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domenica 14 agosto 2022
 
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Armi a Kiev e spese militari: lecito non vuol dire (sempre) etico

31/03/2022  Sul numero di Famiglia Cristiana in edicola e in parrocchia intervengono il costituzionalista Renato Balduzzi, già ministro del Governo Monti, e monsignor Giovanni Ricchiuti, vescovo di Altamura-Gravina-Acquaviva delle Fonti e presidente nazionale di Pax Christi Italia.

Renato Balduzzi, 67 anni, costituzionalista, già ministro della Salute nel Governo Monti. Foto Ansa.
Renato Balduzzi, 67 anni, costituzionalista, già ministro della Salute nel Governo Monti. Foto Ansa.

«Armare Kiev? La nostra Costituzione dice sì». Lo sostiene il giurista cattolico Renato Balduzzi, ex ministro del Governo Monti. In un’intervista che Famiglia Cristiana pubblica nel numero da domani in edicola e in parrocchia. «Secondo la nostra Carta e per l’Onu la fornitura di materiale bellico a un Paese che si sta difendendo è legittima. ma solo a due condizioni: la prima è che la fornitura sia funzionale alla difesa. La seconda che sia proporzionata alla intensità dell’aggressione». Rimane di sfondo, comunque, il rigetto della guerra, sancito dall’articolo 11 della Costituzione. «La stesura di base fu di Giuseppe Dossetti» ricorda Balduzzi, «e stabiliva la rinuncia dello Stato italiano alla guerra di conquista. Sul verbo “ripudia” ci fu poi un’adesione ampia dei costituenti. Si avvertiva e si avverte tuttora la forza della cultura democratico-cristiana, che avrebbe anche influenzato la dottrina sociale della Chiesa nel superamento della cosiddetta “guerra giusta”». Ci si deve muovere alla luce di tre “d”. «Difesa, diplomazia e dissuasione (in questo contesto rientrano sanzioni e sequestri di beni) che sono strettamente connesse e devono essere praticate contestualmente». 

 

Monsignor Giovanni Ricchiuti, 73 anni, vescovo di Altamura-Gravina-Acquaviva delle Fonti e presidente nazionale di Pax Christi
Monsignor Giovanni Ricchiuti, 73 anni, vescovo di Altamura-Gravina-Acquaviva delle Fonti e presidente nazionale di Pax Christi

Nello stesso numero di Famiglia Cristiana interviene anche monsignor Giovanni Ricchiuti, vescovo di Altamura-Gravina-Acquaviva delle Fonti e presidente nazionale di Pax Christi: «L’invio di armi al Governo ucraino, sembra essere la strada più ovvia. No. Non è così. Ricordo quanto disse il mio predecessore, don Tonino Bello, vescovo di Molfetta e presidente di Pax Christi, all’arena di Verona, il 30 aprile 1989. “Se non abbiamo la forza di dire che le armi non solo non si devono vendere ma neppure costruire, rimarremo lucignoli fumiganti invece che essere ceri pasquali”».

«Di fronte al recente orientamento del nostro Parlamento», puntualizza monsignor Ricchiuti,  «che, con pochissimi voti contrari, ha votato a favore di un aumento della spesa militare italiana da 25 a 38 miliardi di euro annui, passando quindi dagli attuali 68 milioni al giorno a 104 milioni al giorno!,  anche come cittadino, come credente, come vescovo e Presidente di Pax Christi grido: è semplicemente pazzesco! Vergognoso! Papa Francesco non tace. Lo ricordiamo nella ripetuta e insistente denuncia delle bombe nucleari di cui ha detto “è immorale non solo l’uso, ma il possesso”. Nella Veglia pasquale 2020, in piena pandemia, ha affermato: “Si fermino la produzione e il commercio delle armi, perché di pane e non di fucili abbiamo bisogno”. Fino ad arrivare all’Angelus dello scorso 27 marzo: “C’è bisogno di ripudiare la guerra, dove i potenti decidono e i poveri muoiono. Ecco la bestialità della guerra, atto barbaro e sacrilego!”».

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