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giovedì 01 ottobre 2020
 
 

L'uso politico della barzelletta

09/04/2011  Dietro le storielle di Silvio Berlusconi l'intento di orientare l'opinione pubblica.

Ogni tanto a Berlusconi scappa una bella frase. L’ultima durante l’incontro con un gruppo di giovani in carriera: fissate i traguardi che potete raggiungere, “mettetevi il sole in tasca”. Siano o no farina del suo sacco (ma anche Kennedy si faceva scrivere i proclami sulla “nuova frontiera”), sono parole scelte e dette bene. Altre, invece, sono scelte e dette male, malissimo. Primo esempio quelle che derivano dalla duplice ossessione del premier, il bunga bunga e le barzellette.


Non sono le sole ossessioni. Non passa giorno senza che riemergano il vittimismo giudiziario, la svalutazione del Parlamento, il furore per una “par condicio” tv che, se modificata come Berlusconi pretende, sposterebbe maggiormente a suo favore gli equilibri informativi. Questioni politiche, si dirà, problemi che vanno distinti dalle escursioni nel pecoreccio. Il che in parte è fondato, in parte no. La verità è che pure nel bunga bunga e nelle storielle, per la loro costante reiterazione, traspare un intento politico. 

Quando Berlusconi si complimenta con due belle universitarie, “così brave che mi viene voglia di invitarvi al bunga bunga”, è ovvio come le serate di Arcore vengano rappresentate nella versione più innocente. Non festini bensì semplici cene fra amici, con chiacchiere distensive e due canzonette quale unico condimento. Per cui due ragazze colte non avrebbero difficoltà a integrarsi con Ruby e le Olgettine. Posta così la questione, e ripetuta ad ogni occasione, noi cittadini dovremmo convincerci che sì, tutto sommato è roba normale. Tanto normale che il bunga bunga, visto fin qui come un termine postribolare, diventa la simpatica definizione di una agape fraterna. 

Peccato che non tutti la pensino così. E non solo in Italia. I servizi tv dal’estero, specie dall’America, mostrano reazioni fra l’incredulo e il ghignante. Gli inviati stranieri sono affascinati – lo dicono in diretta tv  – dal coté ridicolo. Nella hit parade tedesca sta facendo furore un adattamento del Waka Waka, l’inno dei mondiali sudafricani. Nuovo titolo, “Bunga Bunga Silvio”. Difficile che il Cavaliere possa intonarlo insieme alla cancelliera Merkel. Poi le barzellette. La meno oscena, secondo Berlusconi che l’ha raccontata agli imbarazzatissimi goliardi, è quella del tedesco che per certe pratiche sessuali vorrebbe sostituire lo champagne con la birra. 

A parte che questa si sente in giro dai tempi di Hitler, figuriamoci la pulizia delle altre. Come quella della mela sexy nel convegno con i sindaci, che ogni tanto applaudivano pensando che fosse finita. Quindi raccontata male, con interminabili premesse sugli impiegati dell’ufficio brevetti: napoletani e perciò incapaci e svogliati. Comunque, qui non si tratta di fare confronti con l’abilità di un Dapporto o un Walter Chiari. Il fine del premier è di suscitare simpatia: guardate come è alla mano, proprio uno di noi, gaiamente sboccato. Cioè, di nuovo, un obiettivo politico. Compatibile o no con il comune pensare in Italia, e altrove, giudichi il lettore.

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