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sabato 28 maggio 2022
 
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Per l'Ucraina una giornata di preghiera

23/01/2022  Il prossimo 26 gennaio il Papa invita a invocare, insieme, il Dio della pace per scongiurare il sempre più imminente pericolo di guerra. E chiede anche, nella domenica della Parola, di leggere il Vangelo non in modo astratto ma facendoci "svegliare" da Dio

Una giornata di preghiera per la pace indetta il prossimo 26 gennaio. Il Papa è preoccupato per la situazione in Ucraina e per le tensioni che rischiano di portare la guerra nel Continente europeo. Per questo, all’Angelus, lancia la proposta di unirsi per invocare insieme da Dio che tocchii cuori per una soluzione pacifica delle controversie.

Intanto lancia anche la proposta di leggere, personalmente, il Vangelo di Luca, quello che ci propone questo anno liturgico. Papa Francesco, nella domenica della Parola, invita a meditare sui brani del Vangelo, ogni giorno, per scoprire, con il tempo, che quella Parola è detta per noi, che il Vangelo ci fa entrare nell’oggi di Dio che ci aiuta ad accogliere ogni giornata in modo più sereno «perché, quando il Vangelo entra nell’oggi, lo riempie di Dio».

Il Pontefice spiega la parola «oggi» partendo dal Vangelo che racconta di Gesù di Nazaret che, nella sinagoga, legge il passo del profeta Isaia che riguarda il Messia. È la prima predica di Gesù che esordisce dicendo: «Oggi si è compiuta questa Scrittura». Oggi è la prima parola della predicazione, ed è un oggi «che attraversa ogni epoca e rimane sempre valido. La parola di Dio sempre è un oggi».

Le parole di Gesù colpiscono chi lo ascolta, perché in lui c’è l’unzione dello Spirito Santo, mentre invece nelle nostre prediche, dice il Papa «con tutto il rispetto», si resta in un linguaggio astratto che non tocca la vita. Anzi, a volte, le prediche invece che scuotere le anime le addormentano. Le persone guardano l’orologio e, anche se le prediche sono impeccabili, «non svegliano l’anima».

Senza l’unzione dello Spirito, dice il Pontefice, la predica «impoverisce la Parola di Dio, scade nel moralismo e in concetti astratti; presenta il Vangelo con distacco, come se fosse fuori dal tempo, lontano dalla realtà. Ma una parola in cui non  pulsa la forza dell’oggi non è degna di Gesù e non aiuta la vita della gente. Per questo chi predica è il primo a dover sperimentare l’oggi di Gesù, così da poterlo comunicare nell’oggi degli altri».

Il Papa ringrazia i «predicatori e gli annunciatori del Vangelo che rimangono fedeli alla parola che scuote il cuore, che rimangono fedeli all’oggi» e invita a pregare «per loro, perché vivano l’oggi di Gesù, la dolce forza del suo Spirito che rende la Scrittura viva. La Parola di Dio, infatti, è viva ed efficace, ci cambia, entra nelle nostre vicende, illumina il nostro quotidiano, consola e mette ordine. Ricordiamoci: la Parola trasforma una giornata qualsiasi nell’oggi in cui Dio ci parla».

E la Parola è anche «il faro che guida il percorso sinodale avviato in tutta la Chiesa. Mentre ci impegniamo ad ascoltarci a vicenda, con attenzione e discernimento, perché non è fare un’inchiesta di opinioni», ma il momento in cui possiamo ascoltare «insieme la Parola di Dio e lo Spirito Santo».

 
 
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