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venerdì 19 luglio 2024
 
Vaticano
 

«Attenzione alla superbia spirituale. Abbiamo bisogno di una eterna conversione»

22/12/2022  Il Papa fa gli auguri alla curia romana e mette in guardia dal sentirsi a posto. Proprio chi è in casa, come il fratello del figliol prodigo, è più a rischio. Il "demonio educato" può sedurre se non si è vigilanti. Guerra, gratitudine a Dio, pandemia e serenità i temi toccati da Francesco anche nei successivi auguri ai dipendenti vaticani

«Noi siamo in pericolo più di tutti gli altri». Papa Francesco, nel tradizionale incontro con la curia romana per gli auguri di Natale ricorda la parabola del figliol prodigo per dire che il figlio che è sempre rimasto vicino al padre, alla fine, è quello che vive nell’inferno. Perché chi è più vicino, chi è in casa, corre il rischio di sentirsi migliore degli altri, di avere quella «superbia spirituale» che non gli fa vedere che il demonio si sta impadronendo di lui. Perché non basta aver sconfitto il male una volta, il demonio torna, in forma educata, e ci seduce. Bisogna vigilare, perché questo non accada, fare l’esame di coscienza, tendere a una costante conversione. La stessa che, come Chiesa, ci ha chiesto il Concilio Vaticano II. Altrimenti si rischia «l’eresia», il «fissismo». Non il rispetto della tradizione che porta a leggere i segni dei tempi, ma il rigidismo, il credere che, stando a posto dal punto di vista formale, lo si sia anche con la coscienza.  «Il vero problema che tante volte dimentichiamo, è che la conversione non solo ci fa accorgere del male per farci scegliere nuovamente il bene, ma nello stesso tempo spinge il male ad evolversi, a diventare sempre più insidioso, a mascherarsi in maniera nuova affinché facciamo fatica a riconoscerlo. E una vera lotta. Gesù nel Vangelo usa un paragone che ci aiuta a comprendere quest'opera che è fatta di tempi e modi diversi: "Quando un uomo forte, bene armato, fa la guardia al suo palazzo, ciò che possiede è al sicuro. Ma se arriva uno più forte di lui e lo vince, gli strappa via le armi nelle quali confidava e ne spartisce il bottino". Il nostro primo grande problema è confidare troppo in noi stessi, nelle nostre strategie, nei nostri programmi. E lo spirito pelagiano di cui più volte ho parlato. Allora alcuni fallimenti sono una grazia, perché ci ricordano che non dobbiamo confidare in noi stessi, ma solo nel Signore. Alcune cadute, anche come Chiesa, sono un grande richiamo a rimettere Cristo al centro».

E tra i pericoli da cui il Papa mette in guardia c’è anche l’abuso di potere: «Non esiste solo la violenza delle armi, esiste la violenza verbale, la violenza psicologica, la violenza dell'abuso di potere, la violenza nascosta delle chiacchere che fanno tanto male, distruggono tanto». E quindi occorre stare attenti: «Ciascuno non approfitti della propria posizione e del proprio ruolo per mortificare l'altro. La misericordia è accettare che l'altro possa avere anche i suoi limiti. Anche in questo caso è giusto ammettere che persone e istituzioni, proprio perché sono umane, sono anche limitate. Una Chiesa pura per i puri è solo la riproposizione dell'eresia catara». Ha poi ricordato il dramma della guerra dal quale si esce solo con il perdono. Non basta infatti che le armi si fermino, ma occorre qualcosa di più profondo- E le religioni possono fare tanto soprattutto ricordando che Dio non può essere usato per giustificare i conflitti.

Più tardi, nel fare gli auguri ai dipendenti vaticani il Papa li ha ringraziati per la pazienza. Ha poi voluto sottolineare la dignità del lavoro e la gratitudine che dobbiamo a Dio er aver superato la fase critica della pandemia A tutti ha augurato di riuscire a essere sereni come Maria e Giuseppe che, nonostante le doglie di Maria e la situazione precaria in cui Gesù è nato, hanno saputo mantenere quest’atteggiamento del cuore che si affida a Dio. A tutti ha chiesto poi di evitare di sparlare degli altri e di essere quegli artigiani di pace che seminano concordia nella vita di tutti i giorni.

 
 
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