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martedì 28 giugno 2022
 
DISARMO
 

Armi nucleari, polemiche per quella sedia lasciata vuota dall'Italia

21/06/2022  «Il nostro Paese non partecipa alla prima Conferenza degli Stati che hanno ratificato il Trattato sulla messa al bando delle armi atomiche; poteva farlo in qualità di osservatore, come Germania, Olanda, Norvegia e Australia», commenta don Renato Sacco (Pax Christi): «L'appartenenza alla Nato è solo un alibi. Si disertano le guerre, non le aule dove si costruisce la pace»

Un'occasione persa, e l'appartenenza alla Nato è solo un'alibi  

«Siamo tristi e scandalizzati». Don Renato Sacco, di Pax Christi, scuote la testa: «L'Italia ha scelto di disertare la prima Conferenza degli Stati che hanno ratificato il Trattato per l'abolizione delle armi nucleari (Tpnw), in programma a Vienna dal 21 al 23 giugno. Il nostro Paese non ha fatto neppure come altri Paesi della Nato che "ospitano" testate atomiche sul loro territorio (penso alla Germania, all'Olanda e al Belgio) che hanno invece deciso di partecipare ai lavori come Stati osservatori, così come hanno fatto Australia e Norvegia, anche loro membri della Nato. Risultano due assenze di rilievo: l'Italia e la Turchia. Insomma, come si vede l'appartenenza alla Nato è solo un alibi. Che non spiega e non giustifica, viste le opzioni differenti adottate da molti nostri alleati. Si disertano le guerre, non le aule dove si costruisce la pace»».

 

svuotare gli arsenali nuclerari: quelle norme vincolanti che molti non vogliono

Don Sacco ricorda il percorso fin qui fatto. «Il Trattato per la messa al bando delle armi nucleari è il primo accordo internazionale legalmente vincolante per la completa proibizione delle testate atomiche: le rende illegali all'initerno di in un percorso verso la loro completa eliminazione. È stato adottato da una conferenza delle Nazioni Unite il 7 luglio 2017. Ad oggi risultano averlo firmato 86 Stati, 65 dei quali l'hanno pure ratificato facendolo diventare parte integrante del loro ordinamento giuridico. Mancano all'appello potenze medio grandi come la Russia, gli Usa, la Cina, l'India, il Pakistan, Israele: anche Regno Unito, Francia, Spagna, Germania e Italia non hanno aderito».

La mobilitazione dei cattolici

  

Don Sacco richiama anche un recente pronunciamento dei vescovi italiani «La recente assemblea generale della Conferenza episcopale italiana (Cei) ha ripreso e rilanciato nel suo messaggio finale l’appello di oltre 40 associazioni e movimenti cattolici, dalle Acli agli scout, dai Focolarini all'Azione cattolica italiana, dall'Associazione papa Giovanni XXIII alla Focsiv e alla Confcooperative, che chiede all’Italia di aderire al Trattato Onu contro le testate atomiche. Lo scorso 18 maggio 2022 la risoluzione approvata dalla Commissione esteri della Camera dei deputati impegnava il Governo "a valutare la partecipazione dell’Italia come Paese osservatore alla prima riunione degli Stati che hanno ratificato il Trattato di proibizione delle armi nucleari". Davanti alla temuta escalation della guerra in Ucraina si rivelano di una stringente attualità le parole profetiche di don Primo Mazzolari: "Abbiamo bisogno di giustizia sociale, non di atomiche". Invece il mondo conta ancora 13000 testate atomiche, di cui 2000 testate statunitensi, russe, britanniche e francesi in “massima allerta”, cioè pronte all'uso con breve preavviso».

L'appello di Anpi, Arci, Movimento europeo, Rete disarmo e del direttore di "Avvenire", Marco Tarquinio

C'è infine una notizia sul fronte degli appelli volti a un'immediata cessazione delle ostilità. Si tratta di una proposta di pace europea, che coinvolga il maggior numero possibile di organizzazioni internazionali, l’Onu e soprattutto la governance dell’Unione, chiamata ad assumersi al più presto la responsabilità di un’intermediazione a favore del cessate il fuoco in Ucraina. È l’obiettivo dell’appello firmato, tra gli altri, dal Consiglio italiano del Movimento Europeo, dall’Associazione partigiani (Anpi), dall’Arci, dalla Rete disarmo e dal direttore di Avvenire, Marco Tarquinio.

Presentato a Roma nella sede dell’ufficio italiano del Parlamento europeo, il documento punta alla costruzione di un tavolo di pace simile a quello che portò agli accordi di Helsinki del 1975, dove però i protagonisti sulla sponda occidentale delle trattative furono gli Usa. L’intenzione dei proponenti è invece quella di sollecitare un’iniziativa europea, che consegni a Bruxelles le chiavi del processo di pace e il ruolo di leadership al tavolo tra le parti coinvolte.

 
 
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