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martedì 22 settembre 2020
 
L'esperto
 

«Gli asili nido sono luoghi sicuri»

31/05/2019  In un servizio apparso su Famiglia Cristiana del 2016, in seguito ad alcuni casi di violenza nei nidi, un'intervista ad Alberto Pellai spiegava come scegliere la struttura in cui iscrivere un figlio e come accorgersi del suo eventuale disagio. Ribadendo i suoi dubbi sulla videosorveglianza: «La fiducia viene prima di tutto. E gli asili nido sono luoghi sicuri e i casi di maltrattamenti sono l’eccezione che conferma la regola».

Padre di quattro figli, anche Alberto Pellai ha provato sdegno e orrore per le notizie, corredate da immagini, riguardanti il caso dell’asilo nido di Milano. Ma poiché è anche un uomo di scienza e un ottimista, si augura che i recenti fatti di cronaca non inducano i genitori a giudicare un servizio, come quello dei nidi di infanzia, con severità.

La paura di chi deve iscrivere un bambino al nido è comprensibile?

«Quando leggiamo certe notizie è giusti­ficabile avere paura. Scopriamo che le persone in cui riponiamo la massima fiducia in realtà non la meritano. Tuttavia si tratta di una notizia che ha un grande impatto emotivo, ma che ci impedisce di riflettere. Un po’ come succede per gli incidenti aerei. Improvvisamente ci viene il terrore di volare. Ma bisogna ricordare che gli asili nido sono luoghi sicuri e questi casi sono l’eccezione che conferma la regola».

Quali sono i segnali per capire se un bambino si trova male al nido o peggio viene maltrattato?

«Il bambino lancia messaggi con cui, quando si avvicina alla zona in cui prova disagio, cerca di dire che si sente sicuro solo vicino alla mamma. Ricordiamoci però che è normale che provi ansia quando va al nido. Nella routine della separazione c’è sempre il suo lamento per il distacco ma poi, una volta af­fidato all’educatore, si lascia tranquillizzare. Ma se l’adulto lo spaventa davvero vediamo reazioni più forti. Dobbiamo allarmarci se improvvisamente ampli­fica i segnali di disagio, se nell’avvicinamento resta attaccato ai genitori e mostra espressione di paura per l’adulto cui viene affidato. E ovviamente se ci accorgiamo di segni sul corpo».

Si è parlato in questa occasione di telecamere a circuito chiuso. Possono servire?

«Secondo me no. La premessa nella relazione tra genitore ed educatore è la fiducia. E non bisogna rompere questo patto fondamentale. Il bambino è più libero e rilassato se vede papà e mamma che si fidano e si affidano agli altri adulti. Inoltre se riprendiamo la vita in un nido i genitori ansiosi amplificheranno le loro reazioni e chiederanno continuamente la visione. Credo che siano da installare solo se ci sono dei sospetti».

Come scegliere e come giudicare un asilo nido?

«È molto importante il passaparola, cioè il parere e l’esperienza delle altre famiglie. Bisogna poi chiedere, prima di iscrivere il proprio bambino, un incontro con il responsabile e gli educatori per conoscerli, per valutare gli ambienti proposti ai piccoli e il progetto educativo. Consiglio, inoltre, di valutare come viene curata la fase di accoglienza per la mamma e il bambino e infine osservare a fine giornata, quando il bambino inizia a frequentare, cosa riporta della sua esperienza e cercare di capire “a pelle” come è andata. Anche il confronto con i genitori dei suoi compagni è molto significativo».

Nel suo libro, L’educazione emotiva, parla di emozioni. Come aiutare un bambino che ha paura o che ha subito un trauma?

«Il problema nei primi tre anni di vita è che il bambino non ha ancora le parole per raccontare i suoi stati emotivi. È quindi cruciale che l’adulto intercetti e trasformi in parole e spiegazioni le sue reazioni dando un nome alle emozioni. Per esempio, dire: “Vedo che sei molto triste... che sei molto arrabbiato”. Fargli capire di sentire la sua emozione. Allo stesso tempo è utile far vedere al bambino con parole e gesti quella risoluzione della sua emozione che lui non vede e non sente: “Adesso ti lascio qua con la tua maestra e i tuoi amici, giocherai, ti divertirai ma poi tornerò a prenderti e stasera saremo assieme...”. È un bene che i genitori conoscano le reazioni emotive del figlio e siano, affrontandole, tranquilli e autorevoli. L’adulto sregolato non può ordinare il disordine del bambino».

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