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sabato 23 ottobre 2021
 
 

"Liberate le suore rapite"

17/12/2017  L'appello del Papa, nel corso dell'Angelus, per la liberazione delle religiose rapite in Nigeria. Poi la benedizione dei Bambinelli, secondo la tradizione romana, da mettere nel presepio.

Un appello perché vengano subito liberate le sei suore del Cuore Eucaristico di Cristo, rapite circa un mese fa dal loro convento a Iguoriakhi, in Nigeria. Papa Francesco rivolge l’attenzione a loro ricordando che prega incessantemente per le religiose e «per tutte le altre persone che si trovano in questa dolorosa condizione: possano, in occasione del Natale, ritornare finalmente alle loro case».

Al termine dell’Angelus benedice anche i Bambinelli del presepe portati dai piccoli della capitale. Prima, però, parla di gioia ricordando che questa è chiamata, appunto, «domenica della gioia».

Per cogliere questo spirito, dice Bergoglio, occorrer avere tre atteggiamenti. Fa ripetere a tutta la piazza: «la gioia costante, la preghiera perseverante e il continuo rendimento di

Grazie». Il primo atteggiamento, la gioia costante significa «rimanere sempre nella gioia, anche quando le cose non vanno secondo i nostri desideri, ma c’è quella pace. E anche quella è gioia, è una gioia a livello di suolo, ma è gioia. Le angosce, le difficoltà e le sofferenze attraversano la vita di ciascuno, e tante volte la realtà che ci circonda sembra essere inospitale e arida, simile al deserto nel quale risuonava la voce di Giovanni Battista, come ricorda il Vangelo di oggi». Ma noi sappiamo che la gioia poggia sulla certezza che il deserto è abitato dal Signore che è venuto a «portare il lieto annuncio ai miseri, a fasciare le piaghe dei cuori spezzati, a proclamare la libertà degli schiavi, la scarcerazione dei prigionieri, a promulgare l’anno di grazia del Signore».

Il secondo atteggiamento sul quale si basa la gioia del Messia è «la preghiera perseverante. Per mezzo della preghiera possiamo entrare in una relazione stabile con Dio, che è la fonte della vera gioia. La gioia del cristiano non si compra, non si può comprare, viene dalla fede e dall’incontro con Gesù Cristo, ragione della nostra felicità. Quanto più siamo radicati in Cristo, quanto più siamo vicini a Gesù tanto più ritroviamo la serenità interiore, pur in mezzo alle contraddizioni quotidiane».

Infine il «continuo rendimento di grazie, cioè l’amore riconoscente nei confronti di Dio. Egli infatti è molto generoso con noi, e noi siamo invitati a riconoscere sempre i suoi benefici, il suo amore misericordioso, la sua pazienza e bontà, vivendo così in un incessante ringraziamento».

Di gioia aveva parlato anche nella mattinata incontrando i bambini del dispensario Santa Marta. «La gioia dei bambini… La gioia dei bambini è un tesoro. I bambini gioiosi… E dobbiamo fare di tutto perché loro continuino a essere gioiosi, perché la gioia è come una terra buona», aveva detto invitandoli a manigiare i quattro metri di pizza che aveva fatto portare loro.

«Un’anima gioiosa è come una terra buona che fa crescere bene la vita, con buoni frutti», aveva detto Francesco. Agli adulti aveva poi raccomandato di non rattristarli «Quando i bambini vedono che ci sono problemi a casa, che i genitori litigano, soffrono. Non rattristare i bambini. Devono crescere sempre con gioia» e di farli crescere vicino ai nonni: «Fateli parlare con i nonni. I due estremi della vita. Perché i nonni hanno memoria, hanno radici, e saranno i nonni a dare le radici ai bambini. Per favore, che non siano bambini sradicati, senza memoria di un popolo, senza memoria della fede, senza memoria di tante cose belle che ha fatto la storia, senza memoria dei valori. E chi aiuterà i bambini a fare questo? I nonni. Che parlino con i nonni, con gli anziani». Infine aveva invitato: «Insegnate loro a parlare con Dio. Che imparino a pregare, a dire quello che sentono nel cuore».

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