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Nel segno della Laudato si'
 
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Andrea Stocchiero e le parrocchie verdi: ora c’è una guida per la cura del Creato

03/08/2017  L’economista esperto di clima racconta com’è nata la guida per parrocchie ecologiche, scaricabile gratuitamente dal sito della Focsiv e nata sulla scia della Laudato si’

Prenderci cura della nostra casa comune, per vivere in rapporto armonioso con Dio, il prossimo e tutto il creato. È l’invito che papa Francesco ha rivolto a tutti, e in particolare ai cattolici, con l’enciclica Laudato si’, nella quale ha sottolineato il ruolo non solo della politica, ma anche delle associazioni e delle comunità cristiane nell’educare a una maggiore attenzione per il creato. L’inquinamento, il riscaldamento climatico, la devastazione dell’ambiente sono sfide enormi, di portata planetaria. Eppure ciascuno può fare la sua parte, anche a partire dalla propria comunità parrocchiale. Ma da dove cominciare? Per rispondere a questa domanda, la Focsiv (Federazione organismi cristiani servizio internazionale di volontariato) ha di recente pubblicato la Guida per comunità e parrocchie ecologiche, scaricabile gratuitamente dal sito www.focsiv.it. A coordinare questa iniziativa, in collaborazione con Retinopera e l’Ufficio nazionale per i problemi sociali e il lavoro della Cei, è stato Andrea Stocchiero, economista e responsabile dell’azione politica di Focsiv. Vicentino, sposato con due figli, ha fra l’altro di recente scritto un libro che indaga sul legame fra migrazioni e problemi ambientali (Ecologia integrale e migrazioni, Carocci), «perché le questioni ambientali e quelli sociali», dice, «vanno affrontate insieme».

Cos’è la guida per parrocchie ecologiche?

«È una guida che contiene indicazioni semplici e concrete per aitare le parrocchie a ridurre il loro impatto ambientale ed educarsi nella cura per il creato. Nel testo sono raccolte anche delle buone pratiche già in corso in Italia e in altri Paesi del mondo, da cui trarre spunto e ispirazione».

Com’è nata l’idea?

«Dal 2015 collaboriamo con un’organizzazione che si chiama Green Faith (Fede verde, ndr) che ha sede a New York e raggruppa persone di fedi diverse, che si incontrano per scambiarsi buone pratiche e trovare ispirazione rispetto alla cura del creato. Con loro abbiamo organizzato una marcia a Roma nel giugno del 2015 per ringraziare papa Francesco per la Laudato si’. L’enciclica ha dato un forte impulso forte a iniziative di tutela dell’ambiente in tutto il mondo, che in parte già esistevano ma che hanno ritrovato nuovo vigore. Noi della Focsiv abbiamo cominciato a collaborare con il Movimento cattolico globale per il clima (Global Catholic Climate Movement, Gccm), che mette in rete organizzazioni di tutto il mondo impegnate per contrastare il cambiamento climatico. Qualche tempo il Gccm fa ha prodotto una guida in inglese per parrocchie. Insieme all’Ufficio nazionale per i problemi sociali e il lavoro della Cei e Retinopera, che raggruppa venti organizzazioni cattoliche italiane, abbiamo pensato che fosse utile da proporre anche alle parrocchie italiane. Perciò l’abbiamo tradotta e abbiamo intervistato sacerdoti e laici che hanno già introdotto innovazioni ambientali nelle loro comunità parrocchiali, scoprendo buone pratiche davvero interessanti».

Una parrocchia che volesse diventare più ecologica da dove dovrebbe cominciare?

«La maggior parte delle azioni proposte sono molto semplici. Per iniziare suggeriamo di creare un gruppo per la custodia del creato all’interno della parrocchia. Il primo obiettivo è incontrarsi, trovare ispirazioni, motivarsi, tornare a leggere il Vangelo e la Laudato si’ rispetto alla necessità di salvaguardare il creato in quanto opera di Dio, il secondo grande libro insieme alla Bibbia. Il secondo passo è la consapevolezza: capire quali sono i problemi del nostro territorio e qual è la situazione in parrocchia rispetto agli edifici, al consumo dell’energia e dell’acqua, ai rifiuti e alla mobilità. Spesso si è poco consapevoli di quanto la bolletta cresca per alcune attività, o di come sia possibile modificare l’utilizzo dell’energia attraverso nuovi contratti, o anche piccoli investimenti per produrla da fonti rinnovabili. Come viene utilizzata l’acqua? Se c’è spreco ci sono piccoli dispositivi che aiutano a risparmiarla. Un altro aspetto importante sono i mezzi della parrocchia: sono gestiti in modo efficiente? Le persone vengono in chiesa sempre in auto o anche a piedi o in bici?»

La guida suggerisce anche attività rivolte all’esterno della parrocchia. Perché?

«Facciamo un esempio: i rifiuti. Una parrocchia normalmente ne produce, come una famiglia. Possiamo ridurli, ma poi è indispensabile chiedersi se nel proprio Comune c’è la possibilità di fare la raccolta differenziata. Perché è inutile che la mia parrocchia agisca in un certo modo se poi si trova in un Comune indifferente alla questione, o dove la cittadinanza non è sensibile. La guida quindi suggerisce azioni possibili non solo all’interno della struttura parrocchiale ma anche di sensibilizzazione sul territorio. Un passaggio chiave può essere quello di instaurare rapporti con associazioni, anche laiche, che si occupano di questioni ambientali o hanno dato vita a pratiche interessanti, per vedere cosa è possibile fare insieme per modificare l’atteggiamento del Comune o della classe politica». Che impatto avrebbe una maggiore attenzione ecologica da parte delle parrocchie?

«Le parrocchie cattoliche in tutto il mondo sono più di 220 mila. A loro volta hanno chiese, canoniche, uffici, altri edifici parrocchiali e veicoli che contribuiscono al cambiamento climatico sfruttando i carburanti fossili tradizionali. Introdurre miglioramenti è anche conveniente. È possibile risparmiare fino al 10% di energia in una parrocchia, semplicemente attraverso uno sforzo costante e consapevole di risparmio energetico. Se poi si utilizzano le energie rinnovabili si può risparmiare fino al 30% o anche di più. Se le parrocchie, poi, agiscono sul territorio, possono innescare un effetto moltiplicatore, diventando con il loro esempio agenti di cambiamento».

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