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mercoledì 20 ottobre 2021
 
Emergenza
 

Aumentano i maltrattamenti sui bambini a causa della pandemia

05/05/2021  Dal Cesvi arriva dell’Indice regionale sul maltrattamento all'infanzia in Italia: a causa del Covid, nelle famiglie più fragili è cresciuta in modo preoccupante la conflittualità, la violenza contro le donne e la violenza assistita e subita dai minori soprattutto nelle Regioni del Sud. L'sms solidale per sostenere le Case del sorriso

Dopo un anno di pandemia è innegabile che il «trauma collettivo da Covid-19» abbia creato un reale impatto sulla salute mentale collettiva. A pagarne il prezzo più alto sono stati i più fragili, a cominciare da bambini/e e adolescenti che, a causa di un maggiore componente stressogena all’’interno del proprio nucleo familiare, sono esposti a maggiore rischio di maltrattamento. 

È questo il quadro allarmante che emerge dalla IV edizione dell’Indice regionale sul maltrattamento all'infanzia in Italia curato da Fondazione Cesvi: in una situazione di sofferenza generalizzata, la futura generazione è messa gravemente a rischio ed è necessario adottare, quanto prima, un intervento multidimensionale di medio e lungo termine per le politiche di prevenzione e contrasto al maltrattamento, oltre a quelle di cura della salute mentale per evitare che il trauma da Covid-19 accresca il fenomeno.

L’Indice – redatto dalle ricercatrici Giovanna Badalassi e Federica Gentile – analizza la vulnerabilità al maltrattamento dei bambini nelle singole regioni italiane, attraverso l’analisi dei fattori di rischio presenti sul territorio e della capacità delle amministrazioni locali di prevenire e contrastare il fenomeno tramite i servizi offerti. Il risultato è una graduatoria basata su 64 indicatori classificati rispetto a sei diverse capacità che rappresentano la struttura portante dell’Indice: capacità di cura di sé e degli altri, di vivere una vita sana, di vivere una vita sicura, di acquisire conoscenza e sapere, di lavorare e di accesso a risorse e servizi. 

Dalla ricerca emerge l'opinione condivisa sull’esistenza di uno specifico «trauma collettivo da Covid-19» che ha agito da detonatore di disagio grave, in special modo tra le persone e le famiglie già fragili o con traumi pregressi. Nelle famiglie più fragili è infatti aumentata in modo preoccupante la conflittualità, la violenza contro le donne e la violenza assistita e subita dai minori. Se si considera che la casa rappresenta il luogo più pericoloso (tra il 60/70% dei bambini/e tra i 2 e i 14 anni di età ha vissuto episodi di violenza emotiva da parte dei propri caregiver) è facile intuire come i periodi di lockdown abbiano costituito una aggravante della problematicità. Nell’ultimo anno abbiamo assistito anche a un forte stress negativo sullo stato di salute mentale di genitori e bambini/e legato a fattori quali la paura di ammalarsi, i minori contatti sociali, le preoccupazioni economiche e l’insegnamento online, contribuendo all’aumento del burnout genitoriale , situazione in cui è stato dimostrato essere più probabile che i bambini e le bambine vengano maltrattati anche in presenza di fattori protettivi quali, ad esempio, il livello di reddito o di istruzione, dal momento che si tratta di un fenomeno che colpisce potenzialmente tutti i tipi di famiglie. 
Il 43% degli italiani  e delle italiane, inoltre, ha riportato un peggioramento della salute mentale nell’ultimo anno. Il Covid-19 rappresenta, dunque, un potente fattore di rischio per il maltrattamento all’infanzia: un quadro tanto più preoccupante se si considera che il fenomeno emergerà in tutta la sua portata solo quando la pandemia sarà conclusa.
Ad aggravare il quadro complessivo della situazione di bambini e adolescenti in Italia, il dato riportato dall’Indice che riguarda l’impatto del Covid-19 sulla loro salute mentale: in generale c’è stato un aumento nelle richieste di aiuto psicologico per bambini/e e ragazzi/e e si è registrato un aumento dei tentativi di suicidio di ragazzi/e, specie durante la seconda ondata della pandemia: dall’ottobre del 2020 fino ad oggi sono aumentati del 30% i tentativi di autolesionismo e di suicidio da parte degli adolescenti . 
Già da oggi è quindi evidente l'urgenza di un intervento sul sistema dei servizi alla famiglia e ai minori: «Le istituzioni devono agire subito. Dopo anni di mancati investimenti, il nostro Paese si è presentato chiaramente impreparato alla prova della pandemia. È dunque indispensabile un rafforzamento dei servizi territoriali per renderli all'altezza della sfida che ci attende. Il rischio di maltrattamento per i nostri bambini e le nostre bambine crescerà in modo esponenziale e con esso il bisogno di cure mentali. È arrivato il tempo della cura e non possiamo più permetterci di essere indifferenti a questo tema», commenta Gloria Zavatta, Presidente di Fondazione Cesvi. «Per fornire una risposta concreta a questa vera emergenza sociale Fondazione Cesvi si è attivata per rinforzare i propri interventi – prosegue Zavatta – Va anche ricordato che il fenomeno è ampiamente sottostimato: per ogni caso denunciato ce ne sono nove sommersi» . 
«Sono molto grata alla Fondazione Cesvi per il suo Rapporto, che anche quest'anno fa emergere e restituisce alla coscienza pubblica lo stato, per lo più taciuto e nascosto, del maltrattamento dell'infanzia – ha rimarcato Elena Bonetti, Ministra per le Pari Opportunità e la Famiglia - La lettura che ne risulta porta ad emersione il costo pagato al protrarsi della crisi pandemica in termini di salute mentale collettiva, ma ha anche il merito di far luce sulla quantità di situazioni ancora sconosciute a causa dell'indisponibilità di dati che le descrivano adeguatamente. In questi mesi, bambini e adolescenti hanno vissuto su di sé ferite profondissime, che dobbiamo poter vedere e conoscere con chiarezza per averne cura. Questo ci porta a rimarcare la fondamentale importanza di rendere misurabili i fenomeni come primo, fondamentale passo per costruire strategie di medio e lungo periodo che siano efficaci nel prevenire e contrastare maltrattamenti e violenze. Sul fronte della raccolta dei dati è urgente cooperare a tutti livelli istituzionali: è proprio nella capacità di cooperare che ci sfida questo tempo, che è tanto più duro da affrontare per chi è più fragile, solo, indifeso».
 

