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sabato 04 dicembre 2021
 
A dieci anni dall'omicidio della missionaria
 

Annalena, innamorata dei "brandelli d'umanità"

07/10/2013  Il 5 ottobre 2003 veniva uccisa a Borama, nel Somaliland, la missionaria laica Annalena Tonelli. Un commando islamico somalo le sparò alla testa, ponendo fine a una vita dedicata ai poveri e ai malati nel Corno d’Africa. La Chiesa italiana nel Convegno ecclesiale di Verona l'ha indicata come testimone di speranza del XX secolo.

Di se stessa diceva questo: «Volevo seguire Gesù e scelsi di essere dei poveri». Così, dopo la laurea in legge, a 26 anni, si trasferisce nel Corno d’Africa per assistere i malati di tubercolosi. Una missione che le costerà la vita.

Annalena Tonelli
, infatti, viene uccisa il 5 ottobre 2003, dieci anni fa, mentre tornava nella sua stanzetta nell’ospedale per ammalati di tubercolosi di Borama, nel nord della Somalia, l’attuale Somaliland, dopo 35 anni vissuti in mezzo a quel popolo. Aveva 60 anni, più della metà trascorsi in Africa come missionaria laica.

Numerose le iniziative organizzate a Forlì, sua città natale e dove ha sede il “Centro per la pace”, per ricordarla. Nel 1984 è costretta a lasciare il Kenya dopo aver denunciato i massacri che il governo aveva ordinato contro una tribù di nomadi.

Le sue denunce pubbliche fermarono le stragi e lei venne arrestata e portata davanti alla Corte marziale prima di fuggire via perché finita nel mirino delle imboscate dell’esercito. «Ho sperimentato più volte nel corso della mia ormai lunga esistenza», ha scritto, «che non c'è male che non venga portato alla luce, non c'è verità che non venga svelata. L'importante è continuare a lottare come se la verità fosse già fatta e i soprusi non ci toccassero, e il male non trionfasse».

I poveri, per lei, erano “brandelli di umanità”. Da abbracciare, accudire, difendere, se necessario, dai soprusi chiamandoli anzitutto per nome.

Dopo Merca, dove nel 1995 viene assassinata la dottoressa della Caritas Italia Graziella Fumagalli, si sposta a Borama, nel Somaliland. Gestisce un ospedale con 250 posti letto (centro di riferimento di tutta la regione, Etiopia e Gibuti compresi), una scuola di Educazione Speciale (263 studenti) per bambini sordi, ciechi e disabili (unica in tutta la Somalia), un programma contro le mutilazioni genitali femminili (infibulazione), cura e prevenzione Hiv/Aids, assistenza ai fuori casta, orfani, poveri.

La sua fine è stata una vera e propria prova di martirio come ha spiegato a Radio vaticana Miela Fagiolo d’Attilia, coautrice del libro Io sono nessuno, sulla figura della missionaria: «Molte volte, nella vita, fu picchiata, rapita, minacciata, derubata perché la sua testimonianza di amore creava molte turbative all’interno di un contesto omogeneo musulmano, somalo, clanico, già diviso dalle rivalità claniche. Era amata e odiata al tempo stesso!».

In una delle sue rarissime uscite pubbliche, in occasione della Giornata internazionale per il volontariato, così descrisse gli inizi e il senso della sua missione: «Sono laureata in giurisprudenza in Italia e sono abilitata all'insegnamento della lingua inglese nelle scuole superiori in Kenya. Ho certificati e diplomi di controllo della tubercolosi in Kenya, di medicina tropicale e comunitaria in Inghilterra, di leprologia in Spagna. Ho lasciato l'Italia nel gennaio del 1969. Da allora vivo al servizio dei somali. Volevo seguire Gesù e scelsi di essere per i poveri. Per Lui feci una scelta di povertà radicale, anche se povera come un vero povero io non potrò mai esserlo. Vivo il mio servizio senza un nome, senza la sicurezza di un ordine religioso, senza appartenere a nessuna organizzazione, senza uno stipendio, senza versamento di contributi per quando sarò vecchia. Ma ho amici che aiutano me e la mia gente, soprattutto quelli del Comitato contro la fame nel mondo di Forlì».

«Partii decisa a "gridare il Vangelo con la mia vita" sulla scia di Charles de Foucauld, che aveva infiammato la mia esistenza», disse ancora. «Trentatre anni dopo, grido il Vangelo con la mia sola vita e brucio dal desiderio di continuare a farlo sino alla fine. Questa la mia motivazione di fondo, insieme a una passione da sempre invincibile per l'uomo ferito e diminuito senza averlo meritato, al di là della razza, della cultura e della fede».

Nel giugno 2003, Annalena Tonelli viene insignita dall'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati del prestigioso premio Nansen per l'assistenza ai profughi (Nansen Refugee Award).

Il 5 ottobre 2003, nell'ospedale da lei stessa fondato a Borama, in Somalia, Annalena Tonelli è uccisa a colpi d'arma da fuoco da un commando islamico somalo (chiamato Al-Itihaad al-Islamiya).

Due settimane dopo lo stesso gruppo uccide  gli operatori umanitari britannici Dick e Enid Eyeington all'interno della scuola dove lavorano, SOS Sheikh Secondary, nel nord-ovest della Somalia.

Durante il Convegno ecclesiale di Verona è stata indicata dalla Chiesa italiana tra i testimoni di speranza del XX secolo.

 
 
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