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sabato 15 maggio 2021
 
Angelus
 

Il Papa: «La guerra in Siria, la più grave catastrofe umanitaria del nostro tempo»

14/03/2021  Francesco, nel corso della preghiera dell'Angelus, ricorda i dieci anni dal conflitto siriano e mette l'attenzione sui segni di speranza che Dio sempre ci dà, soprattutto durante la Quaresima. Il prossimo 19 marzo si apre l'anno della famiglia-Amoris Laetitia

Dieci anni di conflitto in Siria, «che ha causato una delle più gravi catastrofi umanitarie del nostro tempo». Papa Francesco ricorda, al termine dell’Angelus gli anni di sofferenza «il numero imprecisato di morti, distruzioni di ogni genere, le immani sofferenze per tutta la popolazione, in particolare per i più vulnerabili come i bambini, le donne e le persone anziane» e invita le parti in conflitto «perché manifestino segni di buona volontà così che possano aprirsi squarci di speranza per la popolazione stremata». Auspica anche «un impegno deciso della comunità internazionale in modo che, deposte le armi si possa ricostruire il tessuto sociale e avviare la ripresa economica».

Non perde le speranze il Pontefice. E, mentre chiama tutti alla responsabilità per un mondo pacificato, sottolinea anche l’importanza, ovunque, delle famiglie, piccole Chiese domestiche. Il prossimo 19 marzo, sottolinea il Papa, proprio per rimettere al centro dell’attenzione le famiglie di tutto il mondo si aprirà “L’anno della famiglia/Amoris Laetitia”. Un anno all’insegna della gioia dell’evangelizzazione. La stessa che viene sottolineata in questa quarta domenica di quaresima, quella del Laetare.  «La liturgia eucaristica inizia con questo invito: “Rallegrati, Gerusalemme…”», dice papa Fracesco. E «qual è il motivo di questa gioia? Ce lo dice il Vangelo di oggi: Dio “ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna”».

Un messaggio che «è il cuore della fede cristiana» così come dimostra anche il dialogo tra Gesù e Nicodemo. Al quale Gesù si presenta come Figlio dell’uomo, Figlio di Dio, Luce. «Nicodemo, come ogni membro del popolo d’Israele, attendeva il Messia, indentificandolo in un uomo forte che avrebbe giudicato il mondo con potenza. Gesù, invece, mette in crisi questa aspettativa».

Si presenta come «Figlio dell’uomo esaltato sulla croce», «Figlio di Dio mandato nel mondo per la salvezza», «luce che distingue chi segue la verità da chi segue la menzogna».

Il testo del Vangelo, nel narrare l’incontro notturno tra Nicodemo e Gesù allude «al racconto del serpente di bronzo, che, per volere di Dio, fu innalzato da Mosè nel deserto quando il popolo era stato attaccato dai serpenti velenosi; chi veniva morso e guardava il serpente di bronzo guariva. Analogamente, Gesù è stato innalzato sulla croce e chi crede in Lui viene sanato dal peccato e vive».

Il secondo aspetto «è quello di Figlio di Dio. Dio Padre ama gli uomini al punto da “dare” il suo Figlio: lo ha dato nell’Incarnazione e lo ha dato nel consegnarlo alla morte. Lo scopo del dono di Dio è la vita eterna degli uomini: Dio infatti manda il suo Figlio nel mondo non per condannarlo, ma perché il mondo possa salvarsi per mezzo di Gesù. La missione di Gesù è missione di salvezza, di salvezza per tutti».

Infine la luce. Dice il Vangelo: «La luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno amato più le tenebre che la luce». Papa Francesco spiega che «la venuta di Gesù nel mondo provoca una scelta: chi sceglie le tenebre va incontro a un giudizio di condanna, chi sceglie la luce avrà un giudizio di salvezza. Il giudizio è la conseguenza della scelta libera di ciascuno: chi pratica il male cerca le tenebre, il male sempre si nasconde, si copre, chi fa la verità cioè pratica il bene viene alla luce, illumina i cammini della vita. Chi cammina nella luce, chi si avvicina alla luce non può fare altro che buone opere. La luce ci porta a fare delle buone opere».

Tanto più durante la Quaresima  nella quale, con più impegno, dobbiamo «accogliere la luce nella nostra coscienza, in particolare nel Sacramento della Riconciliazione, per aprire i nostri cuori all’amore infinito di Dio, alla sua misericordia piena di tenerezza e di bontà. Non dimenticate che Dio perdona sempre se solo con umiltà noi chiediamo il perdono. Così troveremo la vera gioia e potremo rallegrarci del perdono di Dio che rigenera e dà vita».

 
 
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