settimane, anche quando qui contavamo i decessi), è finito anche là. D’altra parte lo stesso Sobyanin, mentre ancora provava a tranquillizzare tutti, faceva costruire un nuovo ospedale alle porte di Mosca e si diceva pronto a inaugurare in brevissimo tempo dieci nuovi reparti per malattie infettive.

Per un po’ la narrazione ha tenuto. In effetti le autorità russe, come certificato anche dai rappresentati dell’organizzazione Mondiale della Sanità (https://tinyurl.com/s8jgcvc) , già da fine gennaio avevano preso decisioni di una certa durezza: blocco di tutti i collegamenti con la Cina, quarantena obbligatoria per i cittadini cinesi in Russia e uso delle telecamere a riconoscimento facciale per implementarla, censimento dei casi e mobilitazione del sistema sanitario. Ma quella di tenere alla larga il virus, con 4.133 chilometri di confine con la Cina, un territorio immenso (quasi due volte l’estensione degli Stati Uniti) e una notevole mobilità interna (nel 2018 la sola Aeroflot ha trasportato quasi 39 milioni di passeggeri), era una pretesa insostenibile. E infatti…

Da buon generale, astuto politico e abile comunicatore, Vladimir Putin ha fatto visita al fronte. La battaglia, però, richiederà ben altro che una “visita a sorpresa” immortalata da decine di fotografi già appostati all’ospedale. Com’è successo in Asia, in Europa e in America, il virus metterà alla prova la Russia senza fare sconti. Ci dirà, per esempio, quanto valga il nuovo Governo di tecnocrati raccolto intorno al premier Mikhail Mishustin, noto per aver informatizzato e reso efficiente quello che fino a pochi anni fa era un ectoplasma di sistema fiscale. Ha censito i contribuenti, mostri ora se sa censire i contagiati, organizzare il sistema sanitario (5 mila respiratori polmonari stoccati a Mosca, ma altrove non si sa), distribuire le risorse e guarire i malati.

Un altro stress test implacabile sarà a carico della cosiddetta vertikal, la piramide del potere che da Mosca si dirama in tutte le regioni. La riorganizzazione del rapporto vertice-base, con relativa ricentralizzazione intorno al Cremlino, è stata uno dei maggiori risultati dell’era Putin. Ora deve mostrare di funzionare davvero, e i primi segnali non sono troppo incoraggianti. E’ stato lo stesso sindaco Sobyanin a sottolineare che, mentre le grandi città come Mosca e San Pietroburgo in generale rispettano le indicazioni sanitarie (quarantena volontaria degli anziani e così via), nelle province la vita scorre come al solito, senza troppe precauzioni.

Dopo la photo opportunity, Vladimir Putin ha tenuto un discorso alla nazione. Ma soprattutto ha preso alcuni provvedimenti. Il referendum del 22 aprile, quello che dovrebbe confermare gli emendamenti alla Costituzione decisi dal Parlamento e destinati a blindare Putin al Cremlino fino al 2036, è stato rinviato. Nel frattempo, una settimana di ferie pagate perché tutti stiano in caso e una lunga serie di sussidi e agevolazioni per gli anziani (50 dollari per ogni over 65 che rispetterà la quarantena), veterani di guerra, famiglie con bambini, disoccupati, poveri e ricoverati in ospedale. Sospensione delle ipoteche e dei mutui e agevolazioni per il credito alle piccole e medie imprese. Sarà dura, per l’economia russa già stressata dalla guerra del petrolio con l’Opec e l’Arabia Saudita. Anche se la vera incognita, oggi, è la tenuta del sistema sanitario. L’immensa provincia russa come reggerà all’assalto del Coronavirus?

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