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domenica 26 giugno 2022
 
 

La sete della Samaritana

23/03/2014  Nella quaresima anche noi siamo invitati a “lasciare la nostra anfora”, simbolo di tutto ciò che apparentemente è importante, e a cercare l'acqua che disseta veramente. A riscoprire l’importanza e il senso della nostra vita cristiana e a testimoniare ai nostri fratelli la gioia dell’incontro con Gesù, dice il Papa all'Angelus.

Lasciare la nostra anfora, piena di cose che non ci servono per bere l'acqua vera di Gesù. Il Papa spiega il Vangelo della Samaritana e, come al solito, dialoga con la piazza per chiedere di guardarsi dentro e capire di quali zavorre possiamo liberarci per avvicinarci a Dio, per sperimentare la sua misericordia e la sua gioia. «Avvicinandosi alla Samaritana e chiedendole: "Dammi da bere", Gesù supera le barriere di ostilità che esistevano tra giudei e samaritani e rompe gli schemi del pregiudizio nei confronti delle donne. La semplice richiesta di Gesù è l’inizio di un dialogo schietto, mediante il quale Lui, con grande delicatezza, entra nel mondo interiore di una persona alla quale, secondo gli schemi sociali, non avrebbe dovuto nemmeno rivolgere la parola. Ma Gesù lo fa, Gesù non ha paura, Gesù ama, quando vede una persona non si ferma per i pregiudizi».
«Gesù aveva bisogno di incontrare la Samaritana per aprirle il cuore: le chiede da bere per mettere in evidenza la sete che c’era in lei stessa. La donna rimane toccata da questo incontro: rivolge a Gesù quelle domande profonde che tutti abbiamo dentro, ma che spesso ignoriamo. Anche noi abbiamo tante domande da porre, ma non troviamo il coraggio di rivolgerle a Gesù! La Quaresima è il tempo opportuno per guardarci dentro, far emergere i nostri bisogni spirituali più veri, e chiedere l’aiuto del Signore nella preghiera».
L'incontro con la Samaritana ci dice proprio questo: che Gesù non ha paura di fermarsi con lei perché «la misericordia è più grande del pregiudizio. E Gesù è tanto misericordioso, tanto».
Il Papa pone l'accento su due cose in particolare e fa ripetere alla piazza due frasi chiedendo a tutti di ricordarle: «Ogni incontro con Gesù ci cambia la vita. Ogni incontro con Gesù ci riempie di gioia». Una gioia incontenibile che, come la Samaritana, siamo portati a gridare agli altri.
La donna fu trasformata, «lasciò la sua anfora, con la quale veniva a prendere l'acqua e corse in città a raccontare la sua esperienza straordinaria. Ho trovato un uomo che mi ha detto tutte le cose che ho fatto, che sia il Messia? E si è entusiasmata.  Corre al villaggio, quel villaggio che la giudicava, la condannava, la rifiutava, e annuncia che ha incontrato il Messia: uno che le ha cambiato la vita. Perché ogni incontro con Gesù ci cambia la vita. Ogni volta un passo più avanti, un passo più vicino a Dio. Sempre è così».
E allora il Papa invita tutti a «lasciare la nostra anfora, simbolo di tutto ciò che apparentemente è importante, ma che perde valore di fronte all’amore di Dio. Tutti ne abbiamo una o più di una. Io domando a voi e anche a me, qual è la tua anfora interiore, quella che ti pesa, quella che ti allontana da Dio. Lasciamola un po' da parte e con il cuore sentiamo la voce di Gesù che ci offre un'altra acqua, un'acqua che ci avvicina a Dio». Lasciamo la nostra anfora e andiamo verso gli altri. «Ho detto», conclude il Papa, «che ogni incontro con Gesù ci cambia la vita e anche ci riempie di gioia. E ci spinge a raccontare le cose meravigliose che il Signore può fare per noi quando lasciamo da parte la nostra anfora, le meraviglie che il suo amore compie nella nostra esistenza».
Prima del buon pranzo il Papa annuncia anche la festa del perdono: due giorni di confessioni con le chiese aperte anche di notte in tutte le diocesi. Lui stesso sarà in basilica, venerdì sera, per confessare alcuni fedeli.

 
 
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