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sabato 24 luglio 2021
 
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Assegno unico, verso la beffa di un rinvio?

27/04/2021  Se ne parla nel Piano Nazionale di Ripresa e di Resilienza e si infittiscono le voci di una soluzione-ponte o addirittura di uno slittamento al prossimo anno. Eppure sia Draghi che il ministro della Famiglia avevano parlato di inizio per tutti a luglio. Siamo di fronte all'ennesimo caso in cui la politica non mantiene le sue promesse e i suoi impegni? (di Francesco Belletti)

«Il Governo lavorerà giorno e notte affinché al primo di luglio le famiglie italiane possano avere l’assegno».
Intervista di Elena Bonetti a Famiglia Cristiana, 8 aprile 2021 

 

Per le politiche familiari c’è una notizia buona e una cattiva: quella buona è che l’assegno unico universale è parte integrante del disegno complessivo di azione dei prossimi anni indicato dal PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza), nelle linee di riforma fiscale, oltre che tra gli strumenti di inclusione, protezione e coesione sociale. La notizia cattiva è invece  che la data di avvio della misura molto difficilmente potrà essere il 1 luglio 2021, ma potrebbe diventare il 1 gennaio 2022. Pochi mesi di ritardo? Tutt’altro, sia perché una riforma del genere è attesa ormai da oltre 20 anni, sia perché su questa stessa misura già nell’estate del 2020 il Governo aveva annunciato con grande clamore e certezza la data di avvio il 1 gennaio 2021 (quattro mesi fa!), salvo poi dover riconoscere – più o meno sotto silenzio – che i tempi si sarebbero allungati. Ma anche in sede di approvazione della legge (1 aprile 2021 – poche settimane fa) il Governo affermava nuovamente, con grande convinzione, che l’assegno unico sarebbe certamente partito il 1 luglio 2021: “250 Euro al mese”, nelle parole dello stesso premier Draghi, salvo poi dover precisare, tra gli addetti ai lavori, che quella cifra avrebbe potuto essere forse la soglia massima per pochi, e certamente non il valore di tutti gli assegni. Insomma: come cittadini siamo ormai davvero stanchi di una politica che a parole promette impegni, date certe, scelte già operative, salvo poi lasciare che i tempi si dilatino indefinitamente, nel silenzio più totale, arrivando a volte fino alla mancata attuazione di quanto prima strombazzato. Le promesse sono gridate in conferenza stampa: i ritardi e le omissioni vengono passati sotto silenzio, senza nemmeno poche e sommesse parole di scusa.

Siamo convinti che non sarà così per l’assegno unico, che in qualche modo verrà avviato - anche solo perché ormai le famiglie italiane sono ben vigili, sul tema – però anche le modalità con cui l’assegno verrà realizzato non lasciano tranquilli, vista la verifica scarsa affidabilità sui tempi. Per questo ci permettiamo di portare nuovamente all’attenzione del Governo, del Parlamento e dei partitialmeno due questioni chiave, in sede di stesura dei decreti attuativi, per far sì che l’assegno unico sia davvero efficace, come politica di sostegno alle famiglie. In primo luogo serve chiarezza e certezza sul fatto che gli importi dell’assegno unico non concorrano al reddito imponibile, né alimentino il valore dell’ISEE, e nemmeno vengano conteggiati nei vari criteri di accesso ai servizi e interventi pubblici. In parte questa attenzione è giù compresa nella normativa (ad esempio l’assegno unico non è in conflitto con il reddito di cittadinanza), ma occorre grande attenzione su questo aspetto: altrimenti l’effetto perequativo dell’assegno (dare più sostegno a chi ha maggiori oneri per la cura dei figli) verrebbe sbiadito o reso totalmente inefficace, se ad esempio arretro nelle graduatorie per l’accesso ad un servizio comunale, proprio perché il mio reddito è più alto per l’assegno: un paradosso evidente – ma non sarebbe il primo innescato dalle norme fiscali del nostro Paese.

Secondo: custodire la natura universale dell’assegno unico, utilizzando il criterio già introdotto nell’ultima edizione del bonus bebé  (articolo 1, comma 340, della legge 27 dicembre 2019, n. 160 – Legge di Bilancio per il 2020), che prevedeva diversi scaglioni, ma soprattutto garantiva  per la prima volta un assegno (il bonus bebé) di 960 euro annui (80 al mese) alla nascita del figlio, per tutte le famiglie con ISEE superiore a 40.000 euro: a tutti, quindi, senza soglie massime di reddito ISEE. Da sempre uno dei punti più controversi delle politiche familiari è stata la richiesta di progressività delle misure adottate: in parole povere, se superi un certo ISEE, non hai diritto al sostegno. Questo limite massimo contraddice però l’idea stessa di universalità, che vuole garantire l’equità orizzontale, vale a dire: a parità di reddito chi deve curare un figlio ha comunque una disponibilità inferiore di risorse (anche quando ne ha tante).

*Presidente Cisf

 

 

 

 

 
 
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