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sabato 25 maggio 2024
 
angelus
 

Il Papa: "Non permettiamo alle nostre paure di chiuderci il cuore"

06/01/2019  Francesco ha spiegato che i Magi, venuti da lontano, distanti dalla tradizione ebraica, sono stati coloro che hanno seguito la luce e si sono aperti alla "sorprendente novità della storia: Dio fatto uomo". Francesco ha inoltre ricordato il dramma dei 49 migranti da molti giorni a bordo di due navi umanitarie nelle acque maltesi e ha rivolto il suo appello ai leader europei perché dimostrino "concreta solidarietà".

Migranti sulla nave della Ong tedesca Sea watch (Ansa).
Migranti sulla nave della Ong tedesca Sea watch (Ansa).

(Foto Ansa. In copertina: un migrante a bordo della nave per il soccorso umanitario Sea watch 3)

Alla recita dell'Angelus, pronunciato dopo la celebrazione eucaristica dell'Epifania nella Basilica di San Pietro, il Papa ha ricordato che oggi «è la festa della manifestazione di Gesù, simboleggiata dalla luce. Nei testi profetici questa luce è promessa. Isaia, infatti, si rivolge a Gerusalemme con queste parole: "Alzati, rivestiti di luce, perché viene la tua luce, la gloria del Signore brilla sopra di te"». L’invito di Isaia, spiega Francesco, «si colloca all’indomani del duro esilio e delle numerose vessazioni che il popolo aveva sperimentato». Nel momento in cui regnava ormai la disperazione, «il profeta risollevò gli animi con la promessa che Dio avrebbe presto cambiato le sorti di Sion, rendendola centro di attrazione per gli esuli e anche per le nazioni pagane. Per questo esorta Gerusalemme a “rivestirsi di luce”, aprendo il cuore alla presenza e alla vicinanza del Signore».

Questo invito, prosegue il Pontefice, oggi, risuona per tutti noi che abbiamo celebrato il Natale. «La luce che il profeta Isaia aveva preannunciato, nel Vangelo è presente e incontrata».  Il Vangelo di Matteo mostra i diversi atteggiamenti e le diverse reazioni che si possono avere incontrando Cristo. «Erode e gli scribi di Gerusalemme hanno un cuore duro, che si ostina e rifiuta la visita di quel Bambino. Essi rappresentano quanti, anche ai nostri giorni, hanno paura della venuta di Gesù e chiudono il cuore ai fratelli e alle sorelle che hanno bisogno di aiuto. Erode ha paura di perdere il potere e non pensa al vero bene della gente, ma al proprio tornaconto personale. Gli scribi e i capi del popolo hanno paura perché non sanno guardare oltre le proprie certezze, non riuscendo così a cogliere la novità che è in Gesù. Ben diversa è l’esperienza dei Magi. Venuti dall’Oriente, essi rappresentano tutti i popoli lontani dalla fede ebraica tradizionale. Eppure, si lasciano guidare dalla stella e affrontano un viaggio lungo e rischioso pur di approdare alla meta e conoscere la verità sul Messia. Erano aperti alla “novità”, e a loro si svela la più grande e sorprendente novità della storia: Dio fatto uomo. I Magi si prostrano davanti a Gesù e gli offrono doni simbolici: oro, incenso e mirra; perché la ricerca del Signore implica non solo la perseveranza nel cammino, ma anche la generosità del cuore. E infine, ritornarono "al loro paese" portando dentro di sé il mistero di quel Re umile e povero; e possiamo immaginare che raccontarono a tutti l’esperienza vissuta: la salvezza offerta da Dio in Cristo è per tutti gli uomini, vicini e lontani». E allora, continua Bergoglio, «non permettiamo alle nostre paure di chiuderci il cuore, ma abbiamo il coraggio di aprirci a questa luce mite e discreta. Allora, come i Magi, proveremo "una gioia grandissima" che non potremo tenere per noi».

Dopo la recita della preghiera dell'Angelus, papa Francesco ha ricordato con preoccupazione il dramma dei migranti a bordo delle due navi umanitarie nelle acque maltesi. Una situazione molto difficile che non si sblocca:  il premier maltese Joseph Muscat conferma il suo no allo sbarco sull'isola e il ministro dell'Interno italiano Matteo Salvini ribadisce che i porti del nostro Paese resteranno chiusi.«Da parecchi giorni», sono state le parole del Papa, «quarantanove persone salvate nel Mare Mediterraneo sono a bordo di due navi di Ong, in cerca di un porto sicuro dove sbarcare. Rivolgo un accorato appello ai leader europei, perché dimostrino concreta solidarietà nei confronti di queste persone». 

Il Pontefice ha poi rivolto il suo saluto e gli auguri - «nel segno della comunione fra tutti noi cristiani» -  alle Chiese orientali, cattoliche e ortodosse, che celebrano il Natale il 7 gennaio, seguendo il calendario giuliano. Ha inoltre ricordato che oggi, giorno dell'Epifania, «è anche la Giornata Missionaria dei Ragazzi, che quest’anno invita i giovanissimi missionari ad essere “atleti di Gesù”, per testimoniare il Vangelo in famiglia, a scuola e nei luoghi di svago». Infine, un saluto speciale al tradizionale corteo storico dell'Epifania che quest'anno è arrivato dall'Abruzzo.

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