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Calcio&calcioni
 

Antonio Conte uno di noi

30/03/2015  Dopo le polemiche, anche le minacce per il Ct della Nazionale. Che per questo dev'essere "adottato" da tutti coloro che vogliono tifare senza dover anche odiare. Quelli come noi

Antonio Conte durante la partita pareggiata dall'Italia con la Bulgaria (Reuters).
Antonio Conte durante la partita pareggiata dall'Italia con la Bulgaria (Reuters).

Ultime notizie dal pianeta Italia: la Digos (ovvero la Divisione Investigazioni Generali e Operazioni Speciali della Polizia) deve indagare su una serie di insulti e pesanti minacce che, dall'arrogante distanza di Internet, sono state rivolte ad Antonio Conte, ex allenatore della Juventus e attuale commissario tecnico della Nazionale. Gli autori di quest'ultima prodezza italica sono ovviamente anonimi. Ma si spera che tale privilegio sia provvisorio, e che la Digos riesca a identificarli. 

Viene in mente la vecchia battuta: abbiamo toccato il fondo e ora cominciamo a scavare. Difficile pensare che si possa scendere più in basso quanto a civiltà sportiva e a civiltà in genere. non la pensiamo, ovviamente, come quelli che hanno subito scritto che i siti e i profili da cui queste minacce sono partite "non hanno nulla a che vedere con il mondo del calcio". E chi lo dice?

Ci pare piuttosto vero il contrario. Intanto, è il mondo del calcio che ha a vedere con tutto il resto: con l'economia, per esempio. Con il costume. Con la vita sociale. E poi, cari amici del "nulla a che vedere", avete dato un'occhiata ai giornali, ultimamente? Risse tra genitori o caccia all'arbitro nelle partite dei ragazzini. "Pessotto devi morire" nel derby Primavera tra Torino e Juventus, rivolto a un ex campione (che vestì sia la maglia granata sia quella juventina) poi messo a dura prova (per fortuna superata) dalla vita. Il caso Parma. I giocatori della Roma chiamati a pubblica gogna sotto la curva perché il campionato gira male. Chi lo dice che questo non è il calcio, che questo non è il brodo di coltura di queste ultime inciviltà?

Sullo sfondo, ovviamente, le polemiche tra Conte e la sua vecchia società, la Juventus, e in prospettiva la partita amichevole con l'Inghilterra, proprio a Torino, nello stadio che fu suo. Il che, altrettanto ovviamente, non vuol dire che le minacce a Conte arrivino necessariamente da tifosi della Juventus. Potrebbe essere chiunque. Il che complica forse le indagini e di sicuro peggiora le cose, almeno per chi ama tifare senza dover anche odiare. 

Ancora una volta, comunque, viene fuori la vecchia regola. Non sono le passioni a qualificarci, ma il modo di viverle. La passione accomuna i tifosi ubriaconi e vandali arrivati qualche settimana fa dall'Olanda a questi figuri che minacciano Conte. Lo stile dell'uomo Conte, che a Torino se ne esce da solo per andare a prendere un caffè in centro, accomuna l'allenatore a quei tifosi che, memori dei suoi record juventini, lo hanno riconosciuto e applaudito. Non è che il primo mondo non c'entra col calcio e il secondo sì. E' che il primo non c'entra con la società civile, ecco tutto. Parola di vecchio cuore granata.

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