Contribuisci a mantenere questo sito gratuito

Riusciamo a fornire informazione gratuita grazie alla pubblicità erogata dai nostri partner.
Accettando i consensi richiesti permetti ad i nostri partner di creare un'esperienza personalizzata ed offrirti un miglior servizio.
Avrai comunque la possibilità di revocare il consenso in qualunque momento.

Selezionando 'Accetta tutto', vedrai più spesso annunci su argomenti che ti interessano.
Selezionando 'Accetta solo cookie necessari', vedrai annunci generici non necessariamente attinenti ai tuoi interessi.

logo san paolo
giovedì 25 aprile 2024
 
dossier
 

Armeni, il Vaticano "ignora" le proteste della Turchia

13/04/2015  Le proteste turche, dopo che il Papa ha denunciato il genocidio armeno, erano state messe in conto dalla Santa Sede. Le polemiche sono viste come una polemica interna al Paese che il 7 giugno voterà per le elezioni politiche

La Turchia continua a protestare per le parole di papa Francesco sul genocidio armeno, mentre in Vaticano non ci si preoccupa più di tanto. L’Osservatore Romano, nell’edizione di martedì, ha ignorato la notizia delle proteste di Ankara e non ha fatto nessun cenno al richiamo in patria “per consultazioni” dell’ambasciatore turco presso la Santa Sede.
Le proteste turche, d’altra parte, erano state messe in conto dalla diplomazia vaticana. Lunedì mattina, appena l’ambasciatore turco è arrivato ad Ankara, l’ambasciata turca presso la Santa Sede ha pubblicato una nota molto critica, nella quale si alza il tono della protesta e si dice che parlare di genocidio degli armeni «è una calunnia»: «Il genocidio è un concetto giuridico, le rivendicazioni non soddisfano i requisiti di legge, anche se si cerca di spiegarle sulla base di una diffusa convinzione restano calunnie».

Domenica, subito dopo la Messa celebrata dal Papa per il centenario dello sterminio armeno, era intervenuto il ministro degli esteri e il primo ministro turco criticando severamente le parole del Pontefice. La presa di posizione turca viene letta soprattutto come una questione interna. Il prossimo 7 giugno si svolgono delicate elezioni politiche per il partito al potere, l’Akp, del “neo-sultano” Rayyip Erdogan.
I sondaggi indicano una erosione di voti consistente da parte dei nazionalisti dell’Mhp. Da qui la chiusura di Erdogan su tutte le questioni sensibili per evitare che l’emorragia di voti si allarghi.

Il genocidio degli armeni è riconosciuto dai Parlamenti di una ventina di Paesi. Il primo a riconoscerlo fu l’Uruguay nel 1965. L’Italia lo ha fatto con un voto del Parlamento nel 2001. In alcuni Paesi, tra cui la Svizzera e la Svezia, negarlo è considerato un reato.  

Multimedia
Armenia, alla Biennale le opere degli artisti della diaspora
Correlati
I vostri commenti
25

Stai visualizzando  dei 25 commenti

    Vedi altri 20 commenti
    Policy sulla pubblicazione dei commenti
    I commenti del sito di Famiglia Cristiana sono premoderati. E non saranno pubblicati qualora:

    • - contengano contenuti ingiuriosi, calunniosi, pornografici verso le persone di cui si parla
    • - siano discriminatori o incitino alla violenza in termini razziali, di genere, di religione, di disabilità
    • - contengano offese all’autore di un articolo o alla testata in generale
    • - la firma sia palesemente una appropriazione di identità altrui (personaggi famosi o di Chiesa)
    • - quando sia offensivo o irrispettoso di un altro lettore o di un suo commento

    Ogni commento lascia la responsabilità individuale in capo a chi lo ha esteso. L’editore si riserva il diritto di cancellare i messaggi che, anche in seguito a una prima pubblicazione, appaiano  - a suo insindacabile giudizio - inaccettabili per la linea editoriale del sito o lesivi della dignità delle persone.
     
     
    Pubblicità
    Edicola San Paolo