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lunedì 25 ottobre 2021
 
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Antonella Palmisano, la piccola marciatrice cresciuta nella lezione di don Lorenzo Milani

06/08/2021  Nel 2010 Famiglia Cristiana andò a conoscere una società sportiva di Mottola (Taranto) in cui un maestro cresceva giovani marciatori tenendo a mente la lezione di don Lorenzo Milani. Vi riproponiamo quel racconto. C'era anche Antonella fresca diciottenne.

Era la primavera del 2010, a Mottola pioveva. Famiglia Cristiana andò a scoprire una piccola società di atletica intitolata a don Lorenzo Milani. Lì stava crescendo mariciatori in erba, la loro punta di diamante era una diciottenne di nome Antonella Palmisano, oggi Fiamme Gialle, allenata da Patrizio Parcesepe. Vi riproponiamo quel racconto nel giorno più bello.

Anche da un binario morto si può imparare a vivere. A patto di avere chi te lo insegna. E di sapere dove si vuole andare. Alla scuola di marcia di Tommaso Gentile, a Mottola, cocuzzolo di collina tra Bari e Taranto, il binario morto è perfetto per tenere il passo: due traversine una falcata, così nessuno sbaglia. Non è che lo suggeriscano i manuali di marcia, ma ci si arrangia con quel che c’è. Per allenarsi va bene tutto: la spiaggia, il bosco, le stradine saliscendi del centro, con la pietra che diventa lucida sotto la pioggia, e appunto il binario morto. Per i piccoli quando piove si apre la palestra della scuola elementare, i grandi si allenano all’acqua. Solo da poco gli atleti più o meno in erba hanno sulla tuta il logo Terra Jonica, segno di un piccolo aiuto dalla Provincia di Taranto, ma il più è volontariato, dispendioso anche. Tommaso Gentile, allenatore che più di strada non si può (la sede della società è di fatto un pulmino carta da zucchero), ha imparato la sua filosofia da don Lorenzo Milani e la applica alla marcia, che poi è un pretesto come un altro per insegnare delle cose lungo il percorso. E infatti la società si chiama Polisportiva Don Milani: «Il mio obiettivo», spiega Gentile con l’aria di chi non è abituato a raccontarsi, «non è far crescere campioni, ma persone, se poi vengono i campioni tanto meglio. Ma non è la cosa più importante».

E, infatti – i ragazzi confermano passandosi parola l’un l’altro –, la lista delle priorità è nell’ordine: famiglia, scuola, sport: «Tommaso va a parlare con i nostri professori e maestri, e se scopre che ci comportiamo male a casa o a scuola sono dolori». Gentile lo è di nome e di fatto ma se serve conosce la ruvidezza: «Divento durissimo se mi prendono per il naso, se capisco che usano me e l’allenamento come paravento per nascondere qualcosa ai genitori, perché questo incrina il rapporto di fiducia. Io sono uno che a 50 anni se sbaglia chiede scusa a dei ragazzini, ma pretendo la stessa trasparenza». I ragazzi vanno dai sei anni di Giuseppe ai 18 di Antonella Palmisano, la “chioccia”, come dice Tommaso, ma anche la punta di diamante che il mondo dell’atletica che conta osserva con grande interesse. «Come alla scuola di Barbiana, dove non sono mai stato ma dove sogno di portare i ragazzi, qui i grandi insegnano ai piccoli e, fatte le debite propor-zioni, si sta insieme. Antonella senza i piccoli non sarebbe dov’è». E lei conferma. L’entusiasmo con cui arrivano tutti semplicemente per la faticaccia di marciare dice più delle parole: «Qualcuno», continua Gentile, «viene come si va in ludoteca perché sta bene con gli altri, ma è sempre meglio che stare in strada. Ricordo una bambina dei primi tempi, ci guardava sempre da lontano. Stava alla pioggia e sbirciava, quando la invitavo ad avvicinarsi, bestemmiava. E io niente, il giorno dopo la invitavo ancora. Finché si è inserita nel gruppo. Sono fiero di come è cresciuta, è diventata una donna forte».

La storia della Don Milani risale a un libro portato a Tommaso da un amico: «Stavo facendo un percorso spirituale, mi sono imbattuto in Lettera a una professoressa e nelle Lettere alla madre di don Milani e ho capito che non mi bastava fare l’imprenditore immobiliare e il padre di tre figli, dovevo fare qualcosa per i ragazzi. Mi piaceva correre e sono partito da lì. La marcia è venuta dopo, con un ragazzino che non amava correre. L’ho iscritto a una gara di marcia, ma non sapeva marciare e l’hanno squalificato. La sua delusione ha innescato il resto. Ho capito che nessuno avrebbe dovuto più stare male per quello che non avevo saputo insegnargli e ne ho fatto un punto d’onore». I risultati si vedono. Antonella Palmisano, appena entrata in Guardia di finanza, non è l’unica: Giovanni Renò, Anna Clemente, Leonardo Serra sono già nell’orbita della Nazionale, Giada Scarano ha il primato italiano sui duemila metri categoria ragazzi e ormai Gentile sta nel giro degli allenatori azzurri. Ma lo stile resta atipico: «Dopo ogni gara facciamo il processo: tutti in cerchio parliamo di com’è andata. Una volta mentre festeggiavo il successo di una ragazza mi è arrivato da un’altra un Sms piccato di gelosia. Il giorno dopo ho letto a tutti quanti la lettera a Pipetta di don Milani. Dopo un po’ mi è arrivato un altro Sms di scuse, firmato Pipetta. Era la stessa di prima che aveva capito che stavo leggendo a tutti, ma parlando a lei. Leggo spesso con loro, di tutto, anche le cose che piacciono a loro, Moccia per dire, poi però ne discutiamo insieme. Non ho una formazione accademica ma amo i libri: ne compro sempre due o tre copie e poi li semino». Qualcosa da qualche parte germoglia, sul pulmino si parla di tutto, ogni spunto è buono per confrontarsi e i cellulari sono spenti, benché nessuno lo pretenda. Se poi arriva, come arriva, la partecipazione alla Coppa del mondo di marcia in Messico, proprio in questi giorni, tanto meglio. Da Mottola a Chihuahua fanno a spanne 10 mila km. Ecco dove portava il binario morto. E non sarà certo l’ultima stazione. Elisa Chiari

Ps. La stazione, in effetti era molto più lontana, a Tokyo, nel 2021: una stazione tutta d'oro

(In alto: Antonella Palmisano, Medaglia d'oro nella Marcia alle Olimpiadi di Tokyo 2020. Foto ANSA)

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