logo san paolo
mercoledì 08 dicembre 2021
 
 

Siria, appello al Santo Padre

08/03/2012  Il giovane attivista e scrittore italo-siriano Shady Hamadi rivolge un messaggio al Papa, affinché si faccia promotore del dialogo nel Paese martoriato dalla violenza.

L'attivista e scrittore italo-siriano Shady Hamadi (foto di Fabio Minuta).
L'attivista e scrittore italo-siriano Shady Hamadi (foto di Fabio Minuta).

Sua Santità,
mi appello a Lei e al Vaticano perché la Siria, culla delle fedi e della convivenza fraterna, vive uno dei momenti più bui della sua storia. Un regime che dura ormai da oltre quarant'anni ha mostrato chiaramente il suo volto disumano. Da undici mesi il popolo siriano viene massacrato senza remore da uomini che hanno dimenticato l’amore per il prossimo e il rispetto della vita umana. Bambini, donne e uomini, appartenenti alle svariate fedi presenti nel Paese, hanno perso la vita.

A marzo dell'anno scorso la rivoluzione in Siria cominciò a causa dell'arresto di una decina di ragazzi, tutti sui quattordici anni. La loro colpa fu quella di aver scritto sul muro di una casa "il popolo vuole la caduta del regime". Questi adolescenti pagarono un prezzo altissimo  per il loro gesto: gli vennero strappate le unghie delle mani e vennero detenuti per svariati giorni. Insieme allo strappo delle unghie e la detenzione, persero la serenità e la spensieratezza che continua a venire sottratta a un'intera generazione.

Mi appello a Lei e alla Santa Sede per chiedervi una chiara posizione nei confronti di ciò che sta succedendo nel Paese. Quello che finora è stato fatto non è sufficiente ai musulmani, cristiani, alawiti e drusi di Siria. Tutto il popolo siriano, di qualsiasi fede, in questi mesi è sceso nelle piazze chiedendo la libertà, senza inneggiare a divisioni religiose, ma mantenendo l'unità nazionale e la convivenza che padre Paolo dall’Oglio (amico dei siriani e per noi tutti siriano) ha raccontato esserci nel Paese da tempi immemorabili.

Siriani in fila per prendere il pane in una cittadina nei pressi di Homs (foto Reuters).
Siriani in fila per prendere il pane in una cittadina nei pressi di Homs (foto Reuters).

Abbiamo bisogno di una vostra dichiarazione chiara e di un monito verso quei cristiani che hanno paura del domani. Dite ai nostri fratelli cristiani che sono chiamati a costruire il Paese del domani. Dite loro di non avere paura e di continuare ad amare il prossimo. Sappiamo che in Siria il culto della vendetta potrà farsi largo tra gli animi dei manifestanti che hanno perso tanto. Proprio per questo bisogna perseguire sin da subito la strada dell’amore senza lasciare spazio all’odio.

Sua Santità, padre dei cristiani ed esempio per noi tutti, La invito a farsi promotore di un dialogo fruttuoso che porti alla cessazione delle violenze in Siria. Abbiamo bisogno di poter curare i feriti negli ospedali, portandoli in ricoveri sicuri, perché gli squadroni della morte irrompono nei reparti e uccidono i manifestanti feriti. La mia famiglia, come milioni di famiglie siriane, è stata colpita dai lutti e dalla sventura, ma la strada che ho scelto di perseguire è quella dell’amore e della pace. Rimango però fermamente convinto che abbattere una dittatura sia umanamente comprensibile, come abbiamo visto nel Novecento. Sono certo che anche nel più profondo dramma ci sia ancora spazio per l’amore ed è esso che io e tutti noi dobbiamo perseguire.

 
 
Pubblicità
Edicola San Paolo