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Attraverso l’Italia, contro la tratta

23/05/2014  L’iniziativa quest’anno coinvolge 17 regioni italiane e tre Stati stranieri: Serbia, Francia e Malta. Iniziata ad aprile si concluderà il prossimo novembre. Migliaia di chilometri e decine di incontri per denunciare la tratta di esseri umani e lo sfruttamento, il tema di quest’anno.

L’edizione 2014 della Carovana nazionale antimafie coinvolge 17 regioni italiane e tre Stati stranieri: Serbia, Francia e Malta. Da aprile a novembre decine di incontri che permetteranno di proseguire il lavoro di sensibilizzazione sulle tematiche della legalità e della giustizia sociale, iniziato con la prima Carovana del 1994.

Un’esperienza nata da una idea dell'Arci Sicilia che, fin dal primo anno, si proponeva di portare solidarietà a coloro che in prima fila operavano per portare legalità democratica, giustizia e opportunità di crescita sociale nel proprio territorio, di coinvolgere le persone per tenere alta l'attenzione sul fenomeno mafioso, di promuovere impegno sociale e progetti concreti.

La Carovana si mette in viaggio e percorre migliaia di chilometri per animare il territorio e porre l’accento su questioni che si legano a quelle della democrazia, della legalità, della lotta alle mafie, come uno strumento di contaminazione che permetta di sperimentare nuove forme di partecipazione, favorire dinamiche di coesione sociale e di produzione di beni relazionali. Per questo i momenti salienti della Carovana sono proprio i passaggi del testimone da tappa a tappa, rappresentati fisicamente dall’arrivo e dalla partenza dei furgoni di Carovana con a bordo i carovanieri, ovvero i “narratori” ufficiali del lavoro di antimafia sociale, coloro che quotidianamente – attraverso gli incontri con i parenti delle vittime di mafia, partecipando ai campi della legalità sui beni confiscati, elaborando modalità e strumenti nuovi di lotta alle mafie – arricchiscono e si spendono sui propri territori.

Dopo l’appello a “Fare società” (2012) e l’invito a capire e a fare (“Se sai contare, inizia a camminare”, 2013), la Carovana quest’anno ha come filo rosso quello della lotta alla tratta degli esseri umani. Complice un progetto europeo (CARTT) che correrà parallelamente alla Carovana italiana: quest’anno nelle oltre 70 tappe si parlerà dei “nuovi schiavi”. Con un occhio a coloro che non hanno diritti, lacerati dalle logiche per cui il profitto conta più dell’essere umano. Ciascuna tappa sarà occasione per condividere idee, informazioni, approfondimenti sui temi affrontati, saldare le esigenze e le proposte dei territori con quelle elaborate nazionalmente, organizzare momenti pubblici di confronto, dare evidenza alle buone pratiche diffuse in tante parti di Italia.

Spesso sui termini tratta e sfruttamento non esiste ancora un livello di consapevolezza elevato anche da parte delle istituzioni. La tratta è tutelata internazionalmente dal 2000 da uno dei tre Protocolli addizionali alla Convenzione delle Nazioni Unite contro il crimine transnazionale che definisce la tratta come “il reclutamento, il trasporto, il trasferimento, l’ospitare o l’accogliere persone, tramite l’impiego o la minaccia di impiego della forza o di altre forme di coercizione, di rapimento, frode, inganno, abuso di potere o di una posizione di vulnerabilità, dando oppure ricevendo somme di denaro o benefici al fine di ottenere il consenso di un soggetto che ha il controllo su un’altra persona, per fini di sfruttamento”.

Lo sfruttamento è invece inteso come riguardante soprattutto la prostituzione o altre forme di sfruttamento sessuale, lavoro o servizi forzati, la schiavitù o pratiche analoghe alla schiavitù, l’asservimento o l’espianto di organi.

Un fenomeno ancora sommerso che però, già nei numeri, indica quanto sia radicato nella società. Si tratta di una attività redditizia che vale 25 miliardi. È questo il profitto, in euro, che annualmente proviene dalla tratta di esseri umani nei paesi dell’Unione Europea. Nel 2013 ha coinvolto 270 mila persone vittime di sfruttamento sessuale, in maggioranza donne.

In Italia il caporalato, secondo i dati del rapporto "Agromafie e Caporalato" a cura dell'osservatorio Palcido Rizzotto, coinvolge il 43% di lavoratori dipendenti. Il costo del caporalato grava sulle casse dello Stato in termini di evasione contributiva (cifra calcolata sulla media di 70 giornate lavorate l'anno), in un contesto dove l’economia sommersa nel settore agricolo sottrae un flusso di denaro all’economia legale superiore a 9 miliardi di euro l’anno (con un danno erariale altissimo). Oltre 400 mila sono i potenziali lavoratori in agricoltura che rischiano di confrontarsi ogni giorno con il caporalato, per loro unico strumento per entrare nel mercato del lavoro (seppur nero).

L’80’% è costituito da manodopera straniera. Oltre il 62% dei lavoratori stranieri impegnati in stagionalità agricole  non ha accesso ai servizi igienici essenziali. Più del  500% è il tasso percentuale di reddito sottratto, rispetto alla retribuzione prevista dai contratti nazionali e provinciali di settore, dai caporali ai lavoratori. I lavoratori, dunque, percepiscono mediamente un salario giornaliero che si attesta tra i 25 euro e i 30 euro, per una media di 10-12 ore di lavoro.

I caporali, però, impongono anche le proprie tasse giornaliere ai lavoratori: 5 euro per il trasporto, 3,5 euro per il panino e 1,5 euro per ogni bottiglia d'acqua consumata. In alcuni casi fanno pagare anche il fitto degli alloggi fatiscenti.

Il fenomeno della tratta e dello sfruttamento riguarda poi le badanti e le collaboratrici domestiche. Il numero delle sole badanti straniere in Italia (secondo la stima 2013 del Censis), che comprende sia coloro che lavorano in posizione regolare che irregolare e che costituisce il 90% del totale, è di  747.000 lavoratrici. Sempre secondo le stesse stime circa il 40% delle assistenti familiari presenti in Italia lavorerebbe con un regolare contratto di lavoro, mentre il 36% pur essendo regolarmente presente nel nostro Paese lavora in nero e il 26% lavora e risiede irregolarmente in Italia.

Sommando alle badanti anche collaboratrici e collaboratori domestici, si ha un incremento del 53% negli ultimi 12 anni. In Italia si è passati da poco più di 1 milione di persone impiegate nel settore nel 2001 a 1 milione e 655 mila nel 2012. Come vengono puniti nel nostro Paese la tratta e lo sfruttamento?  Il fenomeno degli arresti e delle denunce inizia ad avere numeri significativi.

Nel 2013 la riduzione in schiavitù (ex art. 600 del codice penale) ha riguardato 252 persone; la tratta di esseri umani (ex art 601 c.p.) ha determinato la denuncia di 92 persone; l'acquisto e alienazione di schiavi (ex art. 602) 8 denunce. Per quanto riguarda il fenomeno del caporalato (ex 603bis), dall’approvazione della norma (settembre 2011) fino alla fine del 2013 sono state 355 le persone arrestate e/o denunciate per il reato di “caporalato”, numeri che dimostrano una sensibilità crescente da parte degli organismi giudiziari essendo una norma estremamente “giovane”. Per la precisione: 11 nel 2011 (da settembre a dicembre), 63 nel 2012 e 281 nel solo 2013. (Fonte: Agromafie e Caporalato – secondo rapporto).

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Migliaia di chilometri contro la mafia e la tratta
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