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giovedì 11 agosto 2022
 
 

Ansia e attesa per Greta e Vanessa

22/08/2014  Sono giorni e ore di attesa per le due giovani cooperanti rapite in Siria il primo agosto. E la tensione è salita dopo il video shock del reporter americano decapitato dai terroristi e l'annuncio della presenza di due donne tra gli ostaggi dell'Isis

C’è ansia e attesa per Greta Ramelli e Vanessa Marzullo, le due ragazze ventenni volontarie rapite in Siria il primo di agosto, dopo il video shock in cui viene decapitato il reporter americano per mano dei terroristi e l’annuncio della presenza di due donne italiane tra i quattro ostaggi stranieri sequestrati dai militanti dello Stato islamico vicino Aleppo negli ultimi giorni. Le notizie che arrivano sono le più disparate se secondo al-Quds al-Arabi, il quotidiano panarabo edito a Londra, le due cooperanti stanno bene e potrebbero essere presto liberate mentre il Guardian annuncia che sono nelle mani dell’Isis. La visita, infine, del premier italiano Matteo Renzi a Baghdad e la netta presa di posizione per fronteggiare la minaccia terroristica contro l’Occidente armando la resistenza e schierandosi quindi al fianco dei peshmerga curdi non possono, benché necessarie, che alzare la tensione.

Il padre di Vanessa, però, Salvatore Marzullo, si è detto fiducioso: «Sono tranquillo, credo che a breve rivedremo Vanessa e Greta». E ancora: «mia figlia è una persona buona e sarà ricambiata. Speriamo di riabbracciarla al più presto. Speriamo che questa brutta vicenda si chiuda il più presto possibile». Lui che l’ultima volta che l’ha sentita era il 31 luglio, la sera prima che la rapissero. «Quella sera al telefono aveva la voce felice. Era contenta del suo progetto e decisa a portarlo avanti». Per lei «aiutare il prossimo è la cosa più bella, e prima di partire era entusiasta di poterlo fare». «Vanessa - ha voluto ricordare il padre - è andata là per aiutare quelle persone che ha sempre ritenuto per bene, ottima gente. Per aiutare quei bambini che riteneva fossero come la sua famiglia. Ha sempre stimato il popolo siriano e ha agito con il cuore. Ora penso che, con il cuore, ricambieranno». Non resta che sperare.   

 
 
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