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giovedì 23 settembre 2021
 
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Antonello, l'angelo dei migranti elogiato dal Papa e dal FT

02/03/2015  Il Financial Times racconta il dramma dei barconi nel Mediterraneo attraverso il ritratto di uno soccorritore, il tenente di vascello Antonello Fava, che la notte di Capodanno lasciò moglie e figlia per salvare 800 siriani nel mare in tempesta. Un gesto elogiato anche da Bergoglio durante l'incontro con la Guardia Costiera

Come lui, ce ne sono tanti altri. Undicimila per la precisione. Uomini e donne di mare che rischiano in prima persona per salvare vite umane strappandole al mare killer e ai cinici trafficanti di morte pattugliando una superficie del Mediteraneo grande quanto l’Italia. Uno di loro li rappresenta tutti. È il tenente di vascello Antonello Fava, 35 anni, originario di Taranto, che la notte di Capodanno ha guidato il salvataggio della nave Blue Sky con centinaia di migranti siriani a bordo. È a lui, ma non solo ovviamente, che si riferiva papa Francesco quando qualche settimana fa ha ricevuto a Santa Marta alcuni ufficiali e sottufficiali della Guardia costiera italiana per ringraziarli «perché», ha detto, «rischiate la vita, lasciate la famiglia, un giorno, un capodanno, un giorno di festa e poi, senza sapere se si possono salvare questi. E poi, quando tornate, l’accusa di tanta gente: “Perché perdere tempo? Finiamola con questo!”».

Alla vigilia di Capodanno, Antonello Fava ha lasciato la moglie incinta e la figlioletta di 18 mesi per saltare nel mare in tempesta e portare aiuto a circa 800 migranti siriani a bordo del Blue Sky, un mercantile battente bandiera moldava, guidato da scafisti armati. Il mare era in tempesta con le onde alte anche sei metri.

Un salvataggio che gli è valso un lungo ritratto sul Financial Times del 27 febbraio scorso nella sezione “Person in the news” nel quale Fava ha raccontato le peripezie di quella notte e il salvataggio quasi da film. «Non c’era molto tempo, pioveva, c’era vento e il mare in burrasca», ha detto, «abbiamo preso gli elicotteri insieme a due colleghi e siamo arrivati sul ponte e poi nella sala di controllo». Tempo 20 minuti e l’imbarcazione avrebbe colpito la costa causando un enorme tragedia umana. Gli scafisti se ne erano andati, lasciando i comandi bloccati a otto, nove nodi e in rotta di collisione con la costa.

«Non so se i passeggeri sapessero quanto erano in pericolo, ma erano chiaramente in difficoltà dopo un lungo viaggio in quelle condizioni terribili», ha detto Fava al quotidiano della City. Che sui migranti ha spiegato: «Si parla spesso di loro, bisogna ascoltare le loro storie, mentre noi li portiamo a terra e capire che cosa li porta ad affrontare questi viaggi che sono spesso mortali».

Quanto ai flussi migratori e le polemiche sulla fine dell’operazione Mare Nostrum per Triton, Fava ha detto qual è il suo compito: «Noi guardie costiere siamo al servizio di tutti coloro che viaggiano per mare». Infine, ha rivelato, che ogni volta che parte per una missione Fava pensa a chi ha lasciato a casa: «La famiglia è importante perché alla fine di giorni e mesi di lavoro, anche se non capiscono, ti appoggiano»

 
 
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