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martedì 19 ottobre 2021
 
IL VIAGGIO IN ARMENIA
 

Il Papa pellegrino di pace ai piedi dell'Ararat

20/06/2016  Francesco si reca nel cuore del Caucaso dal 24 al 26 giugno. Va in un Paese che il poeta russo Osip Mandel’stam ha definito "delle pietre urlanti", un'espressione concisa e fulminante per definire il destino di un popolo segnato da genocidio, diaspora e negazione. I risvolti ecumenici della visita.

Si liberano colombe nel monastero di Khor Virap (nella foto grande: il complesso religioso con sullo sfondo il Monte Ararat (già in Turchia) sulla cui cima, secondo la tradizione, si arenò l'Arca di Noè.
Si liberano colombe nel monastero di Khor Virap (nella foto grande: il complesso religioso con sullo sfondo il Monte Ararat (già in Turchia) sulla cui cima, secondo la tradizione, si arenò l'Arca di Noè.

Ci va dal 24 al 26 giugno. Il viaggio del Papa in Armenia, un Paese di tre milioni di abitanti, in maggioranza cristiani (tra cui circa 160 mila cattolici)  richiama l’attenzione e l’interesse dei media mondiali su questo piccolo e marginale Paese - né Europa né Asia - che per molti anni,  se non secoli, era stato come cancellato dalle cartine geografiche del pianeta. Il poeta russo Osip Mandel’stam ha definito l’Armenia il "Paese delle pietre urlanti", un’espressione concisa e fulminante per definire il destino di un popolo così pesantemente segnato dal genocidio, dalla diaspora, dalla negazione. La pietra richiama l'aspro e severo suolo armeno, ma anche l'animo fiero e resistente della sua gente, messa a dura prova dalla natura e dalla storia, che  è riuscita, malgrado tutto, a conservare viva la propria identità culturale e religiosa.

Cristianesimo, scrittura e lingua proprie sono state le chiavi di volta della sua sopravvivenza. Un patrimonio che dura da più di venticinque secoli. Fagocitato nel secolo scorso dall’Orso sovietico, l’Armenia ha potuto cominciare a risollevare la testa con la riconquista della sua indipendenza, resa lunga e complicata da condizioni economiche e sociali disastrose. Nessun peso politico. Poche risorse economiche. Pochissime ricchezze naturali. Ancora oggi le tristezze dell’epoca sovietica sono leggibili, come in un libro scritto,  sui palazzoni condominiali che fiancheggiano i grandi viali che escono dalla capitale, le cui facciate tristi  sono traforate da balconcini a raffica e  finestre ad alveari. E sono visibili nella ruggine e nell’abbandono in cui versano le grandi fabbriche e le enormi strutture industriali dismesse dopo il crollo del vecchio regime.

Ma l’Armenia è un popolo giovane, che non si piega sotto il peso delle sciagure e delle incertezze.  Gli attuali confini che delimitano l’Armenia la pongono in una situazione di  delicato e spesso precario equilibrio con le nazioni circostanti, che si muovono lungo traiettorie politiche e sociali divergenti da quelle perseguite dalla pacifica nazione armena. Il viaggio del Papa, al di là degli urgenti motivi ecumenici, vuole rendere  ragione della millenaria storia di civiltà, cultura e fede che l’Armenia ha saputo custodire fino ad oggi. Un popolo unico. Una storia unica.  

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La fede nella roccia, il monastero simbolo di Khor Virap
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