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lunedì 11 novembre 2019
 
Contro il terrorismo islamico
 

Attacco all'Isis, ecco come i nostri Tornado farebbero la guerra

07/10/2015  Se mai saranno impiegati in missioni contro l'esercito del Califfato, si tratta di velivoli concepiti per penetrare a bassissima quota al di sotto della copertura radar nemica. Con un innovativo sistema “terrain following” che permette di condurre l'aereo in modo del tutto automatico a pochi metri dal suolo fino a 1000 chilometri l’ora. Oltre al pilota, a bordo c’è il navigatore.

Sinora impiegati in missioni di ricognizione, i Tornado italiani del 6° Stormo rischierati in Kuwait potrebbero essere utilizzati, in caso di un voto positivo del Parlamento italiano, per bombardare le postazioni dello Stato Islamico in Iraq e in Siria. Sviluppato a partire dalla fine degli anni Sessanta da Gran Bretagna, Germania e Italia, il cacciabombardiere Panavia Tornado ha fatto il primo volo nel lontano 1974 ed è in servizio con la nostra Aeronautica dal 1981. Figlio della Guerra Fredda e della dottrina militare del tempo, è un velivolo concepito per penetrare a bassissima quota al di sotto della copertura radar nemica. 

Da qui la configurazione con ala a geometria variabile, che consente buone caratteristiche di volo a velocità subsonica come supersonica (in configurazione “pulita”, cioè senza carichi esterni, il Tornado può raggiungere Mach 2), e con un innovativo sistema radar “terrain following”, che permette di condurre il velivolo in modo del tutto automatico a pochi metri dal suolo fino a 1000 chilometri l’ora. Dato il tipo di missione, il Tornado è biposto: oltre al pilota, a bordo c’è il navigatore. E, per aumentare il raggio d‘azione, può essere rifornito in volo. Non a caso, in Kuwait l’Aeronautica ha mandato anche un aereo cisterna Boeing KC 767.

Nonostante l’età, il Tornado è ancora un cacciabombardiere dalle notevoli capacità. Può impiegare bombe convenzionali, oppure a guida laser o Gps. Inoltre, può essere equipaggiato con missili a lungo raggio Storm Shadow. Oltre alla versione d’attacco IDS, che equipaggia (59 esemplari) il 102°, 154° e 156° Gruppo del 6° Stormo “Diavoli Rossi” di base a Ghedi, vicino a Brescia, l’Aeronautica dispone di 29 Tornado ECR, affidati al 50° Stormo di Piacenza San Damiano. Questa variante è specializzata nella soppressione dei radar nemici con l’impiego di missili antiradiazioni HARM. Sinora i Tornado italiani sono stati impiegati durante l’Operazione Desert Storm (1991), nel corso dell’intervento Nato in Bosnia (1999) e, quindi, in Afghanistan (2008) e in Libia (2011).

In attesa dei nuovi (e discussi) F 35, i vecchi Tornado sono i soli velivoli d’attacco di cui dispone l’Aeronautica Militare, se si escludono i piccoli cacciabombardieri da supporto tattico AMX Ghibli. Gli Eurofighter Typhoon italiani, infatti, sono dei caccia puri, specializzati nel combattimento aereo e privi della capacità multiruolo che hanno invece quelli inglesi. In caso di necessità, a dare manforte ai velivoli dell’Aeronautica potrebbero arrivare i cacciabombardieri imbarcati AV8B Harrier II della Marina Militare, ma questa al momento è solo una ipotesi teorica.

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