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giovedì 20 gennaio 2022
 
 

Asgi: «Estrema preoccupazione»

30/08/2014  Parla Gianfranco Schiavone, membro del direttivo dell'Associazione studi giuridici sull'immigrazione: «Di fatti», dice, «a Bruxelles è stata sconfessata l'importantissima novità di Mare Nostrum, grazie alla quale diverse migliaia di persone sono state tratte in salvo»

Il cimitero di Scicli (Ragusa) con alcune lapidi dedicate ai migranti senza nome morti nel Canale di Sicilia
Il cimitero di Scicli (Ragusa) con alcune lapidi dedicate ai migranti senza nome morti nel Canale di Sicilia

Bollettino di ieri: sulle coste tunisine di Ben Guerdane, le onde hanno portato 15 cadaveri in decomposizione, probabilmente siriani; 5 dispersi invece al largo di Mostaganem, in Algeria, che finiranno mangiati dai pesci e corrosi dal sale. Eppure, mentre nel Cimitero Mediterraneo si continua a morire, «l’Europa arretra, fisicamente ed eticamente, sulla propria linea di confine, indifferente alle tragedie che si consumano a pochi chilometri di distanza e alla tutela delle vite umane». Lo dice l’Associazione per gli Studi Giuridici sull’Immigrazione (Asgi). Ne parliamo con Gianfranco Schiavone, membro del direttivo. 

Qual è il vostro giudizio dopo il vertice Alfano-Malmström?
«Siamo estremamente preoccupati. L’unica certezza è che le navi pattuglieranno solamente nelle acque territoriali europee, cioè a 12 miglia dalla costa. Non si spingeranno più in quelle internazionali, come invece fa Mare Nostrum, operando fino a 170 miglia dalle coste italiane. Viene di fatto sconfessata, pur dietro vuote formule rituali di apprezzamento dell’operazione stessa, l’importantissima novità di Mare Nostrum, grazie alla quale diverse migliaia di persone sono state tratte in salvo».  

Se una barca in acque internazionali chiedesse aiuto, con Frontex Plus la lasceremo affondare?
«No, non potremmo assolutamente, sarebbe una violazione del diritto internazionale del mare, che prevede l’obbligo di soccorso di chi viene avvistato. La differenza è che potremmo arrivare tardi e, soprattutto, i naufraghi potrebbero non riuscire a lanciare l’allarme. Con Mare Nostrum l’Italia introduceva un atto coraggioso: prevedeva il pattugliamento anche in assenza di una specifica segnalazione, poiché è noto che quella zona del Mediterraneo è un luogo a rischio. Con Frontex Plus invece, l’Europa, e l’Italia con essa, sceglie un arretramento di forte valore etico. Tradotto, la previsione è facile: aumenteranno i morti».  

Eppure Frontex Plus viene presentata come un’assunzione di responsabilità dell’Europa…
«Era auspicio dell’Asgi, come di tutti gli enti di tutela dei diritti umani, che Mare Nostrum divenisse un’operazione europea. Ma questo senza arretrare nelle responsabilità assunte! Per altro, il piano per ora trapelato è di una vaghezza impressionante; nulla si dice sul coordinamento: se una nave francese interverrà in acque maltesi, chi avrà la catena di comando? Inoltre, i singoli Stati sono solamente invitati a partecipare, nulla di più». 

Chi sono i migranti salvati da Mare Nostrum?
«In assoluta maggioranza potenziali richiedenti asilo politico che fuggono da Siria, Eritrea, Somalia e dai conflitti in Africa. Oggi molti di loro stanno scappando dalla guerra civile in Libia, da cui parte il 90% dei profughi. La maggior parte non vuole rimanere in Italia, ma vuole andare verso il Nord Europa, dove le prospettive di integrazione e i diritti esigibili connessi all’asilo sono migliori. I siriani sono la nazionalità più soccorsa da Mare Nostrum e tra di loro la percentuale di chi poi va nei Paesi nordici è oltre il 90%. Peccato che, in base agli Accordi di Dublino, l’unico modo per passare le frontiere europee sia, ancora una volta, solamente quello illegale».
 
Avete espresso preoccupazione per ulteriori violazioni del diritto all’asilo.
«Sono trapelate indiscrezioni su accordi con Stati terzi per contrastare le partenze. È bene ricordare qual è la situazione della Libia: un Paese in guerra civile, che non aderisce alla Convenzione di Ginevra sul diritto di asilo e dove gli africani subsahariani sono sfruttati, esposti a violenze di ogni tipo, senza diritti. Sulla stampa poi, fonti informali della Commissione (non smentite) hanno addirittura parlato di ipotesi di “dirottamenti” delle barche dei migranti, un’espressione che ripropone lo spettro dei respingimenti. La Grande Camera della Corte Europea dei diritti dell’Uomo li ha già dichiarati illegali, condannando l’Italia con la Sentenza Hirsi del 23 febbraio 2012».  

Cosa risponderebbe a chi dice che Mare Nostrum facilita il lavoro degli scafisti?
«Che è un’affermazione strumentale, tutta da verificare, utilizzata con finalità demagogiche. Gli arrivi sono aumentati per il precipitare della guerra in Siria, che ha causato oltre 3 milioni di rifugiati, delle crisi in Libia e in diverse aree dell’Africa. Se si volesse veramente colpire i trafficanti, occorrerebbe offrire modi legali per salvarsi dalla guerra e dalla persecuzione e poter chiedere asilo. Oggi esistono solo sulla carta, ma non sono resi possibili nella pratica. Penso ai lasciapassare per motivi umanitari, ai piani di reinsediamento in collaborazione con l’Unhcr per i rifugiati nei paesi di transito. Perché Alfano e Malmström non ne hanno parlato nel loro incontro?».   

 
 
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