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Il Papa: "La porta del Paradiso è stretta, ma è aperta a tutti"

25/08/2019  "Il Signore non ci riconoscerà per i nostri titoli, ma per una vita umile e buona, una vita di fede che si traduce nelle opere", spiega Francesco commentando il Vangelo di domenica 25 agosto sulla questione della salvezza. Il Pontefice ha poi rivolto un appello per l'Amazzonia in fiamme: "Quel polmone di foreste è vitale per il nostro pianeta".

(Foto Ansa)

Il Vangelo di oggi 25 agosto «ci presenta Gesù che passa insegnando per città e villaggi, diretto a Gerusalemme, dove sa che deve morire in croce per la salvezza di tutti noi». Con questa parole papa Francesco esordisce alla preghiera dell'Angelus di fronte ai fedeli riuniti in piazza San Pietro. «In questo quadro, si inserisce la domanda di un tale, che si rivolge a Lui dicendo: "Signore, sono pochi quelli che si salvano?". La questione era dibattuta a quel tempo, e c’erano diversi modi di interpretare le Scritture al riguardo, secondo i versetti che prendevano. Gesù però capovolge la domanda – che punta più sulla quantità: “sono pochi?...” – e invece colloca la risposta sul piano della responsabilità, invitandoci a usare bene il tempo presente. Dice infatti: "Sforzatevi di entrare per la porta stretta, perché molti, io vi dico, cercheranno di entrare, ma non ci riusciranno"».

Cosa vuol dire, allora, la porta stretta? Chiarisce il Pontefice: «Gesù fa capire che non è questione di numero, non c’è il “numero chiuso” in Paradiso! Ma si tratta di attraversare fin da ora il passaggio giusto, che è per tutti, ma è stretto. Questo è il problema. Gesù non vuole illuderci, dicendo: “Sì, state tranquilli, è facile, c’è una bella autostrada e in fondo un grande portone”. No, Gesù ci dice le cose come stanno: il passaggio è stretto. In che senso? Nel senso che per salvarsi bisogna amare Dio e il prossimo, e questo non è comodo! È una “porta stretta” perché è esigente, l'amore è esigente sempre, richiede impegno, anzi, “sforzo”, cioè una volontà decisa e perseverante di vivere secondo il Vangelo. San Paolo lo chiama "il buon combattimento della fede". Ci vuole lo sforzo di tutti i giorni, di tutto il giorno, per amare Dio e il prossimo».

Per spiegare meglio, Gesù racconta una parabola. «C’è un padrone di casa, che rappresenta il Signore. La sua casa simboleggia la vita eterna, la salvezza. E qui ritorna l’immagine della porta. Gesù dice: "Quando il padrone di casa si alzerà e chiuderà la porta, voi, rimasti fuori, comincerete a bussare alla porta dicendo: Signore, aprici. Ma egli vi risponderà: Non so di dove siete". Queste persone allora cercheranno di farsi riconoscere, ricordando al padrone di casa di aver mangiato e bevuto con lui, di aver ascoltato i suoi insegnamenti in pubblico. Ma il Signore ripeterà di non conoscerli, e li chiama "operatori di ingiustizia". Ecco il problema! Il Signore ci riconoscerà non per i nostri titoli - i titoli non contano - ma per una vita umile e buona, una vita di fede che si traduce nelle opere. Per noi cristiani, questo significa che siamo chiamati a instaurare una vera comunione con Gesù, pregando, andando in chiesa, accostandoci ai Sacramenti e nutrendoci della sua Parola. Questo ci mantiene nella fede, nutre la nostra speranza, ravviva la carità. E così, con la grazia di Dio, possiamo e dobbiamo spendere la nostra vita per il bene dei fratelli, lottare contro ogni forma di male e di ingiustizia».

Francesco ricorda e invoca l'aiuto della Vergine Maria. «Lei è passata attraverso la porta stretta che è Gesù. Lo ha accolto con tutto il cuore e lo ha seguito ogni giorno della sua vita, anche quando non capiva, anche quando una spada trafiggeva la sua anima. Per questo la invochiamo come “Porta del cielo”; una porta che ricalca esattamente la forma di Gesù: la porta del cuore di Dio, esigente, ma aperto a tutti».

Al termine della recita dell'Angelus il Papa ha salutato in particolare la comunità del Pontificio Collegio Nord Americano, specialmente i nuovi seminaristi appena arrivati. Ha salutato poi i giovani di Azione Cattolica della diocesi di Bologna, i ragazzi dell’Unità pastorale di Rovato, della diocesi di Brescia, e quelli di Ponte Nossa, della diocesi di Bergamo.

Il Pontefice ha concluso con un appello: «Siamo tutti preoccupati per i vasti incendi che si sono sviluppati in Amazzonia. Preghiamo perché, con l’impegno di tutti, siano domati al più presto. Quel polmone di foreste è vitale per il nostro pianeta».

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