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giovedì 18 agosto 2022
 
Aziende virtuose
 

«Anziani sì, ma senza paura»

02/01/2017  Indagine di Stannah Montascale. Un’azienda che aiuta chi ha problemi di mobilità. Ed entrando nelle case scopre che dietro ogni persona ordinaria c’è una storia straordinaria

C’è chi ha scoperto che entrare nelle case delle persone anziane o più giovani con problemi di mobilità, bisognose in ogni caso di liberarsi dalla barriere architettoniche che limitano la loro libertà, non significa soltanto vendere e installare un prodotto come un montascale. Chi varca la porta delle loro abitazioni capisce subito che l’incontro non si risolverà con un rapporto puramente commerciale ma ci sarà, per fortuna, molto di più.

Ci può essere, poi, chi in un periodo più difcile di altri, dopo la perdita del proprio padre, si sente chiedere dai figli qual è il senso della vita. E non sa come replicare. Ma vorrebbe dar loro una risposta.

E se queste due istanze si incontrano, ciò che ne scaturisce è un progetto semplicissimo e affascinante al tempo stesso. Che nasce dal desiderio di valorizzare il prezioso materiale raccolto da un’azienda che in oltre vent’anni ha incontrato 170 mila famiglie sparse per il nostro Paese e dal voler trovare una risposta. Così Stannah e Marco David Benadì hanno dato vita a Stannahracconta raccogliendo, tra le centinaia di vicende umane individuate, nove storie di “donne e uomini straordinariamente ordinari” nel volume Su e giù per la vita (Baldini & Castoldi, pp. 230, euro 14,00). L’aspetto umano di questo mestiere è chiaro a Giovanni Messina, amministratore delegato di Stannah montascale: «Aiutiamo a ricuperare autonomia e contemporaneamente, instaurando una relazione, scopriamo che c’è un patrimonio alle spalle dei nostri clienti. Tra loro abbiamo scovato dei combattenti e abbiamo deciso di celebrare le loro battaglie».

LO SPECCHIO DEL PAESE

Sul blog www.stannahracconta.it molte storie e aggiornamenti continui. Ma ci sono voluti due anni di gestazione e poi sette mesi su e giù per la penisola per raccontare quelle scelte per il libro. Penna tra le dita a Benadì e telecamera o macchina fotografi…ca in mano ad Alessandro Pession. E il risultato è una carrellata di volti e risvolti umani sorprendenti: «Nel volume dipingo nove ritratti» spiega l’autore. «Dal Nord al Sud, dalla cultura imprenditoriale alla semplicità contadina».

È stato facile parlare con loro. Anche con quelli inizialmente più severi: «La signora Clotilde Spanio, classe 1924, quando mi sono presentato nella sua casa di Venezia mi ha sgridato. Secondo lei eravamo in ritardo. Ma il gelo iniziale si è sciolto e nel suo salone, tra mobili antichi e opere d’arte, ho capito chi era. Una che rifiutò all’università un trattamento di favore per via del suo cognome e preferì sentirsi “felice e bocciata” come gli altri». Una donna da cui traspare la forza necessaria per scegliere di studiare e diventare medico in un’epoca in cui le ragazze venivano cresciute per fare le mogli e le mamme. «Dalla signora Clotilde abbiamo un piccolo scoop. Aveva esaminato l’elettrocardiogramma di papa Luciani. Con buona pace dei complottisti se lo ricorda perfettamente. Giovanni Paolo I era davvero cardiopatico e aveva già avuto un infarto».

Il racconto di Benadì si snoda così tra i nove ritratti come un lungo dialogo con il padre che non c’è più ma con cui condivide le sue impressioni. Come il senso di serena semplicità che trasmette la signora Maria Carbone in Sicilia: «Mi ha raccontato la felicità di aver vissuto appieno la vita, e soprattutto la gioia di aver lavorato duramente, lei e il marito, per riuscire a dare ai fi€gli ciò che loro non hanno mai avuto».

E in questa Commedia umana Benadì ricorda anche gli altri protagonisti del suo libro: Il postino Antonio Tonti: «Se fossi un regista sarebbe una mia scoperta. Come l’ha de€nito il genero, è il Benigni del Sannio»; Roberto Catinari: «Il maître chocolatier, la sua è una storia d’amore con il cacao tra la Svizzera e l’Italia»; Maria Valeriani: «Un inno alla vita. Avrebbe dei motivi seri per lamentarsi, ma non l’ho mai sentita dire neanche una parola amara »; Cesare Mancinelli: «L’agronomo che sussurra alle palme, il più tecnologico di tutti, usa WhatsApp e Skype senza problemi»; Carlo Barburini: «È il sociologo che non ama i muri perché lui è europeo, italiano, €fiorentino dell’universo»; Giuseppe Nardini: «L’uomo della grappa. Sa coniugare impresa e popolarità ed è il simbolo di un’Italia sana e coraggiosa»; e in€fine Sergio Gonella: «Energia e umiltà nell’arbitro di una delle €finali mondiali più discusse della storia, quella del 1978 tra Argentina e Olanda».

PAURA PER IL FUTURO

  

Benadì confessa che da questo suo piccolo trattato di sociologia le donne escono vincitrici: «Senza offendere nessuno, sono più fresche e brillanti, hanno maggior peso speci€co di molti uomini, sono moderne, con una visione più aperta della vita e conoscono l’importanza della memoria». Ma uomini e donne hanno alle spalle la storia e guardano avanti con una certa preoccupazione: «Soprattutto per i giovani. Riconoscono di aver vissuto momenti diffi€cili ma di avere avuto molte più possibilità di costruire il proprio futuro. Sono scettici su quello dei loro nipoti».

E i consigli? Di solito gli anziani ne dispensano molti, «mi hanno invitato a vivere con passione, a credere in me stesso e ad avere il senso della famiglia». I valori in cui hanno dichiarato di credere sono quelli autentici e genuini di chi ha vissuto: «Hanno tutti mostrato grande attaccamento alla patria e alle proprie radici. Un vero legame con la terra. E tra i personaggi più citati ho ritrovato papa Wojtyla e Madre Teresa».

Adesso possiamo chiedere a Benadì se dopo un viaggio così lungo ha trovato la risposta che cercava. Qual è il senso della vita?

«Ho €nalmente capito che non c’è una risposta. Ce ne possono essere nove o più. Ma posso però spiegare, fi€nalmente, ai miei bambini, da dove viene l’amore e perché la vita è un viaggio meraviglioso».

 
 
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