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lunedì 14 giugno 2021
 
Le vendite di materiale bellico
 

Armi made in Italy ai Paesi “caldi”

30/03/2014  Cresce in maniera sostanziosa l'export verso il Medio Oriente (+23%) e soprattutto verso l’Africa (+36%). Ma in termini assoluti i primi acquirenti sono Stati Uniti e Turchia. Crolla l’export verso l’India. Ecco i dati di Opal (l’Osservatorio permanente sulle armi leggere).

C'è un "made in Italy" scomodo, che non conosce flessioni nonostante la crisi e di cui si parla poco: è quello delle armi. Nel 2013 dalla sola provincia di Brescia (dove si concentra un gran numero di industrie produttrici) sono partite esportazioni internazionali di armi e munizioni per oltre 316 milioni di euro, cifra molto vicina a quella dell'anno precedente (315,8 milioni).

Ma emerge un aspetto inquietante: cresce in maniera sostanziosa l'export verso il Medio Oriente (+23%) e soprattutto Africa (+36%). Parliamo naturalmente di aree calde, segnate da endemiche tensioni e conflitti più o meno striscianti, più o meno dimenticati.

A denunciare tutto questo è l'Opal (Osservatorio Permanente sulle Armi Leggere) di Brescia, un'associazione nata per diffondere la cultura della pace, monitorare i meccanismi di produzione e commercio delle armi, offrire alla società civile un'informazione accurata e indipendente. Vi partecipano numerose realtà locali e nazionali (fondamentale l'apporto del mondo cattolico).

Grazie a un'analisi di dati Istat, l'Osservatorio è in grado di fornire una descrizione molto articolata dell'export di armi bresciane. «Nonostante le reiterate rimostranze dei produttori, che per mesi si sono lamentati di presunti nuovi gravami burocratici tanto da chiedere di snellire la normativa, le esportazioni di armi dalla nostra provincia non sembrano affatto in crisi e anzi trovano nuovi acquirenti nelle zone dove le tensioni e i conflitti sono più frequenti», dichiara Piergiulio Biatta, presidente Opal. «Rinnoviamo perciò il nostro invito al Governo e alle autorità competenti ad esercitare tutte le necessarie cautele nel rilasciare le autorizzazioni all’esportazione».

La triste classifica degli acquirenti vede ai primi posti Stati Uniti (con oltre 132 milioni, circa il 48% del totale, +11% rispetto al 2012) e Turchia (con quasi 24 milioni). Vengono spontanee alcune considerazioni. Negli Usa gli acquisti di armi crescono, nonostante le ferite profonde lasciate da episodi tragici, come la strage di Newtown (Connecticut) del dicembre 2012, che costò la vita a 27 persone di cui 20 bambini, uccisi usando un fucile d'assalto. Nei giorni successivi si parlò di leggi più restrittive. Ma la maggior parte di quegli annunci, anche per la fortissima pressione delle lobby armiere, si è poi tradotta in un nulla di fatto.

E veniamo alla Turchia. Pur segnando un notevole calo rispetto al 2012, quando si era registrato il record di 36,5 milioni, le esportazioni restano tra le più a rischio, sia per le tensioni interne (basti pensare alle manifestazioni di Gezi Park e alle conseguenti dure repressioni del Governo), sia per la vicinanza col conflitto siriano e la scarsità di controlli sulla destinazione finale delle armi turche.

Verso alcuni Stati, bisogna osservarlo, l'export bresciano ha subito una forte battuta d'arresto. Salta all'occhio il caso dell'India, dove si è passati dai 10 milioni del 2012 ad appena 600.000 euro nel 2013. Come spiegare un calo così repentino? È possibile che la vicenda dei due marò italiani, trattenuti in India da oltre due anni, abbia avuto un peso. Proprio a seguito di questo contenzioso diplomatico le nostre autorità potrebbero aver deciso di imporre restrizioni.

Ma intanto si affacciano sulla scena nuovi preoccupanti compratori come il Guatemala (4,8 milioni di Euro). O come il Libano (oltre 2 milioni): da tempo gli analisti di Opal chiedono chiarezza, considerato che verso il Paese mediorientale è tuttora in vigore l’embargo di armi da parte sia delle Nazioni Unite che dell’Unione Europea.

La chiarezza, appunto: elemento che secondo l'Opal in troppi casi continua a restare un miraggio. «L’analisi dei dati evidenzia ancora una volta la necessità di migliorare la trasparenza su queste esportazioni», commenta Carlo Tombola, coordinatore scientifico Opal. «Le cifre fornite dall’Istat rendono quanto mai difficile comprendere non solo la tipologia, ma soprattutto gli effettivi destinatari: si tratta, infatti, di armi e munizioni destinate sia alle forze armate che ai corpi di polizia e di sicurezza, sia per la difesa personale sia di tipo sportivo e per la caccia fino al collezionismo. Non è più accettabile ed è controproducente che l’Italia in questo settore, di cui è uno tra i leader mondiali, mantenga zone d’ombra e opacità».

Ecco allora perché il lavoro di Opal è fondamentale. È Un impegno che dà i suoi frutti. Nell'agosto del 2013, ad esempio, dopo le dure repressioni in Egitto, anche grazie alla mobilitazione e alle richieste dell'Osservatorio, l'allora ministro degli esteri Emma Bonino decise di sospendere l'invio di armi verso quel Paese.

La documentazione completa è disponibile sul sito www.opalbrescia.org.

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