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martedì 24 maggio 2022
 
 

F1, non cambia nulla: la Rossa insegue

26/03/2011  Nel nuovo Mondiale delle tante novità tecniche, la prima "pole" in Australia lascia una sorpresa amara: la Ferrari a un secondo e mezzo dalla Red Bull. Insomma, inizia come era finita.

La seconda giornata delle prove del Gran Premio di Melbourne ha “scritto” la pole-position per la gara , domani, di apertura della stagione di Formula 1, il Gran Premio d’Australia. Come strapreannunciato dai test invernali, nonché dalla seconda parte della prima giornata di prove, venerdì, comanda sin troppo Sebastian Vettel, tedesco campione mondiale uscente, con la sua Red Bull. Di fianco a lui oggi in prima fila, relativa sorpresa, il britannico Lewis Hamilton sulla molto rediviva McLaren. Seconda fila con l’australiano Ma (compagno in Red Bull e ma rivale conclamato di Vettel), affiancato dall’altro britannico Jenson Button, su McLaren pure lui. Poi lo spagnolo Ferdinando Alonso, qui per conto della Ferrari e di tutti noi (Massa è appena ottavo). Ma sono distacchi severi.

A questo punto possiamo introdurre la stagione, al via domenica quando da noi è primo mattino, segnalando qualcosa di particolare, se non altro di nuovo. Era infatti dal 1970 che la Formula 1 – primo GP appunto domenica in Australia, ce ne saranno altri diciotto sino al 27 novembre in Brasile, con l’incognita del 9 ottobre in Giappone - non vedeva al via del suo campionato mondiale ben cinque campioni iridati su venticinque concorrenti. Interpretazione libera della cosa: bella, brutta, innocua, normale, assurda, entusiasmante. A piacere.

     E a dispiacere di noi italiani per l’assenza di un nostro pilota.  Ci sono infatti il tedesco Sebastian Vettel (24 anni, Red Bull) campione uscente, il britannico Jenson Button (31 anni, McLaren) vittorioso nel 2009,  il britannico Lewis Hamilton (26 anni, McLaren, primo nel 2008), lo spagnolo Fernando Alonso (29 anni, Ferrari, il titolo nel 2005 e 2006 con la Renault), il tedesco Michael Schumacher (42 anni, Mercedes, i successi nel 1994 e 1995 sulla Benetton, dal 2000 al 2004 sulla Ferrari). Manca il campione del 2007: il finlandese “ghiaccio secco” Kimi Raikkonen, Ferrari, 32 anni, si è dato al ralllysmo, senza rimpianti né suoi né della F1. 

  

  Nuove gomme e ala mobile

  L’anno scorso la Ferrari buttò via il titolo ormai di Alonso sbagliando gomme, fallendo un “calcio di rigore” a un pit-stop. Quest’anno la Pirelli, nuova o meglio rediviva fornitrice unica degli pneumatici, propone gomme in genere più molli di quelle del recente passato. Possibili anche quattro fermate in un gran premio, specie se in un giorno caldo. Possibili altri errori. Sicuro tanto teatrino in più: le stesse gomme si degradano in fretta, prevedibilissimi  molti cali quasi improvvisi, molti sorpassi inattesi. Quel teatrino che Bernie Ecclestone, il padrone del circus, vorrebbe ulteriormente arricchire, enfatizzare, drammatizzare, per esempio con cadute di pioggia artificiale. 

    C’è ressa di personaggi, ci sarà rissa di tecniche e tattiche e strategie, c’è mistero su assetti nuovi, c’è la grande novità dell’ala mobile, che opera sull’alettone posteriore e permette incrementi di velocità, ma che riguarda tutti e comunque può essere usata soltanto per il sorpasso (non dunque per difendersi da chi vuole sorpassare) e nella parte finale del rettilineo più lungo del circuito e non quando piove. C’è il kers riveduto e (s)corretto. C’è attesa per controlli e sanzioni e proteste e agguati.  Ci sono insomma ingredienti sempre più speciali, e se si vuole anche più speziati.

     Speziatissima è la rivalità fra Red Bull e Ferrari, dopo il colpo di scena finale l’anno scorso negli Emirati, titolo vinto-titolo perso, tra Alonso e Vettel pronti subito a mostrarsi i più bravi, tra “cavallini” e “bibitari”, gente antica dei motori nobili e gloriosi e gente nuova delle ricche bevande energetiche. C’è la quasi certezza che qualcuno bara, approfittando anche della vaghezza di lunghi regolamenti che sono tutti da decriptare, c’è la certezza persin meno “quasi” che questo qualcuno non verrà scoperto. C’è la paura che la stagione 2011 sia la fotocopia noiosetta di quella 2010, c’è la speranza che, fra tanti giovani incompiuti (Hamilton e Button sembravano i capifila di questa piccola tribù, ma adesso arieccoli), fra i   i “minori” che ballano una sola estate, davvero esca fuori il campione epocale, come fu Schumacher.

    

     Grande attesa per la Ferrari

     Naturalmente fra noi italiani c’è l’attesa amorosa per la Ferrari, che però sembra in ritardo rispetto alla Red Bull (qualcuno di noi forse vuole più bene a Massa iellato più che ad Alonso baciato dagli dei).  Ma soprattutto c’è la constatazione che l’uomo conta ogni anno di meno rispetto alla macchina: è cosa detta e ridetta, Enzo Ferrari addirittura odiava i suoi stessi piloti che strapazzavano le sue macchine. Comunque il progresso premia i congegni, ma intanto con essi gratifica gli umani.

     Forse è per questo che un po’ tutti si tende a credere che sia fondata l’eventualità di un miracolo intitolato ad un vecchio pilota tanto grande quanto antipatico, che è tornato malamente nel 2010 inseguendo se stesso e il sogno di Faust, che ha fatto godere tanti quando ha vinto e soprattutto quando ha perso, per chissà quali alchimie sentimentali. Massì, proprio Michael Schumacher, i 42 anni compiuti il 3 gennaio scorso, tedesco della stratedesca Mercedes, che viene ipotizzato come possibile uomo nuovo, autore di un mix felice tra auto sofisticata e pilota esperto, anche se il più focoso suo avversario è proprio al suo fianco (la Mercedes come scuderia non vince in F1 da cinquantasei anni…), si chiama Niko Rosberg, mezzo tedesco mezzo finlandese tutto anti-Schumi. 

     Difficile tifare, nei del Bel Paese della Ferrari, per Schumacher tedesco presuntuoso miliardario che, tornando al successo per conto della Mercedes comunque colpirebbe anche Maranello, ma, se gli riuscisse questo cosmico scherzaccio da Amici miei al sofisticato mondo dei motori, Michael ce la farebbe, infine, ad essere davvero compiutamente uno dei “nostri”, ben più di quando, vincendo e vincendo con la Ferrari, spalmava su tutto e tutti classe tanto grande quanto àlgida e sorrisetti tanto leggeri quanto ironici.

 
 
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