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mercoledì 26 gennaio 2022
 
Brescia
 

Assegnato il Premio Cuore Amico 2015. Ecco i vincitori

18/10/2015  Alle periferie delle città, dei cuori, delle coscienze. Qui operano ogni giorno i missionari, continuando il compito affidato da Gesù ai discepoli: «Andate in tutto il mondo e annunciate il Vangelo». Seguono le orme dei primi apostoli anche fratel Domenico Bugatti, Anna Tommasi, Peppo e Adriana Piovanelli, che sabato 17 ottobre a Brescia hanno ricevuto il premio Cuore Amico, il riconoscimento (50 mila euro ciascuno più una targa) che da venticinque anni viene assegnato ai missionari che si sono distinti per la loro opera a favore degli ultimi.

Nutrire i bambini

Fratel Domenico, classe 1947, missionario della Consolata, opera da anni in Repubblica Democratica del Congo, costruendo scuole, ospedali, cappelle, pozzi. Nel 1999 viene destinato alla comunità di Isiro, dove si occupa dei ragazzi in difficoltà. Qui apre un centro nutrizionale per i bambini con gravi carenze alimentari, avviando per ciascuno un percorso di ri-alimentazione. «Di fronte alla fame bisogna agire in fretta», dice, «prima che sia troppo tardi». Un uomo umile, Domenico, poco abituato alle luci della ribalta, che ama operare in silenzio seguendo le tracce che Dio lascia lungo il cammino.

Dare speranza ai reclusi

Nata nel 1944 ed entrata giovanissima nella comunità Falmi (Francescane Ausiliarie Laiche Missionarie dell’Immacolata), Anna opera dal 2002 nelle prigioni del Malawi, «veri e propri gironi infernali». Si prodiga per il riconoscimento della dignità umana, prendendosi cura soprattutto dei detenuti ammalati. Offre loro un letto, dei farmaci, un po’ di assistenza e di conforto. «Cerco di infondere fiducia e speranza», dice, «spiegando loro che Dio non li ha dimenticati. Non sono mamma, ma mi sono ritrovata madre di circa 2 mila detenuti, alcuni dei quali nel braccio della morte».

Accogliere il prossimo

A ricevere il riconoscimento anche una coppia speciale, che da circa trent’anni presta la propria opera a San Nicolas, paese nelle Ande ecuadoriane. In questa zona rurale e poverissima i coniugi Piovanelli vivono con umiltà a servizio del prossimo, prendendo sul serio la Buona Novella. Creano una scuola di formazione per i ragazzi dedicata alla lavorazione del legno e danno vita a una falegnameria cooperativa. Aprono la porta della loro casa agli orfani, alle ragazze madri, agli anziani, ai malati. «Il premio che riceviamo oggi è uno stimolo a continuare il cammino, a fare di più», spiega Peppo. «I poveri ci hanno conquistati, ci hanno presi per mano. Un’avventura che è cominciata quasi per caso e che ancora non finisce, orientata a cercare Dio. Tutti noi riceviamo molto, ogni giorno, e dobbiamo imparare a donare, ad aprire le mani e il cuore. Non bisogna stancarsi di dire di sì, confidando nella Provvidenza». Che tesse trame a noi sconosciute e che, con sapienza, incrocia imprevedibilmente i destini orientandoli al bene. 


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