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mercoledì 05 ottobre 2022
 
 

Ancora pochi i certificati energetici

07/02/2012  Il documento è obbligatorio per chi vende o affitta, ma solo la Lombardia sanziona chi non lo presenta

Se in questi giorni di freddo la vostra casa non riesce a scaldarsi o gli infissi lasciano entrare qualche folata di vento, probabilmente è perché c’è una grande dispersione termica. Questo è soltanto uno dei tanti fattori considerati per determinare la classe energetica di un edificio. Una valutazione che incide non poco sul valore di un immobile in vendita o in affitto o, almeno, che dovrebbe essere fatta per legge. Tanto che da un anno esiste l’obbligo di redigere una certificazione da allegare al contratto. Eppure, siamo ben lontani da adempiere a quanto previsto dalla normativa: solo il 12,7% degli immobili in vendita o in locazione hanno il certificato: «Se nei primi giorni di gennaio – spiega Carlo Giordano, Amministratore Delegato di Gruppo Immobiliare.it – analizzando gli oltre 700mila annunci presenti sul nostro sito avevamo rilevato un 4,7% di inserzioni in regola, a distanza di un mese la situazione è migliorata. Le differenze tra regione e regione però sono nette e mostrano una reazione non uniforme all’introduzione della normativa».


Nord, Centro e Sud stanno avendo un atteggiamento diverso: nel Nord Est, ad esempio, la percentuale di annunci con certificazione energetica è salita al 18,9%, mentre a Nord Ovest è al 15,6%; al Centro Italia siamo all’8,8% e al Sud al 3,8%. Tra le province, quelle con i livelli più elevati di certificazione sono Bolzano (oltre un annuncio su quattro, il 25,6%) e Trento (22,0%), seguite a distanza da Milano (11,3%) e Torino (10,2%). Roma è ferma al 5,2%, mentre il fanalino di coda dell’indagine è Palermo, che arriva allo 0,9%. 

La ragione per cui sono relativamente pochi gli immobili già in regola è da ricercare, forse, nel fatto che ad oggi l’unica regione che sanziona il mancato adempimento dell’obbligo è la Lombardia (previste multe fino a 5.000 euro): non sono comunque sanzionabili gli annunci che fanno riferimento ad un contratto sottoscritto entro il 31 dicembre 2011. I problemi maggiori, inutile negarlo, li hanno i privati: solo l’1,5% degli annunci pubblicati da loro è dotato di indicazione della classificazione energetica dell’immobile messo in vendita o affitto (contro il 12,9% degli annunci pubblicati da agenzie). Un annuncio corretto dovrebbe riportare la classe energetica e l’indice di prestazione energetica dell’immobile: il primo valore viene determinato dai certificatori (ogni regione ha un elenco di quelli autorizzati, vedi il servizio), il secondo invece è presente solamente nell’ACE (Attestato di Certificazione Energetica). Si può anche fare un’autocertificazione, ma in questo caso l’immobile è collocato direttamente nella classe G, quella peggiore in assoluto.

La situazione degli immobili
Il 24% appartiene alla classe C, segno di una qualità media comunque buona, una percentuale identica si trova nella classe peggiore; in questa categoria ritroviamo gli immobili più vecchi, che anche con importanti (e costosi) interventi di ristrutturazione non potrebbero comunque arrivare in classe A. «La normativa sulla classificazione energetica anticipa una richiesta comunque tassativa al momento del rogito – continua Giordano – e, quindi, più che essere un freno al mercato immobiliare, deve essere letta come uno strumento in più per l’acquirente, che sa sin da subito quello che sarà il livello medio dei consumi dell’immobile.» In merito all’incidenza della classificazione energetica sul costo dell’immobile va detto che è piuttosto difficile isolare questo solo aspetto rispetto alle generali condizioni dell’immobile; ad ogni modo, immobili simili ma con classi differenti possono subire un’oscillazione di prezzo di vendita che può arrivare anche al 30% a seconda che siano in classe A o G.  A Milano, per esempio, un bilocale usato di 65 metri quadrati in zona semicentrale costa 448mila euro se in Classe A o 339 mila euro se in classe G. A Roma la differenza è di 100mila euro, mentre a Firenze si scende dai 394 mila euro ai 392 mila euro.

 
 
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