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venerdì 22 novembre 2019
 
Asia
 

Aung San Suu Kyi, e la Birmania volta pagina

12/11/2015  La vittoria elettorale del premio Nobel per la Pace apre nuove prospettive per l'intero continente. Dallo slogan "Il tempo del cambiamento" alla costruzione di una vera democrazia.

Albertina Soliani (a sinistra) e Sandra Zampa con Aung San Suu Kyi.
Albertina Soliani (a sinistra) e Sandra Zampa con Aung San Suu Kyi.

Quando abbiamo incontrato per la prima volta Aung San Suu Kyi, il 28 febbraio 2013, nel suo ufficio parlamentare a Naypyidaw, ci ha parlato con determinazione del cambiamento necessario nel suo Paese. Un cambiamento politico, dopo decenni di dittatura, di impoverimento, di isolamento dal mondo. Con le elezioni politiche dell’8 novembre quel cambiamento è stato sancito dal voto del popolo, in fila pacifica e sorridente ai seggi elettorali fin dall’alba di quella storica giornata. Lo slogan della sua campagna elettorale è stato: “Il tempo del cambiamento”. Ci parlò del cambiamento della Costituzione per un’autentica democrazia. Sentiva che sarebbe toccata a lei la guida della Birmania, ma la Costituzione voluta dai militari ancora glielo vieta.

Adesso tutto è possibile. Forte del voto del suo popolo, è Aung San Suu Kyi che condurrà la politica birmana già da questi giorni. Ha già chiesto al capo del governo uscente Thein Sein, al Presidente del Parlamento Shwe Mann, al Capo dell’esercito Min Aung Hlaing di incontrarsi con lei nell’interesse della riconciliazione nazionale, convinta che una tale transizione “è importante per la dignità nazionale e la serenità mentale di tutti”.

Nel suo primo discorso dopo il voto Aung San Suu Kyi ha chiesto coraggio a chi aveva perso e umiltà ai vincitori. Noi seguiamo Aung San Suu Kyi da molti anni, siamo state accanto a lei e al suo popolo sostenendoli dall’Italia con l’azione parlamentare attraverso l’Associazione Amici della Birmania. Ciò che è avvenuto domenica ha unito indissolubilmente in un unico destino un popolo, una leader, la democrazia. Dopo decenni di sofferenze, lutti, oppressione una nuova Birmania entra nel mondo. Da quella lunga sofferenza è scaturita la forza di un’azione politica non violenta che ha retto l’urto della violenza del regime e l’ ha sconfitta con la potenza della gentilezza e della fiducia nella pace. C’è qualcosa che richiama la profezia in questo passaggio storico della Birmania. La terra promessa della democrazia dopo un lungo esodo, la testimonianza di persone come Aung San Suu Kyi che hanno pagato prezzi altissimi avendo scelto il bene del loro popolo.

Ha detto il Cardinale di Yangon Mons. Charles Bo alla vigilia del voto: “Il voto è un pellegrinaggio di speranza. Tutti noi intraprendiamo questo pellegrinaggio. Il nostro destino è nelle urne. Il diritto al voto è sacro”. Ciò che è accaduto l’8 novembre è stato l’esito di una lunga e profonda gestazione. Ora la Birmania vive il tempo della democrazia, molti saranno i problemi da affrontare ma Aung San Suu Kyi  ha dimostrato nel passato di saper affrontare tutti i problemi che le venivano incontro.

Ha una grande forza interiore, la sua è la rivoluzione dello spirito. Oggi la Birmania apre una nuova strada in tutta l’Asia e parla al mondo intero. Noi continueremo ad essere accanto ad Aung San Suu Kyi. L’Italia e L’Europa possono essere interlocutori molto importanti. La Birmania si è messa al passo con la storia, lo ha fatto con gioia e speranza.

Dobbiamo farlo anche noi.                                                                                                                         

Sandra Zampa, Presidente Associazione Parlamentare Amici della Birmania

Albertina Soliani, già Presidente Associazione Parlamentare Amici della Birmania

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