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mercoledì 15 luglio 2020
 
Salute e privacy
 

App Immuni, che cos'è, come funziona, quali problemi pone

21/04/2020  Tracciamento dei contatti, potrebbe essere una delle chiavi per arrivare alla "fase 2" del controllo dell'epidemia, ma il supporto tecnologico fa discutere per una serie di ragioni, vediamone pro e contro

Si tratta di un’applicazione per smartphone, sviluppata dall’azienda italiana Bending spoons,per sistemi operativi android e iOs, che il Governo ha scelto come ausilio tecnologico per agevolare la cosiddetta “fase due” dell’emergenza, per tracciare i contatti e tenere sotto controllo l’epidemia anche in caso di maggiore movimento delle persone. L’ordinanza per procedere alla stipula del contratto di concessione gratuita della licenza è stata firmata dal Commissario Arcuri il 18 aprile.

A CHE COSA SERVE

Serve al tracciamento dei contatti: presupponendo che le persone circoleranno di più, la app, utilizzando la tecnologia blue tooth come prescrivono le linee guida europee, dovrebbe essere in grado di ricostruire la mappa delle persone venute a contatto con un contagiato a meno della distanza di sicurezza, consentendo così di avvisarle e mettere in atto le precauzioni del caso. In questo senso la app avrà anche una seconda sezione in cui le persone potranno annotare il proprio stato di salute e gli eventuali sintomi. Tutto questo, stando alle direttive europee e alle richieste del Garante della privacy, senza che però per il tracciamento dei contatti sia necessario geolocalizzare i singoli utenti e i loro spostamenti, tenendo conto del fatto che: «Raccogliere dati sugli spostamenti di una persona durante il funzionamento di un'app di tracciamento dei contatti configurerebbe una violazione del principio di minimizzazione dei dati, oltre a comportare gravi rischi in termini di sicurezza e privacy.

COME FUNZIONA

  

«Quando uno dei soggetti che ha scaricato l’app», scrive Agendadigitale.eu, «risulta positivo al virus, gli operatori sanitari gli forniscono un codice con il quale questi può scaricare su un server ministeriale il log degli ID con cui è stato in contatto nei giorni precedenti (a un metro, per un numero sufficiente di secondi), così da consentire il loro “abbinamento” agli utenti che hanno scaricato l’app». Un algoritmo dovrebbe “correggere” il rischio di segnalazione dei contatti troppo brevi evitando così “falsi positivi”. A quel punto a chi avesse avuto contatti a rischio dovrebbe arrivare una notifica da parte delle autorità sanitarie con il protocollo da seguire, la tecnologia dovrebbe rilevare la distanza tra due smartphone limitata a pochi metri come accade con blue tooth, sempre senza che si venga mai a conoscere l’identità delle persone interessate, protette dal codice alfanumerico che identifica il telefono e che dovrebbe andare a finire nel server senza che si possa vedere a chi appartiene.

CHE NE DICE IL GARANTE DELLA PRIVACY

Il Garante della privacy italiano Antonello Soro ha espresso, in sedi diverse, sul tema, pareri informali (in attesa di avere il quadro normativo completo per esprimerne uno formale) in linea con le linee guida europee (vedi Lettera della Presidente del Comitato Europeo per la Protezione dei Dati alla Commissione europea sul Progetto di linee-guida in materia di app per il contrasto della pandemia dovuta al Covid-19). I punti salienti di queste considerazioni sono: l’adesione volontaria da parte del cittadino (perché non si può imporre a tutti di avere uno smartphone né di tenerlo 24 ore acceso), la garanzia che anche quando volontariamente il cittadino scarichi l’app, i dati raccolti non possano essere usati a scopo di coercizione (per esempio per controllare una quarantena); il fatto che l’adozione dell’app sia disciplinata da una legge o da un atto che abbia forza di legge (Legge o decreto legge poi da convertire) assunto a livello centrale: che ci sia cioè un passaggio parlamentare e che si eviti la Legge regionale per impedire il moltiplicarsi di iniziative locali e relativa confusione (a questo proposito si segnala che la Regione Lombardia sta già facendo arrivare sui cellulari l'invito a scariare un'altra app); che si privilegi, rispetto alla geolocalizzazione, la tecnologia blue tooth, meno invasiva in termini di raccolta dati e più efficace nello stabilire i contatti; fermo restando il fatto che i dati raccolti siano protetti da anonimato e che siano temporanei limitati al periodo dell’emergenza.

LE QUESTIONI CONTROVERSE

  

La questione dell’anonimato assoluto è controversa, nel senso che non è chiaro se sarà verosimile rendere i dati del tutto anonimi in modo da rendere impossibile risalire dal codice identificativo del telefono alla persona – cosa che sembra improbabile dato lo scopo dell’applicazione – o se si risolverà il problema dell’identificazione attraverso il meccanismo indiretto di uno “pseudonimo” alfanumerico, che però non è protettivo quanto un anonimato vero e proprio. Altro problema riguarda la minimizzazione dei dati, cioè la raccolta allo stretto necessario e per il tempo minimo possibile: se da un lato sembra chiaro che la raccolta pubblica dia più garanzie rispetto a un server privato, dall’altro un gruppo di 300 esperti si è esposto scrivendo una lettera aperta per chiedere che i dati non siano salvati a livello centralizzato, ma conservati per il tempo necessario all’emergenza, in modo decentralizzato, meno rischioso di un eventuale uso improprio a posteriori rispetto a una banca dati centralizzata.

PER CONVINZIONE NON PER OBBLIGO

Quanto riferito dal Garante della Privacy, direttive europee e perplessità di natura costituzionale stanno inducendo il Governo italiano (i dettagli ancora mancano ma il presidente del consiglio ha confermato che non ci saranno limitaizioni per chi non scaricherà) a escludere preventivamente che il mancato scaricamento dell’app possa portare a imporre limitazioni maggiori a chi non accolga l’invito dell’autorità ad attivarla. Premesso il fatto che non si potrà attivare un meccanismo coercitivo del tipo: se non scarichi ti sanziono (incompatibile con le democrazie occidentali), né di “obbligo mascherato”: se non scarichi non puoi fare questo e quest’altro, invece concesso a chi scarica; gli unici strumenti di persuasione del cittadino potrebbero essere l’aggiunta di servizi riservati a chi scarica (magari in termini di contatti con il medico di famiglia, di possibilità di avere ricette online etc…) e una buona informazione di servizio che faccia comprendere l’utilità dello strumento e che convinca all’adesione.

SARÀ EFFICACE?

  

Dipende dal numero di persone che decideranno di farne uso, perché l’applicazione abbia una reale utilità nel contenimento dell’epidemia si calcola che serva un’adesione come minimo del 60/70% della popolazione, sotto il 60 l’efficacia dello strumento tecnologico sarebbe vanificata. Un altro elemento che potrebbe renderlo meno efficace è la scarsa dimestichezza dei cittadini con il mezzo, difficile infatti valutare l’impatto di efficacia nel caso in cui una persona scarichi, ma poi non porti con sé il cellulare e lo lasci a lungo spento per batteria scarica.

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