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martedì 22 giugno 2021
 
LO SPETTACOLO A MILANO
 

Arrivano i Barlafus, maestri circensi

10/06/2021  Si chiamano come i commedianti scalzi medioevali e il 12 giugno andranno in scena a Milano. Per preparare il loro spettacolo hanno approfittato del lockdown: «Abbiamo vissuto insieme, per tre lunghe settimane, giorno e notte, a provare, costruire, fondere la vita della compagnia nello spettacolo nascente»

Quattro artisti, quattro provenienze, origini che vanno dalla Toscana alla Campania, da Roma fino a Malfi. Si incontrano presso la Piccola Scuola di Circo, dove i quattro componenti insegnano sia nei corsi amatoriali che nel Level Up (corso professionalizzante), dividendosi tra prove la mattina e insegnamenti il pomeriggio e la sera. Nei mesi scorsi, l'inaspettato arrivo del secondo lockdown ha inevitabilmente interrotto le prove dei loro spettacoli. Questo ha portato i quattro artisti a interrogarsi su quale fosse il significato del loro lavoro... Nasce così la decisione di organizzarsi in "residenze artistiche", cioè la scelta di vivere insieme, giorno e notte, per meglio sviluppare l'intero spettacolo. Tra dicembre e aprile, in diversit momenti, hanno lavorato seguendo questo metodo. Il risultato? Lo vedremo presto, il 12 giugno al Drive in Circus a Milano. 

Chi sono i Barlafus e perché si chiamano così?

«I Barlafus sono una nuova compagnia di circo contemporaneo, nata all’ombra del tendone della Piccola Scuola di Circo di Milano: è qui che si siamo incontrati ed è iniziata la nostra collaborazione artistica. Barlafus è anticamente detto un attrezzo artigianale, semplice ma indispensabile per il buon funzionamento di un meccanismo complesso; con lo stesso nome erano indicati i commedianti scalzi medievali, costretti ad esibirsi a piedi nudi perché troppo “scandalosi”. Anche noi piacerebbe essere così: semplici ma indispensabili, provocatori ma con la giusta dose di allegria».

Spiegate a chi non le conosce il bello del dedicarsi alle arti circensi. Quali sono? Sono per tutti?

I Barlafus: «La sensazione di libertà e insieme di continua scoperta. Un confronto con il proprio corpo, i propri limiti e con la propria espressione artistica, soglia del benessere per ciascuno di noi.

Aurora Morano «Il bello di dedicarsi alle arti circensi è dato dal fatto che pratichi sport ma soprattutto un'arte, in cui crei e sperimenti per raggiungere un risultato. Certo ci sono le tecniche ma ciascuno può e deve trovare la sua strada»

I Barlafus: «Le discipline circensi sono tante, si praticano a partire dai 6 anni, tra acrobatica a terra, acrodanza, acrobalance, mano a mano (in coppia o a più persone, evoluzioni statiche – piramide - e dinamiche), equilibrismo tra cui roue Cyr (ruota acrobatica), verticalismo e giocoleria, acrobatica aerea (trapezio, cerchio, cinghie, corda, tessuti). Ogni disciplina ha il suo percorso ma hanno tutte dei movimenti in comune».
Emauele Melani: «In qualunque disciplina c’è lavoro e allenamento, ma una forte componente di curiosità, di ricerca e sperimentazione: raggiunto il livello base, hai subito molta gratificazione, scopri cose nuove, fai delle scelte».

Mentre preparavate il vostro spettacolo è iniziato il secondo lockdown e voi Barlafus....

«Come tutto, anche il tendone di circo era chiuso e quindi abbiamo deciso di cogliere la palla al balzo e ritirarci in “residenza artistica”. Per un artista in fase di creazione è un momento fondamentale, quasi obbligatorio: non è pensabile costruire uno spettacolo di circo senza un momento creativo e condiviso come questo. Vivere insieme, per tre lunghe settimane, giorno e notte, a provare, costruire, fondere la vita della compagnia nello spettacolo nascente. Siamo stati a Mantova in una grande casa con un grande giardino che ci ha permesso di montare la struttura autoportante a tre appoggi su cui si svolgono i numeri di discipline aeree: la stessa struttura che ci seguirà in giro per le piazze d’Italia, a presentare Start-art, lo spettacolo di circo contemporaneo artigianale del nostro debutto il 12 giugno 2021 alla Piccola Scuola di Circo».

Barlafus, a voi la parola, come è andata e cosa ha significato la "residenza artistica"?
Riccardo Federico Saggese, 26 anni, (laureato in Business Administration a Cambridge): «Per me è stata una vera e propria boccata d’aria: l’occasione per ritrovare l’energia del gruppo, per ritornare a fare quello che amavamo e di riscoprirci; tutto questo ci ha molto unito, lo stare insieme ci fa stare bene, siamo come una famiglia.”

Aurora Morano, 30 anni, (laureata in Scienze Motorie e Sportive a Milano): «La residenza ci ha stimolato ad avere degli obiettivi su cui concentrarsi. È stata una opportunità per focalizzare la nostra energia su qualcosa di concreto».

Stefano De Luca, 30 anni, (laureato in Scienze Motorie e Sportive a Milano): «In tre parole per me è stata: riscoperta, priorità e creazione. Avendo chiare le priorità è emersa tutta l’urgenza di fare uno spettacolo, proprio perché come artisti siamo stati tra i più mortificati dalla pandemia».

Emanuele Melani, 29 anni, (laureato in Scienze Motorie e Sportive a Milano): «È stata la prima residenza dei Barlafus, un vero e proprio rito di passaggio: per la prima volta ci siamo messi alla prova, usato il nostro tempo per un interesse comune, come scelta consapevole e autonoma, non perché ci veniva detto».

Multimedia
I Barlafus, eccoli durante le prove
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