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martedì 30 novembre 2021
 
 

A Trastevere appello per l'Irak

15/06/2014  Preoccupazioni del Papa per l'Irak. L'appello di Sant'Egidio per la pace in Medio Oriente, in particolar modo la Siria, è sottoscritto anche da Famiglia Cristiana e La Vie

Invoca ancora una volta la forza della preghiera. Papa Francesco, così come ha fatto in tutte le ultime udienze, non si stanca di tornare sulla guerra in Iraq. E ancora nel Regina Coeli di domenica ha ricordato che sta «seguendo con viva preoccupazione gli avvenimenti di questi ultimi giorni in Iraq». Il Papa invita tutti a «unirvi alla mia preghiera per la cara nazione irachena, soprattutto per le vittime e per chi soffre maggiormente le conseguenze dell’accrescersi della violenza, in particolare per le molte persone, tra cui tanti cristiani, che hanno dovuto lasciare la propria casa. Auspico per tutta la popolazione la sicurezza e la pace ed un futuro di riconciliazione e di giustizia dove tutti gli iracheni, qualunque sia la loro appartenenza religiosa, possano costruire insieme la loro patria, facendone un modello di convivenza».

Un invito che trova larga eco nella comunità cristiana. In particolare nella comunità di Sant’Egidio,
visitata proprio questo pomeriggio da papa Francesco. L’attenzione per l’Iraq tiene banco da tempo nella comunità. Il suo fondatore, Andrea Riccardi, ha diffuso proprio in questi giorni un appello sottoscritto anche da La Vie e da Famiglia cristiana, per la pace in quel Paese, particolarmente nella zona di Mosul dove «un’esplosione di violenza estremista sta compromettendo il successo di un progetto di integrazione religiosa e di sviluppo sociale, basato sulla convivenza e la collaborazione fra cristiani e musulmani, che era un modello per tutto il paese».

Il professor Riccardi, che spiega le ragioni dell’appello nell'editoriale del numero di Famiglia cristiana in edicola il prossimo giovedì, «chiede alla comunità internazionale e al governo iracheno di fare il possibile per interrompere la spirale di violenza che sembra perseguire l’obiettivo di dividere in due il paese mediorientale» e alle agenzie umanitarie che «intervengano sollecitamente in soccorso delle popolazioni in fuga – si parla di centinaia di migliaia di persone, per lo più famiglie con bambini – che si affollano al confine con il Kurdistan, ostacolati dalle milizie del cosiddetto Stato islamico dell’Iraq e del Levante (Isis)».

Un mese fa il presidente del Consiglio provinciale di Ninive, Ahmed Bashar Kitti era stato a Roma, ospite della Comunità
insieme con il deputato cristiano Anwar Hadaya, per discutere dei progetti di integrazione e di sviluppo economico elaborati nella regione. Sant’egidio è particolarmente vicina «ai cristiani perseguitati e in fuga; in particolare al vescovo caldeo di Mosul, Amel Nona, che ha deciso di restare vicino ai suoi fedeli perseguitati, e al nostro amico, il vescovo siro ortodosso Daoud Shalaf. La loro richiesta di aiuto non deve cadere nel vuoto».

 
 
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