logo san paolo
giovedì 26 maggio 2022
 
udienza generale
 

Appello del Papa per Myanmar: «Liberate i leader dell'opposizione»

03/03/2021  Francesco auspica che nel Paese birmano si riprenda la strada della democrazia. Poi parla del suo viaggio in Iraq «per fare un altro passo in avanti sulla strada della fratellanza»

«Non si può deludere il popolo una seconda volta». Papa Francesco parla del suo imminente viaggio in Iraq ricordando il desiderio di Giovanni Paolo II al quale fu impedito di andare e ricorda che «il popolo iracheno ci aspetta. Preghiamo perché questo viaggio si possa fare bene» Sottolinea che «da tempo desidero incontrare quel popolo che ha tanto sofferto, quella Chiesa martire», per fare «insieme con gli altri leader religiosi un altro passo in avanti nella fratellanza». E ancora, riprende le notizie che arrivano da Myanmar auspicando un intervento internazionale per facilitare il dialogo e rilancia l’auspicio della liberazione dei leader dell’opposizione per «riprendere il cammino di democrazia intrapreso negli ultimi anni».

Papa Francesco nei saluti al termine della catechesi del mercoledì sottolinea l’aspirazione alla pace die diversi popoli e la vicinanza di un Dio che è misericordioso.

Meditando sul tema: “La preghiera e la Trinità” sottolinea che è Gesù che ci spalanca le porte verso il mare immenso di Dio Amore. Rivelandoci l’identità di questo Dio che è «Padre, Figlio e Spirito santo». Francesco sottolinea che Gesù stesso ci insegna a pregare Dio Trinità e ricorda che «forse il riconoscimento più commovente della povertà della nostra preghiera è fiorito sulle labbra di quel centurione romano che un giorno supplicò Gesù di guarire il suo servo malato. Egli si sentiva del tutto inadeguato: non era ebreo, era ufficiale dell’odiato esercito di occupazione. Ma la preoccupazione per il servo lo fa osare, e dice: “Signore, io non sono degno che tu entri sotto il mio tetto, ma di’ soltanto una parola e il mio servo sarà guarito”. È la frase che anche noi ripetiamo in ogni liturgia eucaristica. Dialogare con Dio è una grazia: noi non ne siamo degni, non abbiamo alcun diritto da accampare, noi “zoppichiamo” con ogni parola e ogni pensiero… Però Gesù è la porta che ci apre a questo dialogo con Dio». Un Dio che è vicino, come spiega Lui stesso nel Deutorenomio, ricordando al popolo di Israele che nessun altro ha i suoi dei vicino come è vicino Lui. Per gli altri popoli gli dei sono indifferenti, e c’è un «dovere di “religione”, con il corteo di sacrifici e di devozioni da offrire in continuazione per ingraziarsi un dio muto». Noi invece abbiamo un Dio che ci ama, che va in cerca della pecora smarrita. Abbiamo un Dio che è disposto a morire per gli uomini. «Nessuno è Padre come Lui», dice papa Francesco, «la paternità che è vicinanza, compassione e tenerezza. Non dimentichiamo queste tre parole che sono lo stile di Dio: vicinanza, compassione e tenerezza. È il modo di esprimere la sua paternità con noi. Noi immaginiamo a fatica e molto da lontano l’amore di cui la Trinità Santissima è gravida, e quale abisso di benevolenza reciproca intercorra tra Padre, Figlio e Spirito Santo». Cita il catechismo - «La santa umanità di Gesù è la via mediante la quale lo Spirito Santo ci insegna a pregare Dio nostro Padre» - per concludere che «davvero non potevamo sperare vocazione più alta: l’umanità di Gesù, Dio fatto vicino in Gesù, ha reso disponibile per noi la vita stessa della Trinità. Ha aperto, ha spalancato questa porta del mistero dell’amore del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo».

 
 
Pubblicità
Edicola San Paolo