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Ansia da coronavirus: i consigli dello psicologo per evitare il panico

13/03/2020  Lo psicologo clinico Damiano Rizzi che lavora nell'oncologia pediatrica del san Matteo è abituato a sostenere le persone che vivono uno stato di forte angoscia per la salute dei propri cari: «E' una competizione che la scienza vincerà, ci vuole fiducia e tempo. Continuiamo a dedicare attenzione anche ad altro, e attiviamo il nostro pensiero razionale con le giuste conoscenze»

Ansia, angoscia, paura, stress, fino a vere e proprie crisi di panico. Le nostre emozioni sono messe a dura prova dall’allarme generato dal coronavirus. Ne abbiamo parlato  con lo psicologo clinico Damiano Rizzi , presidente della onlus  Soleterre all’interno dell’oncologia pediatrica del San Matteo di Pavia e che quindi è specializzato nel sostegno di persone che convivono con una minaccia per la salute dei propri cari. 
«Il dilagare dell’epidemia ci fa sentire tutti minacciati» dichiara, «l’80-90% della popolazione è invasa dalla paura. In noi si mettono in modo delle difese che partono dal nostro sistema rettiliano, quello legato all’istinto e che abbiamo in comune con tutti gli animali.  Per rispondere a una minaccia ci attiviamo, e questo ci crea agitazione e ansia. Ognuno mette in atto delle difese, che vanno dalla negazione del pericolo al barricarsi in casa lavandosi venti volte al giorno. A differenza della minaccia che si può riscontrare in natura dove il pericolo è tangibile (per esempio il leone per il cacciatore), qui si tratta di un nemico invisibile, e questa attivazione di adrenalina e cortisolo non ha un vero e proprio sfogo esterno. Il rischio è che ci sia un rallentamento del pensiero e che si mettano in atto operazioni dannose come è stato per il saccheggio dei supermercati o l’assalto alle stazioni». In questi giorni c’è un aumento di persone che si rivolgono a psicologi e psichiatri e molti psicologi stanno offrendo assistenza gratuita a distanza. Ma qual è il migliore atteggiamento mentale, a livello razionale, per contenere il livello della paura?
«Dobbiamo innanzitutto togliere dal nostro vocabolario la parola guerra che evoca scenari catastrofici. Io ci sono stato in zone di guerra, e vi assicuro che è tutta un’altra situazione. Qui si parla di competizione della scienza contro un fenomeno naturale che necessita di tempo per essere conosciuto e neutralizzato. Il nostro sistema sanitario è uno dei migliori al mondo, e i nostri medici non sono soli, ma in costante contatto con tutta l comunità scientifica internazionale che sta lavorando a sconfiggere questa malattia. Occorre acquisire le giuste conoscenze, rivolgendosi solo alle fonti ufficiali. E pensare prima di agire. È importante condividere con il nostro gruppo e non decidere da soli. E dobbiamo continuare il più possibile a condurre una vita normale pensando anche ad altro, attivando delle risorse nuove che ognuno di noi ha e che può mettere in campo. E ricordarci che è una situazione momentanea».
Se per tutti il coronavirus è una minaccia ancora di più lo è per i bambini malati di tumore che sono normalmente immunodepressi: nei reparti in cui sono ricoverati l’uso della mascherina è la normalità. 
«I loro genitori stanno vivendo un grande livello di angoscia.  Le mamme che assistono i bambini non possono più uscire né vedere gli altri figli. Noi di Soleterre stiamo potenziando il servizio, aumentando il numero degli psicologi a disposizione. E attuando anche un supporto a distanza. E contemporaneamente stiamo dando una mano anche in altri reparti». 
Il dottor Damiano Rizzi  conclude la nostra chiacchierata con una frase motivazionale molto bella: «tutte le perone giocano nella stessa squadra e il premio più grande è la vita» 

 
 
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