IL QUADRO NAZIONALE. L’edizione di quest’anno dell’Indice regionale sul maltrattamento all’infanzia in Italia evidenzia, infatti, importanti criticità. Dallo studio emerge l’immagine di un’Italia a due velocità: al Sud il rischio legato al maltrattamento è più alto e l’offerta di servizi sul territorio è generalmente carente o di basso livello. Le otto regioni del nord Italia sono tutte al di sopra della media nazionale, mentre nel Mezzogiorno si riscontra un’elevata criticità: le ultime quattro posizioni dell’Indice sono occupate da Campania (20°) Sicilia (19°), Calabria (18°) e Puglia (17°). La regione con maggior capacità di fronteggiare il fenomeno del maltrattamento all’infanzia è il Trentino-Alto Adige che quest’anno per la prima volta supera l’Emilia-Romagna, grazie ad un netto distacco dalla media nazionale rispetto ai fattori di rischio. L’Emilia-Romagna, pur confermandosi la regione con il sistema più impegnato nella prevenzione e cura del maltrattamento all’infanzia, perde la prima posizione dopo tre anni sul podio, a causa di un peggioramento dei fattori di rischio. Seguono Friuli-Venezia Giulia (3°), Veneto (4°) e Umbria (5°). 
Quest’anno, nessuna regione nel cluster delle regioni “reattive”, ovvero che rispondono alle elevate criticità nei fattori di rischio con servizi al di sopra della media nazionale: la Sardegna è arretrata sulla media nazionale per i servizi, mentre l’Umbria ha registrato un miglioramento nei fattori di rischio che l’ha collocata al di sopra della media nazionale. Tra le regioni “virtuose” – con bassi fattori di rischio e un buon livello di servizi sul territorio – oltre all’Umbria, troviamo sei delle sette regioni della precedente edizione dell’Indice (Trentino-Alto Adige, Friuli-Venezia Giulia, Emilia-Romagna, Veneto, Liguria, Toscana) insieme alla Valle d’Aosta e al Piemonte. Tra le regioni “stabili” si trova solo la Lombardia.
Fondazione Cesvi ha incrementato i suoi interventi progettuali anche in Italia per fornire una risposta concreta all’infanzia maltrattata e a rischio maltrattamento con progettualità che mutuano l’esperienza maturata in 35 anni di interventi all’estero attraverso la metodologia sviluppata nelle CASE DEL SORRISO, luogo di cura per bambini/e e adolescenti vittime di maltrattamento.
Per sostenere i progetti legati all'infanzia a rischio, la Fondazione Cesvi ha lanciato la campagna sms solidale "Quando sarò grande”, attiva dal 2 al 22 maggio. Per aiutare i bambini a vivere un'infanzia serena e a diventare gli adulti che sognano di essere, basta inviare un sms o chiamare da rete fissa al numero solidale 45580.

 
 
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