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venerdì 10 aprile 2020
 
Lutto nel villaggio di Obelix
 

Asterix contro Cesare, emblema semiserio dell'eterna rivalità tra Italia e Francia

24/03/2020  Se ne va a 92 anni Albert Uderzo, disegnatore di Asterix e Obelix, interpreti spassosissimi di un ironico De bello gallico animato, visto dalla parte opposta.

Basta che si sfiorino e volano schiaffoni. Italia-Francia era una sfida lontanissima, Paesi di là da venire, lingue destinate per nascere a contaminarsi, nell’incontro tra il latino dei Romani e il substrato gallico. Eppure se le davano già, cinquant’anni prima della nascita di Cristo e oltre. E a giudicare dalla scherzosa ricostruzione della storia di Roma dal punto di vista gallico, realizzata da René Goscinny e Alberto Aleandro Uderzo, i Galli ad azzuffarsi con i Romani ci provavano anche un certo gusto.

Le note vicende tra Materazzi e Zidane dimostrano che il gusto è rimasto. Non c’è da stupirsi: è tra cugini che nascono le rivalità più feroci: Milan e Inter, Paperino e Gastone saranno mica un caso? Si sa che perdere dai vicini brucia di più, che il successo dei vicini è più antipatico perché ruba più ribalta. Dev’essere cominciata là la sfida, da Giulio Cesare che nel De Bello Gallico sintetizzava, forse non troppo modestamente, il proprio successo in tre parole, quel Veni, vidi, vici che Asterix e Obelix, comici paladini del villaggio gallico resistente allo strapotere romano, vendicano in ogni film con dovizia di ceffoni.

C’è in quegli schiaffi qualcosa di atavico, ancestrale, che resiste ai millenni sui campi di calcio, tra i vigneti, in sartoria e in cucina. Chissà perché poi una regola non scritta vuole che da Italia-Francia debbano passare sempre le sfide fondamentali del calcio che conta. Anche in bicicletta non va troppo diversamente, si sa non solo da Paolo Conte che i cugini d’oltralpe non prendono benissimo gli italiani che vincono al Tour de France. In cucina soltanto lo sguattero Linguini, dal nome inequivocabilmente italiano, e il topo cuoco Remy, protagonisti di Ratatouille, il film firmato Disney-Pixar, hanno un po’ sovvertito la consueta rivalità alleandosi ai fornelli, ma forse non vale, perché è soltanto solidarietà tra derelitti, entrambi invisi allo chef, e comunque a un certo punto un filino di gelosia si intravede anche lì.

Per non dire delle bollicine: si possono vincere i Mondiali e brindare per giorni, ma guai a farlo con il vino dei rivali. Anche a colpi di calici, pare proprio che si tratti di disputarsi la prima piazza del mondo, benché lì non ci siano rigori a decretare il successo, ma solo il punto di vista degli uni e degli altri. In quello, Obelix e Asterix non soccorrono: bevono birra. A tavola invece hanno predilezione per le porzioni generose. Forse i Galli di oggi non sono d’accordo con noi, ma ci sentiamo di scommettere che tra nouvelle cuisine e piatti della tradizione italiana, il ciccione trasportatore di menhir non avrebbe dubbi: 2-0 a favore di tortellini e lasagne.

Sulla moda non si può dire, tra Romani costretti dall’armatura e Galli vestiti sempre uguali non è dato di trovare un antecedente similstorico degno di nota, però la lotta tra cugini ha un suo perché di divertimento contemporaneo, basta un giro nel quadrilatero della moda milanese per guardare Armani e Chanel, Hermès e Prada, passando per Gucci e Dior, che si fanno la guerra a colpi di vetrine, il più delle volte troppo ambiziose per i comuni mortali, dove l’oggetto più abbordabile si ravvisa in un paio di calzettoni color topo, di foggia maschile, però da donna, alla modica cifra di 60 euro.

Obelix li baratterebbe volentieri con un bel cinghiale arrosto o con una legione da malmenare. I calciatori di oggi forse no, non disdegnano le firme, se capita le uniscono alla zuffa, al colmo del paradosso è capitato che una capocciata sia assurta al rango di griffe, dopo che un pubblicitario cinese ha trasformato la testata di Zidane a Materazzi in un logo e l’ha registrata come marchio. «Sono pazzi questi cinesi», chioserebbe Obelix, se lo sapesse, adattando l’adagio che usa riferire ai Romani. Poi tornerebbe felice alla sua guerra di sganassoni, dove l’unica bomba è la pozione magica del druido Panoramix. Per fortuna dei Galli l’antidoping non l’avevano ancora inventato, anche se, dobbiamo ammetterlo, almeno quella volta, a menare le mani per primo era stato Giulio Cesare.

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