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giovedì 25 aprile 2024
 
Il Papa all'Angelus
 

«La Chiesa non è fatta solo di puri, non tema di sporcarsi le mani coi suoi figli»

23/07/2017  Occorre la pazienza di preferire una Chiesa «che non teme di sporcarsi le mani lavando i panni dei suoi figli» ad una Chiesa invece «solo fatta di "puri", che pretende di giudicare prima del tempo chi sta nel Regno di Dio e chi no». Perché «il bene e il male sono talmente intrecciati nel nostro cuore, che è impossibile separarli. Solo Dio può fare questo, nessun altro»

«Siamo tutti peccatori». Lo ha affermato con nettezza Papa Francesco ai fedeli raccolti in Piazza San Pietro per l’Angelus della domenica. E per ragionare intorno a questo tema, sulla «linea di confine tra il bene e il male che passa nel cuore di ogni persona», Francesco è partito da una delle parabole proposte da Gesù nel Vangelo di oggi: quella dove si parla del “grano buono” e della “zizzania”. Ha detto il Papa: «Ognuno di noi può dire: “Quanta pazienza ha Dio con me!”. Il padrone del mondo rappresenta Dio mentre il nemico rappresenta Satana. L’uno sparge il buon seme, l’altro l’erba cattiva. I servi vorrebbero strappare la zizzania ma il padrone si oppone perché il grano non venga sradicato assieme a questa e, quindi, invita a lasciarli crescere assieme fino alla mietitura».

Un'immagine, ha spiegato Francesco, con la quale «Gesù ci dice che in questo mondo il bene e il male sono talmente intrecciati, che è impossibile separarli ed estirpare tutto il male. Solo Dio può fare questo, e lo farà nel giudizio finale». Dunque, «con tutte le sue ambiguità, la situazione presente è il campo della libertà, il campo della libertà dei cristiani, in cui si compie il difficile esercizio del discernimento fra il bene e il male”.

Ed è per qeusto che Papa Francesco esorta i fedeli a coniugare due atteggiamenti apparentemente contradditori: la decisione e la pazienza. In altre parole, «la decisione di voler essere buon grano, con tutte le proprie forze, prendendo le distanze dal maligno e dalle sue seduzioni», e poi la pazienza di preferire una Chiesa «che non teme di sporcarsi le mani lavando i panni dei suoi figli» ad una Chiesa invece «solo fatta di "puri", che pretende di giudicare prima del tempo chi sta nel Regno di Dio e chi no».

«A me viene la voglia di chiedervi», ha proseguito il Papa, chi non è peccatore alzi la mano! Nessuno! Perché tutti lo siamo. Guardare sempre e soltanto il male che sta fuori di noi significa non voler riconoscere il peccato che c’è anche in noi. Gesù ci insegna a osservare la realtà in un modo diverso, ad imparare i "tempi di Dio”, che non sono i nostri tempi, perché grazie all’attesa ciò che era o sembrava zizzania, può diventare un prodotto buono».  

Francesco ha poi terminato l'Angelus confidando di seguire «con trepidazione le gravi tensioni e le violenze di questi giorni a Gerusalemme. Sento il bisogno di esprimere un accorato appello alla moderazione e al dialogo. Vi invito ad unirvi a me nella preghiera, affinché il Signore ispiri a tutti propositi di riconciliazione e di pace».  

 

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