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martedì 21 settembre 2021
 
 

Andria, il vescovo ai funerali: «O Dio, perché ci hai abbandonati?»

16/07/2016  All'omelia dei funerali delle vittime dell'incidente ferroviario in Puglia, l'invocazione del vescovo di Andria, monsignor Luigi Mansi: «Perché hai permesso che succedesse tutto questo a tanti nostri fratelli, sorelle, padri, amici?». E aggiunge: «Non sono affatto normali quelle prassi di vita e di gestione dell'economia nelle quali non si pensa al valore della vita delle persone, ma a calcoli ottusi di convenienze e interessi»

Pubblichiamo il testo integrale dell'omelia di monsignor Luigi Mansi, vescovo di Andria, in occasione dei funerali delle vittime dell'incidente ferroviario in Puglia di martedì 12 luglio.

Padre, Padre nostro che sei nei cieli, ti giunge in quest'ora il grido di dolore di tanti tuoi figli.
I tuoi figli strappati alla vita da una tragedia così terribile.
I tuoi figli che si son visti trafiggere i loro cuori dalla perdita improvvisa e tragica dei loro cari.
Essi, come il tuo figlio Gesù sulla croce, innalzano a te il loro grido: "perché"?
Quel terribile giorno su un'altura appena fuori di Gerusalemme anch'egli,  Gesù  gridò al cielo: Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?
Il vangelo, Padre, non ci ha riferito di una qualche tua risposta.
Solo silenzio, silenzio assoluto, silenzio assordante.
Sì o Padre, lascia che sfoghiamo il nostro dolore con le stesse parole di Gesù tuo figlio: Dio mio, Dio mio, perché ci hai abbandonato? Perché hai permesso che succedesse tutto questo a tanti nostri fratelli, sorelle, padri, amici?

Dinanzi a tanto dolore abbiamo anche noi l'impressione di essere soli, lasciacelo dire: siamo turbati dal tuo silenzio, o Padre. Ma  il racconto evangelico ci ha ricordato che quel silenzio è durato solo tre giorni. Poi con la risurrezione l'ha data la risposta a tuo figlio, richiamandolo in vita. E la dai ancora oggi a noi, che dopo tre giorni celebriamo il rito dei funerali con cristiana pietà, ma anche con vigorosa fede.

Noi sappiamo che il tuo silenzio, o Padre è solo apparente. Il tuo silenzio ci invita ad attendere fiduciosi il compimento delle tue promesse. Quelle che il tuo figlio Gesù fece alle sorelle di Lazzaro, che piangevano per la morte del loro fratello: "Tuo fratello risorgerà".  Ma noi siamo convinti pure che l'apparente tuo silenzio, o Padre, ci costringe a scendere in noi stessi e ad ascoltare di più la voce delle nostre coscienze, talvolta addormentate, zittite da prassi di vita, alle quali ci siamo troppo allegramente abituati, giungendo a considerarle normali.

No, o Padre, non sono affatto normali quelle prassi di vita e di gestione dell'economia nelle quali non si pensa al valore della vita delle persone, ma a calcoli ottusi di convenienze e interessi. E tutto, senza scrupolo, generando innumerevoli piccole e grandi  inadempienze nei confronti del proprio dovere, inteso nel senso alto e nobile del termine.  Il proprio dovere, sì, verso i diritti delle persone, di tutti, senza  diversità e distinzioni, a cominciare dai più deboli e fragili, a cominciare dalle periferie,  come ama dire il nostro santo Padre, il Papa Francesco.

E noi temiamo, o Padre, che per tanti, per troppi anni, queste terre, le nostre terre, siano state considerate, e forse lo sono ancora, la periferia dell'Italia.

Sì, per tua grazia, o Padre quel silenzio apparente è durato solo tre giorni. Il racconto della morte di Gesù non si ferma al calvario, prosegue con il ritrovamento della tomba vuota e con i racconti dell'incontro dei discepoli con Gesù ormai risorto e vivo.

E così i racconti dello scorrere della vita in questa provincia del lontano sud si arricchiscono di innumerevoli episodi di solidarietà gratuita e sorprendente, come le donazioni di sangue compiute in massa da anonimi cittadini che, quelli sì, con immenso senso civico hanno ascoltato la voce della coscienza e non hanno avuto un attimo di esitazione a donare qualcosa di sé. Sono i segni che la storia degli uomini, pur immersa nella tragedia per l'incoscienza di tanti, è governata ancora dalla forza della vita e dell'amore, le forze buone che tu o Padre deponi nel cuore di ogni uomo.

Noi perciò crediamo e sappiamo Padre, che questi nostri fratelli non sono caduti nel nulla, ma sono volati nell'abbraccio di tenerezza che solo tu puoi dare a noi uomini, pellegrini nel mondo verso la patria del cielo. E questo è l'unico pensiero che ci può consolare e dare qualche attimo di pace al nostro cuore in subbuglio.  

Consola, o Padre, consola i familiari delle vittime, fa sentire ad essi, attraverso il nostro calore, la tua carezza ristoratrice. Ripeti ad essi le parole che un giorno il tuo figlio Gesù disse pensando a tutti i sofferenti della storia: "Venite a me, voi tutti che siete afflitti e stanchi, ed io vi ristorerò"!

Ascolta o Padre la voce del nostro dolore!

Accogli o Padre lo sfogo della nostra rabbia!

Asciuga o Padre le lacrime di quanti sono nella tristezza e vieni in nostro soccorso! Amen!

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